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Banche a 5 stelle

pubblicato in data 2 Nov 2012 | Scarica in PDF | Stampa |
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In questi ultimi mesi visto quanto sta accadendo sul panorama bancario italiano, soprattutto per il caso Banca MPS & Company, molti lettori mi scrivono chiedendomi un parere su questa o quella banca, tentando di comprendere se la loro banca è veramente differente o sono solo chiacchiere e distintivo. Molti iniziano a preoccuparsi vedendo a quanto viene remunerata la nuova raccolta da parte di banche che propagandano massicciamente queste proposte sia sul web che sulla stampa di settore, molti sono angosciati nel vedere come le obbligazioni bancarie che sono state presentate come solide e liquide dalla propria banca e ora si rendono conto di come sia quasi impossibile riuscire a smobilizzarle in tempi rapidi. Il panorama bancario italiano è composto da quattro grandi gruppi bancari che si contendono circa il 75% del mercato dei servizi bancari ed una prateria di banche di piccole e medie dimensioni strutturate diverse forme giuridiche, banche popolari, casse di risparmio, casse rurali e crediti cooperativi che rispettivamente competono per il resto di questo 25% di mercato.
Nonostante nel tempo pregresso in Italia si siano verificati scandali di portata finanziaria che hanno minato la fiducia del pubblico risparmiatore italiano, possiamo essere ormai con presunzione sicuri che i fornitori di servizi bancari si dividono in due grandi categorie: la seria A e la seria B. Contrariamente a quello che ci insegna il calcio, nella serie A si trovano banche di piccole e modesta dimensione che hanno e desiderano avere ancora profondo attaccamento e legame con il territorio in cui sono insediate e sono nate, come ad esempio il circuito del credito cooperativo o alcune banche popolari che hanno scelto di non voler crescere forzando la struttura patrimoniale pur di conseguire dimensioni maggiori in termini di presenza su aree territoriali di non propria pertinenza. Poi abbiamo la serie B in cui troviamo i soprattutto i gruppi bancari italiani che hanno scelto di voler competere a livello internazionale emulando le gesta ed i servizii delle grandi banche estere, esponendosi quindi anche alle turbolenze e crisi del mercato. Queste ultime hanno puntato drasticamente alla budgetizzazione di tutta la loro attività per conseguire i risultati di crescita.
Confucio diceva che quantità e qualità non possono andare d’accordo: se ne rendono conto a distanza di tempo proprio i risparmiatori e i correntisti italiani trattati ormai comeanonimi utenti con un codice a barre dalle banche che per dimensione e politica di crescita pompata non possono di certo essere vicine alla loro clientela al pari di una piccola banca di credito cooperativo. Spesso non si dà dovuto risalto e peso anche ai parametri ed indici di affidabilità e solidità patrimoniale che in molte banche di credito cooperativo sono ampiamente superiori a quelli dei grandi gruppi bancari italiani. Quando ero bambino ho sempre sentito dire che più grande è la banca più questa è sicura e solida: oggi temo che questo assunto faccia parte di un passato che non ci appartiene più. Con probabilità forse oggi è vero il contrario. Vengo spesso invitato per rappresentare il mio outlook economico sui mercati e sulla nostra epoca da azionisti e da dipendenti di banca e in questi ultimi due anni mi sento di fare per la prima volta il nome di tre realtà che mi hanno colpito per il loro modo di fare banca e per il loro modo di rapportarsi ed interfacciarsi con la loro clientela: Banca Reggiana,Banca di San Marzano di S.Giuseppe e Banca Centro Emilia, fatalità tutte e tre appartenenti al circuito del credito cooperativo.Non penso sia una causalità. Badate bene comunque voi che leggete che questo non venga genericamente concepito come un elemento discriminatorio oggettivo, conosco infatti anche banche appartenenti a questo circuito con una situazione patrimoniale notevolmente compromessa per discutibili scelte di strategia aziendale. Grazie al feedback diretto con il management di questi istituti e le persone che lavorano nelle rispettive filiali ho compreso che  la differenza con la concorrenza la fanno proprio loro stessi. Banche che decidono di raccogliere sul territorio e prestare sul territorio, veramente e non solo come slogan. Banche che sono sempre vicine alle esigenze di famiglie ed aziende (soprattutto adesso) e che sostengono e sviluppano il territorio non solo sul piano economico ma anche con iniziative sociali mirate. Il mio consiglio rimane sempre lo stesso: ricordate che votate ogni volta che mettete mano al portafoglio oppure ogni volta che aprite o chiudete un rapporto di conto corrente. Forse è il caso di iniziare ad essere maggiormente responsabili verso queste decisioni, enfatizzando chi ha fatto cosa e chi non ha fatto niente, ad esempio, per proteggere i portafogli della propria clientela in questi ultimi anni. It’s up to you per dirla all’americana: dipende da voi adesso premiare chi si distingue da chi non lo fa. Non ho dubbi a riguardo di su chi debba essere premiato.

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