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Baby boomer e baby losers

pubblicato in data 20 Set 2013 | Scarica in PDF | Stampa |
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Per decenni gli italiani hanno maledetto e denigrato una categoria professionale, quella dei notai, considerata la supercasta per eccellenza, quella che guadagnava oltremisura grazie al suo mero status istituzionale: per anni hanno sognato che qualche governo mettesse mano finalmente al protezionsimo di cui hanno sempre goduto. Ci ha provato anche in un primo tempo persino il Governo Monti proponendo l’obbligo del preventivo scritto ma ha dovuto far marcia indietro viste le pressioni ricevute dalla loro lobby. Ci ha pensato allora la mano invisibile del mercato a ridimensionare il loro tenore reddituale e portare equità sociale. La crisi infinita innescata verso la fine del 2008 ha impattato pesantemente nel corso degli anni successivi sul mercato immobiliare dei paesi occidentali, Italia compresa, producendo una contrazione rilevante nel volume delle compravendite sia sul piano quantitativo che qualitativo. Chi ci ha perso più di tutti, sul piano reddituale, sono stati proprio i notai che hanno visto crollare in pochi anni il numero di rogiti e mutui immobiliari, che hanno sempre rappresentato l’attività professionale con il maggior valore aggiunto. Per la prima volta dal dopoguerra tantissimi studi notarili devono chiedere la cassa integrazione per i loro dipendenti: della serie neanche il notaio è oggi una professione più sicura e confortante almeno sul piano economico.
Molti lettori continuano a scrivermi che adesso secondo loro è il momento di acquistare casa, che il mercato immobiliare si dovrà riprendere e che dopo ogni discesa ci aspetta una vigorosa risalita. Mi pare di capire che nel nuovo millennio esistono cinquantenni e sessantenni che credono ancora alle favole. Per comprendere il futuro outlook del mercato immobiliare italiano ed europeo è fondamentale analizzare l’evoluzione della consistenza demografica di Europa & Company. Può a tal punto aiutarci per addentrarci nell’argomento il termine di baby boomer ovvero il termine usato per identificare chi è nato tra il 1946 ed il 1963 (fine della Seconda Guerra Mondiale ed inizio di quella Fredda), un periodo storico irripetibile in Occidente che fu caratterizzato da un rilevante aumento demografico che alimentò negli anni successivi la crescita economica grazie ad una consistente domanda di beni di consumo. La generazione dei baby boomers è stata seguita dalla X-Generation, tutti quelli nati tra il 1964 ed il 1979, periodo storico contraddistinto da una riduzione delle nascite e da una elevata perdita di identità sociale (pensiamo solo ai vari movimenti culturali e musicali di protesta durante questa finestra temporale). Chi scrive appartiene alla X-Generation, una generazione tuttavia molto intraprendente e creativa che non ha mai potuto più di tanto affrancarsi e dialogare con quella dei baby boomers per ragioni di conflittualità ideologica.
Chi invece è nato nell’ultimo decennio del precedente secolo quindi tra il 1980 ed il 2000 fa parte della Y-Generation chiamata anche la generazione degli Echo Boomers o MTV Generation, la prima a poter crescere senza la paura di una guerra mondiale e con un’educazione molto accondiscendente a seguito delle profonde trasformazioni sociali nel frattempo avvenute. Chi è nato nel primo decennio del nuovo millennio fa parte invece della Baby Losers Generation, una generazione per adesso di adolescenti con un futuro economico ed una aspettativa di reddito veramente poco confortanti. Sono i figli che staranno peggio dei padri, i cloni replicanti del turbocapitalismo, vittime del plagio delle corporazioni multinazionali e succubi dei loghi commerciali. I baby losers e gli echo boomers sono stati anche battezzati come iNinja Boys, dall’inglese not income, not job and assets: letteralmente persone prive di reddito, lavoro e patrimonio.  Entro il 2050 la popolazione mondiale dovrebbe attestarsi (purtroppo) in prossimità ai nove miliardi di esseri umani grazie a paesi che saranno generatori di nuove nascite (come gli emerging markets) e grazie all’aumento dell’aspettativa di vita in forza dei contributi dati dalla ricerca medica e al miglioramento del tenore alimentare nei paesi in via di sviluppo.
La fase della terza età non rappresenterà più la parte più corta nell’arco della propria esistenza ma diventerà la parte più importante. Diventerà basilare pertanto poter fare affidamento ad un patrimonio personale in grado di garantire una vita decorosa a fronte degli inesorabili processi di ridimensionamento dello stato sociale. I mercati finanziari ed il mercato immobiliare potrebbero per questo essere minacciati nel lungo termine proprio a causa di quelle generazioni che hanno potuto accumulare risparmio e ricchezza negli anni precedenti, le quali saranno comunque obbligate a reperire risorse finanziarie accessorie per il proprio sostentamento. Questo dovrebbe inondare ed ingolfare il mercato con una quantità di assets sia tangibili che non tangibili piuttosto elevata. Ad esempio, proprio i baby boomers, in prossimità dell’età pensionistica dovrebbero iniziare a smobilizzare gran parte dei loro investimenti con il fine di sostenere il resto della propria vita, sempre più lunga e sempre più agiata. Stiamo parlando tanto di patrimonio immobiliare quanto finanziario, che dovrà essere riversato sul mercato con la speranza che quest’ultimo sia in grado di assorbirlo. In questa circostanza dobbiamo considerare che la domanda sarà prevalentemente composta da soggetti appartenenti alla Y-Generation ed alla MTV Generation, le quali non godranno per definizione ed in senso generico di un’aspettativa di consistenza patrimoniale e reddituale di entità rilevante.

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