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Ancora rischi per l’eurozona

pubblicato in data 5 Dic 2013 | Scarica in PDF | Stampa |
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Anche quest’anno ormai sta per volgere al termine. Anche quest’anno abbiamo avuto numerose sorprese inaspettate che hanno mutato il sentiment di investitori ed in taluni casi addirittura compromesso il clima che si era stabilito precedentemente. Tralasciando quanto sta accadendo in Italia, tanto avremo occasione per parlarne ancora soprattutto dopo le primarie del Partito Democratico, il 2013 sarà ricordato per alcuni eventi macro di portata ormai sistemica che hanno cambiato per sempre la percezione di diverse tipologie di rischio, soprattutto il rischio paese ed il rischio valuta. Partiamo con l’Abenomics di Abe Shinzo, di fatto menzionata a fine 2012, ma concretizzata ad inizio 2013 che porta il Giappone a varare il più imponente aumento della base monetaria della sua storia nel tentativo di far uscire la nazione del Sol Levante da una deflazione quasi ventennale. Verso la fine di marzo abbiamo assistito invece alla rottura di un tabù con il caso Cipro: l’istituzione della deposit tax di fatto crea un precedente nell’Eurozona che potrebbe essere da monito anche per altri stati con problematiche similari.
Nel mese di maggio abbiamo Ben Bernanke che annuncia con sorpresa a tutto il mondo il tapering, questo nuovo sconosciuto ovvero il piano sistematico di riduzione degli acquisti di titoli governativi e di debito collaterale privato (ABS, MBS, CDO), il quale scatena una pesante contrazione del debito emergente emesso in valuta locale. In sintesi per chi ancora non lo sapesse, sembra che gli USA stiano dando dimostrazione di un confortante miglioramento delle loro principali variabili economiche e questo ha spinto molti operatori istituzionali del risparmio gestito avendere il debito emergente per posizionarsi su quello statunitense. In settembre abbiamo avuto la riconferma di Angela Merkel in Germania, ora al suo terzo mandato, forte ed incisiva più che mai: le elezioni tedesche spazzano via i populismi antieuropeisti e consolidano il sempre più influente peso teutonico nella governance dei vari organi sovranazionali. Si parla di luce fuori dal tunnel per la fine del primo semestre 2014, sembra che il peggio sia passato, sembra che l’euro sia ormai indistruttibile stando alle voci di Saccomanni & Company.
In vero il 2014 sembra delinearsi sulla carta ancora più insidioso e problematico del 2013 che sta per volgere al termine. Iniziamo sottolineando i tre main risks che ci aspettano nei prossimi dodici mesi: il rischio politico, il rischio economico e quello finanziario. La politica nel 2014 può innescare definitivamente l’inizio della fine dell’Eurozona e della moneta unica con le elezioni al Parlamento Europeo in cui potrebbero entrare numerose forze euroscettiche provenienti da più paesi: Francia, Germania, Italia, Spagna, Grecia, Slovacchia, Finlandia e Ungheria. In pole position si trova proprio la Francia a fare da testa d’ariete con il suo Fronte National in continua ascesa su un sempre più dimesso Partito Socialista. Sul versante del rischio economico abbiamo invece lo spettro della deflazione, sempre più probabile ormai, destinata a proiettare l’Eurozona in una fase di giapponesizzazione, con spiacevoli conseguenze per le entrate dei governi obbligati a rispettare i sempre più rigidi paletti delle autority sovranazionali. Di certo entro un anno sapremo con grande presunzione se l’euro avrà vita ancora per numerosi decenni o se si avvierà a diventare una meteora.
Meteora in tutti i sensi, sia nel passaggio e sia nei danni di portata sistemica che potrebbe causare in caso di impatto sulle terre del Vecchio Continente. Infine abbiamo il terzo rischio quello finanziario, tutt’altro che superato, collegato alla continua fase di deterioramento della qualità del credito, tanto privato quanto governativo: a riguardo pensiamo al recente downgrade dell’Olanda. Il pacco a questo punto potrebbe arrivare proprio dalla revisione della qualità degli assets (Assets Quality Review) imposta dalla BCE alle banche sistemiche dell’Eurozona: in Italia ve ne sono quindici che presto dovranno fare i conti con la loro pagella. In buona sostanza per arrivare alla famosa Unione Bancaria si dovranno meglio ponderare e rivalutare i non-performing loans (incagli con sofferenze bancarie) oltre a verificare e saggiare le condizioni di solidità patrimoniale in condizioni di stress finanziario. Insomma il 2014 sembra sarà l’anno dell’austerity e del rigore dei conti non solo per le nazioni, ma anche per le grandi istituzioni finanziarie chiamate a manovre lacrime e sangue sui propri bilanci. A meno che i risultati di Maggio 2014 non determinino la fine di questa Europa. A quel punto vedremo instabilità, svalutazioni e nuovi crolli finanziari. La Lehman in quel caso sembrerà a confronto un innocuo petardo.

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