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Quando il taglio si fa duro

pubblicato in data 6 Set 2013 | Scarica in PDF | Stampa |
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Vi è mai capitato di assistere involontariamente al turpiloquio di qualche contribuente italiano che manifesta folcloristicamente tutto il suo disappunto su questo o quel partito politico di turno enunciando quanto gli è costato a fine anno in più la finanziaria appena varata o la nuova imposta appena introdotta ? Se la risposta è positiva allora avrete anche prestato attenzione ai soliti luoghi comuni che vengono esternati in quelle circostanze dall’italiano medio, del tipo “quei ladri dei parlamentari” oppure la più gettonata “quei parassiti del Quirinale”. Ci sono poi anche i più grezzi che se la prendono esclusivamente con le provincie, considerando queste ultime come il cancro per antonomasia del nostro paese. Nell’immaginario collettivo si pensa ingenuamente che gli organi costituzionali o qualche obsoleto ente pubblico rappresentino quella spesa inutile che grava nel Bilancio dello Stato, la quale se fosse soppressa consentirebbe a tutto il paese di recuperare competitività e slancio produttivo, senza dimenticare la tanto desiderata ed attesa riduzione della pressione fiscale.
Purtroppo lo stato italiano è un organismo etereo molto complesso ed articolato(al pari di quello di tante altre nazioni) ed allo stesso modo lo è anche il suo budget di funzionamento. Conoscere ed interpretare le dinamiche di costo e le modalità con cui vengono definite le coperture finanziarie per una missione o un programma ministeriale non è alla portata di tutti. Anche chi avesse intrapreso studi e percorsi di formazione di natura economica o politica troverebbe difficoltà a leggere ed analizzare il Bilancio dello Stato. Quest’ultimo è un documento contabile molto corposo ed ampio previsto dalla nostra Costituzione che ha lo scopo di approvare e riepilogare le entrate (tasse ed imposte) e le uscite (spese della Pubblica Amministrazione) su base annua. Il Bilancio dello Stato viene elaborato tramite una Legge di Bilancio che serve a identificare le priorità e gli obiettivi della politica economica nazionale: la sua redazione presuppone una sintesi per competenza ed una per cassa. Quest’ultima nel corso degli anni ha assunto sempre maggiore considerazione ed importanza a causa dielementi di incertezza che caratterizzano il potenziale di entrata e spesa che vengono preventivate.
In questo momento così delicato della vita del nostro paese, a fronte di un palese immobilismo dell’attuale scena politica, il contribuente medio deve avere una conoscenza il più possibile ampia ed approfondita di quelli che sono i centri di spesa più rilevanti e di come questi ultimi si siano evoluti negli ultimi dieci anni. Votare per questo o quel partito non ha senso se le rispettive offerte di politica economica non mirano a razionalizzare o meglio a tagliare là dove oggettivamente vi sia immane incombenza. Ad esempio dall’analisi del Bilancio dello Stato per Competenza previsto per il 2013 si possono evidenziare un totale di spese correnti per 482 MLD (di cui 89 MLD solo per interessi passivi, stimati in 95 MLD per il 2014 e 99 MLD per il 2015) che salgono ad un totale complessivo di 524 MLD, aggiungendo anche i 42 MLD per spese in investimenti fissi e trasferimenti in conto capitale. Sempre per il 2013 sono previsti 204 MLD di rimborso prestiti per titoli del debito pubblico (contro i 247 MLD del 2012): pertanto il budget finanziario dello Stato per il 2013 sommando le varie poste arriva a oltre 760 MLD.
A questo punto diventa interessante scomporre alcuni capitoli di spesa per aggregati economici di costo: sono stanziati 86 MLD per le retribuzioni del personale dipendente, 230 MLD per trasferimenti alle Amministrazioni Pubbliche, di cui114 MLD per la previdenza ed assistenza sociale. Significativi diventano anche i costi propri delle varie strutture periferiche: ne citiamo alcune, Giustizia 7 MLD, Difesa 17 MLD, Istruzione scolastica ed universitaria 48 MLD, Organi Costituzionali 2.7 MLD, Tutela dei Beni e delle Attività Culturali 1.4 MLD, Accoglienza all’Immigrazione 1.5 MLD ed infine l’insignificante Turismo con 0.028 MLD (riflettete a fondo soprattutto sull’entità di questi ultimi tre). Capite da voi come le aree e le voci di costo su cui sarebbe possibile tagliare molto e duramente, per ovvie ragioni di capienza, tanto in quantità che in qualità, sono rispettivamente l’assistenza sanitaria, la previdenza sociale, le retribuzioni del personale dipendente e l’istruzione scolastica (ricordo che il MIUR è il sesto datore di lavoro al mondo): tutti settori dello Stato che sono strategici per ottenere consenso elettorale. Chiedetevi ora chi dovrebbe essere in Italia il duro che dà inizio all’epoca dei tagli ed al tempo stesso ad un nuovo decennio di piombo.

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