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Italia dreaming

pubblicato in data 11 Feb 2012 | Scarica in PDF | Stampa |
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Alcune sere fa ho avuto modo di riguardare in vhs una vecchia commedia italiana girata negli Stati Uniti agli inizi degli anni novanta ed intitolata California Dreaming, in cui i vari personaggi, interpretati da noti attori italiani, organizzavano un viaggio coast to coast per visitare, scoprire e conoscere la cultura e la movida americana. Inutile aggiungere che la meta finale doveva essere la tanto desiderata California, lo stato che per eccellenza  allora incarnava tutti i sogni ed aspettative di libertà, divertimento, appagamento e spensieratezza di vita. Sono passati ormai quasi 20 anni da quella pellicola, direi che oggi dovrebbero proporre un remake intitolandolo California Nightmare. Di certo lo stato amministrato da Sforzrnegger oggi ha ben poco di paradisiaco o difficilmente ti permette di vivere in un’atmosfera da sogno, senza pensieri, proiettati alla continua ricerca del divertimento che nel film in questione si percepisce.
Tristemente anche noi italiani abbiamo intrapreso la strada del cambiamento e della mutazione, in poco meno di un decennio di Bel Paese rimarrà ancora veramente poco di caratteristico: e questo rappresenta ciò di cui oggi bisogna essere pienamente consapevoli al fine di pianificare la propria vita ed il proprio futuro professionale o imprenditoriale. Non si tratta solo delle riforme strutturali messe in atto dal Governo Monti (per le quali si sta generando notevole tensione e conflittualità sociale), ma anche per la metamorfosi indotta che caratterizzerà il paese e contraddistinguerà le quattro diverse risorse sociali: rispettivamente, imprenditori, lavoratori, risparmiatori e studenti. Cerchiamo pertanto di analizzarle in sequenza: il mondo della piccola e media impresa (l’industria sta delocalizzando o si sta internazionalizzando quindi il tutto non la riguarda) andrà incontro prima ad un processo di rarefazione e successivamente di bipolarizzazione.
Questo significa che entro dieci anni in Italia scompariranno circa un quinto, se non oltre un quarto delle attuali partite iva, per l’alterarsi degli equilibri economici canonici del pianeta (concorrenza di prodotti e imprese di nuove aree continentali). A quel punto chi sarà rimastoà sul mercato sarà schiacciato o verso nicchie di eccellenza (il top di gamma) o verso produzioni massificate prive di valore aggiunto con prodotti poveri e anonimi: in buona sostanza scomparirà tutto quello che prima vi era in mezzo. Tanto per fare un esempio il mercato della calzatura sportiva sarà costituito o daridondanti brand costosi oppure da marchi commerciali insignificanti di bassa qualità e dal costo contenuto. Inutile soffermarsi sulla moria di piccole aziende che scompariranno, si salverà chi punterà sula ricapitalizzazione attraverso partner esterni apportatori di nuovo capitale di rischio, abbandonando il plurimo indebitamento a breve con gli istituti di credito.
I lavoratori andranno invece incontro ad un lento e progressivo processo di americanizzazione, per cui se vali sei tutelato e ben pagato, mentre se sei un numero come tanti, non sei una risorsa strategica. Su questo punto gli italiani non sono ancora preparati psicologicamente: inutile fare commenti sull’escalation di conflittualità sociale attesa per i prossimi anni. Il vecchio modello basato su  lavoro sicuro, casa di proprietà e famiglia protetta potete sognarvelo: da cui il titolo di questo redazionale. Gli studenti invece dovranno puntare sulla jobsizzazione, termine che mi sono permesso di coniare visto il messaggio che ha veicolato il fondatore della Apple, Steve Jobs appunto, durante i suoi ultimi anni di vita. Per farla breve una parte della old economy sta morendo e con essa tanti posti di lavoro ormai obsoleti, i quali però vengono sostituiti con tantissime nuove professioni e opportunità occupazionali della new economy. Ad oggi non è detto che un percorso di formazione scolastica ed accademica canonico e tradizionale sia la buona ricetta per un inserimento nel mondo del lavoro. Per molti il futuro sarà rappresentato dalla Street University e non dalla Bocconi o dalla Stanford University..
Infine i risparmiatori italiani abituati per decenni a vivere sognando la serenità grazie ad investimenti un tempo “safe heaven” come il mattone o i titoli di stato. Anche per loro arriverà l’età degli incubi non potendo più puntare sulla certezza ma dovendo investire in volatilità, rischio e solvibilità (come avviene negli altri paesi). Il migliore investimento a riguardo che dovranno fare sarà quello in cultura finanziaria se non vorranno testare le gioie della sodomizzazione finanziaria. Non avrà più senso pertanto con un mercato del lavoro volatile e dinamico investire tutte le proprie risorse solo sulla prima casa in quanto oggi lavorerete a Roma e nei prossimi anni a Milano o peggio all’estero. Chi non si focalizzerà su questo, riprendendo a risparmiare per costruirsi un proprio capitale messo a rendita, vivrà da vecchio pensionato in uno stato di notevole insicurezza economica. Nel prossimo redazionale vedrò comunque di concentrarmi sull’ultima fascia sociale che pagherà maggiormente quanto sta accadendo, quella dei pensionati: ed è proprio per loro che sarà Italia Dreaming.

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