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THE ROBOT TAX

pubblicato in data 16 Mar 2017 | Scarica in PDF | Stampa |
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Ci hanno talmente imbonito di propaganda perbenista in attesa delle elezioni presidenziali francesi che ormai la nostra attenzione è solo focalizzata sul pericolo, secondo il pensiero main stream, della avanzata e consenso del Fronte National, del suo programma e soprattutto del carisma del suo candidato all’Eliseo, Marine Lepen, descrivendo quest’ultima come l’essenza del male. Sempre secondo il giornalismo di tampo radical chic, politically correct, lo stesso che alla fine dello scorso anno dava la Clinton come indiscussa vincitrice alle presidenziali americane. In Francia per questo turno elettorale si fronteggiano sostanzialmente cinque contendenti: Marine Lepen appunto, Francois Fillon, conservatore antagonista di Hollande, recentemente coinvolto nello scandalo per appropriazione indebita di denaro pubblico per aver fatto assumere la moglie Penelope. Oltre a Lepen e Fillon, troviamo Jean Luc Melenchon, candidato di La France Insoumise (Francia Ribelle) il quale si definisce un neocomunista giacobino, fondatore in passato dell’alleanza politica Front de Gauche (Fronte di Sinistra) soprattutto per distinguersi e separarsi da Segolene Royale. Il quarto in pole position sarebbe Emmanuele Macron (investment banker di Banca Rothschild), che ha ricoperto il ruolo di Ministro dell’Economia durante il mandato presidenziale di Hollande, dal quale si è separato per dar vita al nuovo movimento social liberale En Marche con il fine di concorrere alle presidenziali di quest’anno. Palesi le analogie con lo scenario politico spagnolo ossia Melenchion come Iglesias ed il suo Podemos e Macron come Rivera con il suo Ciudadanos.

Infine recentemente sceso nell’arena della disputa troviamo Benoit Hamon, il nuovo leader del Partito Socialista, possibile destinato a sorpresa al ballottaggio proprio con la Lepen vista l’infelice situazione mediatica di Fillon. Riprendendo l’analogia iberica, proprio come Zapatero ha rovinato la Spagna e fatto crollare il consenso al Partito Socialista, altrettanto si può dire per Hollande che ha compromesso l’economia francese e destabilizzato il Partito Socialista. La situazione è catastrofica sul fronte sociale, così ti senti raccontare lo stato sociale della loro nazione da molti francesi, pur nella consapevolezza di quanto siano orgogliosamente nazionalisti. Hanno fatto i raggi X a Marine Lepen da mesi e mesi nella speranza di evidenziare e scovare qualcosa che potesse offuscare la sua ascesa. Tuttavia se ci fermiamo a visionare il programma politico di Hamon, di fatto il successore di Hollande, scopriamo una proposta di stampo utopistico fortemente illiberale. Se ci si ferma ad analizzare il quadro nel suo complesso si scopre che il socialismo in Europa appare da anni ormai sotto scacco ovunque: praticamente o ha virato troppo a destra (Shultz in Germania) o troppo a sinistra (Tsipras in Grecia) o è a rischio di smembramento in Spagna, Francia ed anche Italia. Ma torniamo a noi: Benoit Hamon e la sua proposta di governo. Bretone, praticamente cinquantenne, eurodepedutato, Ministro dell’Economia Sociale e dell’Educazione (quarta carica pubblica per importanza di governo) durante il mandato di Hollande sino al 2014.

Proprio nei confronti di quest’ultimo Hamon si è mostrato ostile, rinfacciandogli la virata liberale delle sue scelte di presidente. Il nuovo leader del Partito Socialista, che ha sconfitto alle primarie il favorito Manuel Valls, ex primo ministro di Hollande, non è nuovo alla scena politica, anzi è il tipico uomo di partito che ha fatto carriera con la politica. Sin da giovane manifestò la sua indole ribelle ed anticapitalista unendosi alle fila del Movimento Giovanile Socialista coordinato allora guarda caso da Manuel Valls. Proprio la sua verve ed impostazione antiliberale può essere considerata il segreto del suo successo politico, almeno dentro le mura del Partito Socialista. Hamon enfatizza nel suo programma la necessità di una virata a sinistra del suo partito. Dichiarandosi apertamente protezionista e socialecologista. Molto critico con la politica europea, ha dichiarato guerra alla austerity, alle lobbies, alle elites, alle banche e soprattutto alla crescita infinita del PIL come misuratore del benessere e della ricchezza di una nazione. Secondo il suo pensiero il consumismo sfrenato rappresenta una catastrofe per la società e per l’ambiente (senti, senti, ricordiamo che la Francia è in Europa il primo produttore di energia da fonti nucleari). Sogna un’Europa che difende più i cittadini che le banche, in più occasioni si è fatto portavoce della nazionalizzazione delle banche in difficoltà. Rispetto alla Lepen non vuole chiudere le frontiere ma solo rafforzarle al confine dell’Unione e non tra i singoli stati. Il suo progetto di governo si sviluppa su cinque temi dominanti.

Istituzione di un salario sociale (più che altro in stile rendita e non reddito di cittadinanza) per i maggiorenni da un minimo di 600 euro sino ad un massimo di 750 euro, riforma del lavoro attuale (le famose 35 ore), legalizzazione della marijuana, visti di ingresso per i rifugiati e non per i clandestini (oggi ribattezzati migranti economici) ed infine imposta sui robot. Il primo punto è quello più discusso in quanto pone le basi di un modello economico di sviluppo di stampo neocomunista, finanziariamente molto utopistico da realizzare. Sostanzialmente Hamon vuole rivedere la riforma del lavoro che approvò Hollande quando il primo ministro era proprio Manuel Valls che foraggiò la nascita della discussa Legge Macron (normativa per il salario minimo degli autostrasportatori in Francia). Molto intraprendente ed al contempo pericolosa in assenza di una regia mondiale di approvazione, l’imposizione della Robot Tax ossia una imposta che colpisce le attività industriali che sostituiscono gli esseri umani con i robots. Per quanto Hamon possa essere considerato un bohemio, la sua proposta è poco originale avendola già enfatizzata Bill Gates, tuttavia le conseguenze di una tassa similare potrebbero essere devastanti per l’economia francese se anche altre nazioni non provvedessero alla sua introduzione (pensate all’analogia con la Tobin Tax). La liberalizzazione della marjuana invece ha il chiaro intento di intercettare le simpatie di quella parte di elettorato giovanile sensibile più a finalità di sollazzo personale che ad effettive esigenze di vita e lavoro. Sul piano economico pertanto non si intravede niente di competitivo per l’economia francese ma solo la sterile proposta di un neosocialista che nella sua vita ha sempre considerato l’attività economica in senso lato come una creatura diabolica che opprime le persone ed il denaro (quello degli alri) come una maledizione inflitta alla società. Per questo motivo la stampa francese lo ha battezzato il ribelle che si promette di rinnovare il partito più che l’economia nazionale.

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