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UNA NUOVA BRETTON WOODS

pubblicato in data 2 Feb 2017 | Scarica in PDF | Stampa |
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L’ultima volta che si è sentito parlare istituzionalmente un capo di governo della necessità di creare un nuovo ordine mondiale risale agli inizi del Novembre 2008. Si trattava allora di Gordon Brown, il primo ministro inglese dell’epoca, il quale durante un summit di emergenza del G20 a Washington ammonì il mondo e le comunità internazionali della esigenza di istituire un nuovo ordine mondiale per contrastare e gestire la più grande crisi finanziaria del pianeta dopo la Grande Depressione. Il messaggio sintetizzato all’estremo parlava di una truly global society ossia una società veramente globale in cui Stati Uniti, Regno Unito ed Unione Europea l’avrebbero guidata ed ispirata come principali leaders. Allora la Cina rappresentava una potenza in piena espansione, preoccupava ma non minacciava ancora, anzi proprio i cinesi con i loro investimenti finanziari aiutarono proprio le massacrate economie occidentali in piena crisi di identità oltre che di liquidità. Proprio in quella occasione Gordon Brown parlò di una nuova Bretton Woods, necessaria per la creazione di nuove istituzioni finanziarie sovranazionali che si comportassero come watch dogs (cani da guardia) internazionali avendo come finalità principale la stabilità e coesione finanziaria di tutto il mercato mondiale. Bretton Woods è una piccola cittadina del New Hampshire (USA) dove nel 1944, mentre la II Guerra Mondiale era ancora in corso, vennero stabilite le regole delle relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo.

Soprattutto si concepirono il FMI e la Banca Mondiale per la Ricostruzione e Sviluppo, gettando al tempo stesso anche le basi per il GATT (General Agreement on Tariff and Trade) istituito ufficialmente tre anni dopo. Quest’ultimo molto importante in quanto nei decenni successivi si sarebbe trasformato nel tanto odiato WTO. Oltre alle due colonne sovranazionali, FMI e World Bank, venne ideato anche il sistema di politica monetaria che durò per ben venticinque anni ovvero il gold exchange standard (volgarmente conosciuto come la convertibilità aurea del dollaro). In economia si apprende spesso che la storia tende a ripetersi. Tuttavia quello che solennemente era stato concepito come immutabile e indissolubile con il tempo si è visto non essere proprio così. Si è trattato solo di aspettare. Soprattutto per il gold standard che rappresentava all’epoca la dorsale monetaria per tutto il mondo capitalista. Storicamente ti insegnano che il Gold Standard collassò a fronte delle istanze di conversione aurea che la Francia fece durante il 1971 vedendo come la Guerra in Vietnam stesse scappando di mano agli Stati Uniti e pertanto in via prudenziale il governo francese preferiva avere il corrispettivo in oro piuttosto che i biglietti verdi. Un altra lettura più accademica enfatizza invece come Francia e Germania avessero sollevato numerose contestazioni al Governo di Washington circa l’impossibilità di controllare la quantità di moneta che gli Stati Uniti emettevano all’epoca. Sostanzialmente inflazionando tutto il resto del mondo a loro proprio vantaggio.

Analizzando quanto sta accadendo da inizio 2017 soprattutto con l’insediamento di Trump alla Casa Bianca possiamo dire che siamo innanzi alla creazione o disposizione di un nuovo ordine mondiale. Quanto ha regolato la vita delle principali entità sovranazionali sembra destinato presto a terminare. La stampa internazionale ha ostracizzato il nuovo G2 che si è venuto a formare semplicemente dando tempo al tempo, quello tra USA e UK, proprio come più di trent’anni fa queste due nazioni diedero vita al modello di sviluppo economico che influenzò il mondo intero ossia il modello thatcheriano-reaganiano ispirato al liberismo di Milton Friedman. Proprio come allora oggi si vuole vedere la medesima analogia: Trump sta alla May proprio come Reagan stava alla Thatcher. Solo che invece di combattere il comunismo e la mano dello Stato sull’economia, oggi si combatte uniti contro l’immigrazione incontrollata e l’economia senza regole ossia l’esatto opposto. Capite quanto importante è questo momento a livello storico, semplicemente ascoltando qualsiasi talk show televisivo, in particolar modo in Italia. Stando ai mass media observers questi due nuovi primi ministri ci stanno riportando indietro nel tempo, stanno rispolverando politiche economiche del passato, stanno attuando scelte illiberali e addirittura illegali stando all’opinione di un noto giornalista italiano spesso commentatore dei principali fatti di cronaca della politica italiana.

Al fianco di queste sparate giornalistiche, si aggiungono invece moniti di una certa gravità istituzionale da parte di molteplici organismi sovranazionali come ad esempio: alla UE serve una bad bank da 1000 miliardi, la Cina minaccia gli USA di ritorsioni doganali, sino ad arrivare al conto alla rovescia che si dice sia ormai iniziato per la disintegrazione della moneta unica. Probabilmente l’esito delle elezioni presidenziali francesi detteranno gli accordi per una nuova Bretton Woods per tutte le istituzioni europee. In tal senso come europeo non nascondo più i miei timori e le mie paure soprattutto in ambito di riverbero finanziario: inutile far finta di niente e credere che ancora una volta si riuscirà a difendere l’indifendibile: oggi l’euro ha più probabilità di soccombere a breve che di rimanere in vita. Avvisi in tal senso stanno arrivando trasversalmente da tutte le direzioni. Bisogna pertanto essere preparati ed in assetto da guerra per affrontare la tempesta finanziaria che si delinea all’orizzonte. L’Italia, oltre a vivere di riflesso il tutto, sembra dovrà metabolizzare anche una ennesima operazione di rianimazione finanziaria: notate come stanno tornando di moda soluzioni fisiologiche un tempo impensabili durante l’oblio del Governo Renzi: patrimoniale e aumento dell’IVA saranno più che mai probabili durante il corso di quest’anno specie se subiremo l’impatto drammatico della Frexit (uscita della Francia dalla UE). Iniziate per questo a diversificare il vostro portafoglio anche sul fronte valutario, inserendo divise alternative e non sopravvalutate. Anche asset tangibili convenzionali a questo punto possono ritornare in auge, almeno quelli sappiamo che in qualche modo manterranno il loro potere d’acquisto.

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