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Sta arrivando

pubblicato in data 19 Lug 2012 | Scarica in PDF | Stampa |
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Durante il periodo estivo la mia attività di comunicazione mediatica dal vivo rallenta, complice anche l’interruzione temporale a cui è soggetto il mio tour itinerante in Italia, in compenso invece aumenta vistosamente l’attività di ricerca e studio grazie ad una maggior quantità di tempo disponibile associata ad una maggiore concentrazione professionale. Durante l’estate gran parte del mio tempo è dedicato ad interviste ed incontri professionali con colleghi e con imprenditori italiani ed esteri, con i quali nascono spesso non solo occasioni di confronto, ma anche momenti di approfondimento e proiezione sul futuro che verrà. Su questo fronte sto evidenziando ormai sempre più un allineamento e una simbiosi di pensiero uniforme tra categorie professionali ed imprenditoriali fra di loro variegate. Sta arrivando una depressione economica di portata storica. Questa potrebbe essere la frase con cui riassumere il quadro e la view di tutti, lasciando veramente poco spazio all’interpretazione o all’immaginazione. Spending review, fiscal compact, scudo antispread, austerity, default, downgrade, rating, total tax rate: saranno tutte terminologie riportate nei prossimi libri di storia, non solo economica.
Ricevo centinaia di email ogni settimana di imprenditori italiani che mi chiedono dove scappare con la loro famiglia o dove insediarsi con la loro azienda, preoccupati per il clima che loro stessi percepiscono giorno dopo giorno e stanchi del solito teatrino della politica italiana. Madri disperate in cerca di una risposta sensata e di conforto alla domanda “che cosa conviene che faccia studiare mio figlio”. Un paese come l’Italia non si risolleverà mai più se non si tamponeranno quanto prima queste emorragie di capitali e di imprenditori in fuga. Per citare Pansa, eravamo poveri e torneremo poveri. Ma molto più poveri di quello che immagina ogni italiano medio. Veramente il 2012 darà ragione ai Maya, quasi a dimostrare le tesi delle profezie auto avverantisi. Laconvergenza di più crisi sistemiche in uno stesso periodo storico fanno precludere al peggio: con la crisi del debito, prima delle famiglie e ora degli stati, adesso arriviamo alla crisi dei consumi in quasi tutta Europa e questo impatta profondamente sulle basi di solidità di paesi ormai troppo grandi per rallentare e pagarne il prezzo.
India e Brasile sentono già il fiato sul collo, per la Cina si parla ormai di hard landing (con implicazioni sociali devastanti), Canada e Australia risentono delle minori esportazioni di materie prime: il cerchio si chiude da solo. Se si ferma l’Europa, dopo tocca agli Usa e dopo via con il domino. Sta arrivando una grande depressione a livello mondiale, solo che stavolta gli organismi sovranazionali con tutta la loro potenza di fuoco poco potranno per risollevare le sorti dell’economia mondiale. La storia si ripete e a distanza di oltre ottant’anni vivremo i peggiori incubi per ognuno di noi. Bankitalia parla di fine della attuale recessione per il 2013. Chi vuole credere a queste proiezioni, si accomodi. Tutti i settori sono in profonda contrazione, dal turismo all’immobiliare, dal credito al consumo alla vendita di automobili: la lettura è semplice, non circola denaro, vi è timore per un peggioramento dello stile di vita, si limitano i consumi e le tasse assorbono troppe risorse per il volano economico complessivo.
Correndo il rischio di essere impopolare, mi sento in sintonia con chi invoca temporaneamente il congelamento della democrazia in questo momento di gravità economica (tanto il tutto sta già avvenendo informalmente): Italia, Spagna, Francia & Company, anche se sono protette sul piano finanziario (per adesso), stanno rischiando tantissimo sul piano sociale. Non sarà la concertazione dei partiti con il nuovo lifting facciale a mutare le sorti ed il futuro per questi paesi. Pensate che tra qualche mese in Italia si inizierà a parlare di Berlusconi 2.0 e Bersani 2.0 ! Come ho già ricordato solo un super ministro economico in Europa, libero di agire su ogni fronte, può realmente coordinare e sviluppare un piano di risanamento e rinascita per tutto il vecchio continente, istituendo le politiche e gli strumenti di difesa nei confronti dei suoi principali competitors odierni. Per l’Italia invece sto aspettando l’uomo dei tagli, il vero uomo dei tagli, colui il quale dichiarerà guerra a quella parte elitaria della popolazione (circa 3,5 milioni) che con i suoi privilegi e poteri sta condannando a una lenta morte per agonia fiscale la restante parte della popolazione.

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