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di Eugenio Benetazzo
Con il termine inglese bank runs si
identifica una richiesta contemporanea e massiva di
rimborso dei depositi presenti presso un determinato
istituto di credito. Le scene che abbiamo visto l'estate
scorsa innanzi alle filiali della Banca Northern Rock
rappresentano un tipico esempio di bank runs ovvero
traducendo letteralmente una corsa alla banca per
prelevare il contante ivi depositato. L'attuale
congiuntura che stanno vivendo i mercati finanziari del
pianeta (innanzi alla peggiore crisi economica dal
dopoguerra ad oggi, secondo Alan Greenspan) sollevano
non poche considerazioni e perplessità in merito ai
sistemi di tutela dei depositi attualmente in essere per
contrastare e gestire gli effetti di una crisi
strutturale dell'intero sistema creditizio. Consideriamo
a riguardo che alcune delle più grandi banche del mondo
(ed in teoria anche le più solide e sicure) sono state
recentemente in prossimità di un default finanziario,
prospettiva impensabile fino a cinque anni fa.
Tralasciando l'analisi macroeconomica
già trattata in altre occasioni, ritengo interessante
soffermarmi sui modi e tempi messi in essere dal nostro
paese nell'eventualità che si verifichi un caso Northern
Rock anche in Italia. A riguardo infatti il nostro paese
prevede per legge la presenza di un organismo di
garanzia che possa contribuire al mantenimento della
stabilità finanziaria evitando appunto comportamenti di
bank running, il nome di questo organismo viene
riportato solitamente sull'intestazione di ogni estratto
di conto bancario: a proteggere i depositi dei
risparmiatori e correntisti italiani ci pensa il
cosiddetto FITD ovvero il Fondo Interbancario di Tutela
dei Depositi. Il nome in sè dovrebbe già rassicurare chi
sta leggendo. In teoria dovrebbe essere così. Ma siamo
certi che anche una sua estrema applicazione pratica non
consenta il salvataggio di quanto depositato ?
Cominciamo con una buona notizia.
L'unica, purtroppo, a mio giudizio. L'Italia detiene
l'assicurazione con l'importo maggiore (103.000 euro)
all'interno dell'Unione Europea a copertura dei depositi
presenti presso i suoi istituti di credito. Altri paesi
europei sono molto meno virtuosi di noi, in Francia, per
esempio, la copertura è di 70.000 euro, in Germania di
20.000 euro e nel Regno Unito circa 45.000 euro. Per una
volta tanto l'Italia eccelle sugli altri. Quello che
dovremmo conoscere non è tanto il massimale assicurato
dall'organismo di garanzia (che non ha fatto altro che
recepire una direttiva comunitaria la quale imponeva un
minimo di garanzia di almeno 20.000 euro), ma le
modalità di intervento del fondo di garanzia per far
fronte alla stabilità e solidità del sistema bancario
italiano. Tanto per iniziare, sappiate che questo fondo
non è un contenitore di liquidità e risorse finanziarie
o meglio ancora non è una cassaforte che detiene oro,
euro, immobili e preziosi, come nell'immaginario
collettivo si pensa tutt'oggi. Niente di tutto questo.
Nella fattispecie infatti il Fondo Interbancario di
Tutela dei Depositi è un consorzio obbligatorio di
diritto privato a cui aderiscono le circa 300 banche
presenti nel territorio italiano (tranne le banche di
credito cooperativo che hanno a loro volta un proprio
fondo di tutela dei depositi).
Un eventuale intervento di questo
fondo a copertura di un default finanziario di un
istituto di credito italiano si configura pertanto come
un intervento congiunto in comune partecipazione da
parte di tutte le altre banche che aderiscono al fondo
attraverso l'immissione di liquidità e/o fondi nel
sistema o nella banca sventurata ormai in crisi o
insolvenza manifesta. In buona sostanza questo fondo è
privo di risorse proprie. Il fondo, che dovrebbe
chiamarsi consorzio e non fondo a mio modesto parere, si
preoccupa di coordinare, a livello di tesoreria, gli
accantonamenti contributivi di cui ogni banca deve
rispondere in base al volume dei suoi depositi e ad uno
specifico livello di rischio. Questo tipo di approccio
presuppone una lentezza di intervento nell'effettuare
eventuali rimborsi nel caso del fallimento di un
soggetto bancario, a causa della necessità di
raccogliere i conferimenti da parte delle varie
controparti bancarie, sottolineando invece una
preoccupante inefficacia in caso di crisi strutturale
dell'intero sistema bancario.
Questa considerazione infatti
permette di intuire come agisce il fondo a livello
pratico: se una banca fallisce, tutte le altre
intervengono per sorreggerla attraverso il ricorso a
fondi propri appositamente accantonati (o almeno che
dovrebbero essere stati prudentemente accantonati).
Mentre nel caso di una crisi strutturale del sistema
(quella menzionata da Alan Greenspan), quindi per
esempio due grandi gruppi bancari che si trovassero in
situazioni analoghe a quelle della Northern Rock, il
fondo risulterebbe sostanzialmente incapace di
intervenire. Questa incapacità deriverebbe da uno stato
di insolvenza che colpirebbe con effetto domino una
moltitudine significativa di banche aderenti al fondo
incapaci a loro volta di sostenere le prime in default.
In questa eventualità solamente un
intervento pubblico potrebbe essere in grado di salvare
l'intero sistema bancario. Per l'ennesima volta compare
lo spettro del prestatore di ultima istanza che
attualmente in Italia ed in Europa non è ancora molto
ben identificato ovvero il soggetto che per ultimo
dovrebbe essere in grado di mettere una pezza finale al
buco che si è venuto a formare. A riguardo allora ognuno
di voi tragga le dovute considerazioni sulla base di
quanto proposto recentemente in occasione del meeting
Ecofin svoltosi in Slovenia, all'interno del quale i
banchieri centrali dell'Unione Europea hanno proposto un
memorandum of understanding dal quale si evince la
totale assenza di interventi con denaro pubblico a
sostegno dell'azionariato delle banche in eventuali
default finanziari. Pertanto consiglio a tutti di aprire
il prima possibile un conto di deposito presso il Banco
delle Giovani Marmotte in quanto grazie alle
fideiussioni di Zio Paperone potremmo contare su una
banca solida ed in grado di resistere anche ai take over
ostili da parte di Rockerduck: grazie alle competenze di
Qui, Quo e Qua, finalmente saremmo in grado di costruire
un innovativo ed inattaccabile sistema bancario.
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