THE DIGITAL ASSET ERA

pubblicato in data 23 Nov 2017 | Scarica in PDF | Stampa |
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Abbiamo investito in materie prime, azioni, obbligazioni, strumenti derivati, strumenti di debito collaterizzato, rapporti di cambio valutari e molto presto investiremo normalmente e quotidianamente anche in digital assets. Andiamo per gradi. Durante i prossimi tre anni che abbiamo innanzi sino al 2020, il mondo del lavoro ed il nostro stile di vita si modificheranno con una velocità ed intensità mai vista prima nei secoli precedenti. Dire che stiamo vivendo una nuova rivoluzione industriale è riduttivo. Si tratta di un mutamento di scenario epocale ossia lo scontro epico tra l’attuale vecchio mondo a bassa tecnologia con quello nuovo ad elevata innovazione ed interazione tecnologica. ll cambiamento in atto è prodotto da tre grandi drivers di innovazione tecnologica: l’intelligenza artificiale, l’internet delle cose (IOT) e la blockchain. Sui primi due abbiamo già scritto numerosi post oltre che alcuni capitoli all’interno di due pamphlet pubblicati in questi ultimi anni. Sostanzialmente l’evoluzione economica di numerosi settori economici avrà un impatto devastante in ambito socioeconomico: più della metà di quelli che stanno leggendo questo redazionale tra meno di dieci anni si ritroverà a fare un altro mestiere oppure sarà schiacciato verso il basso ad eseguire mansioni e compiti patetici per un miserrimo salario di pura sussistenza economica. Dall’industria bancaria al settore dei trasporti, dal commercio al dettaglio all’agricoltura: non esiste nessuno che si trova al sicuro (forse il Papa perchè non potrà essere sostituito da un avatar spirituale).

Per quanto riguarda la blockchain: vi stoppo subito, non fate confusione con il Bitcoin. La blockchain della suddetta criptovaluta ha rappresentato la pietra miliare del nuovo mondo che sta emergendo, quello dello criptovalute, degli smart contracts sulla blockchain di Ethereum e delle ICO (initial coin offering). Il concetto di blockchain in astratto rappresenta un archivio non centralizzato di dati riferiti a transazioni che sono collegate mediante conferme concatenate cronologicamente. In origine la blockchain del Bitcoin è servita proprio a questo ossia a validare pubblicamente transazioni di criptovalute tra due controparti: per questo motivo si considera la blockchain del Bitcoin come una blockchain di livello 1.0. Gli utilizzi e la sua evoluzione sono praticamente infiniti, non si tratta infatti di sole criptovalute ma di tutto quello che può essere scambiato e archiviato mediante un protocollo in comune: registri di proprietà, trasporto di merce, pagamenti tradizionali ed ovviamente anche investimenti. Tuttavia solo le nuove blockchain permetteranno di implementare quanto sopra come ad esempio quella di Ethereum proprio per gli investimenti online non convenzionali. Capite la differenza tra la prima e la seconda criptovaluta semplicemente parlando con le persone comuni. Mentre la prima si è trasformata in un biglietto della lotteria ed in uno strumento finanziario ad altissima volatilità, osannata o denigrata dai media tradizionali, a seconda del messaggio che si desidera far passare, la seconda è per lo più sconosciuta all’uomo medio della strada. Per questo quando iniziate a parlare di criptovalute, il vostro interlocutore (ovviamente a digiuno di cultura finanziaria) vi chiede sempre e solo come acquistare Bitcoin e se soprattutto è veramente conveniente o chi ci guadagna con esso.

Quando invece gli citate Ethereum, la risposta generalmente si tramuta in: Ethe … cosa ? La blockchain di Ethereum è definita di seconda generazione ossia 2.0 pertanto notevolmente diversa da quella primordiale e basica del Bitcoin. Per questo motivo riferendosi al Bitcoin si usa spesso il paragone con il Betamax della Sony che rappresentò la prima novità sensazionale per il home video recording, tuttavia a distanza di tempo venne surclassato dal formato VHS della JVC. Rispetto al Bitcoin (ormai troppo lento e costoso, senza dimenticare i rischi connessi al progetto iniziale legati al ripetuto fenomeno del forking), Ethereum permette l’accesso e la partecipazione agli investimenti (equity crowdfunding) nei digital assets delle ICO. Queste ultime si stanno proponendo come alternativa alle antiche, burocratiche ed elitarie IPO (Initial Pubblic Offering). La blockchain di Ethereum si basa sul protocollo ERC20 che permette a chi partecipa ad una ICO di ricevere security tokens in cambio di una partecipazione al rischio di impresa (letteralmente si parla di tokenization). Il tutto è ovviamente molto più tecnico, ma cerco di semplificarlo il più possibile, per consentire di comprendere l’essenza di questo post. I tokens (che possono essere considerati autentici digital assets) vengono quotati nelle cryptoborse (altcoin exchange) proprio come vengono negoziate le azioni tradizionali dopo una IPO in una borsa ordinaria. Così facendo si può partecipare alla costituzione di una nuova azienda, al lancio di un nuovo servizio o di una nuova applicazione destinata ad esempio al mondo FinTech o alla nascita di una nuova cryptovaluta (tokenization) che si utilizzerà in una determinata piattaforma di gaming online.

Un token proprio per questo si può convertire ad esempio in un altcoin adottato da una specifica community per beneficiare di un determinato servizio sul world wide web. Sempre i tokens che sono supportati dalla blockchain di Ethereum possono essere scambiati con altri tokens e cryptovalute proprio come si scambia l’euro contro il dollaro o la sterlina. Le ICO stanno sconvolgendo l’ordine precostituito delle cose ossia l’ordine governato e presieduto dal vecchio mondo finanziario e bancario a bassa tecnologia. La minaccia che si intravede all’orizzonte per loro è decisamente preoccupante: i volumi di raccolta che hanno generato le ICO solo durante la prima metà dell’anno superano i 2.5 miliardi di dollari (attenzione a non confonderli con la capitalizzazione delle cryptovalute più scambiate al mondo). Quello che più fa paura è rappresentato dalla dinamica evolutiva di questo fenomeno: ad esempio nel 2015 tutte le ICO raccoglievano a mala pena qualche dozzina di milioni di dollari. La blockchain di Ethereum ha reso possibile questo salto quantico: ecco perchè se il Bitcoin ha fatto 8x da inizio anno, l’Ethereum ha invece realizzato un 50x. Paesi come Russia e Cina hanno recentemente bandito le ICO, per evitare di perdere non tanto il controllo dei flussi di investimento, ma il controllo sulla loro regolamentazione. Proprio questa settimana anche la BCE ha fatto pressioni affinchè si arrivi al bando in Europa di queste forme di investimento in assenza di meccanismi di vigilanza e controllo. La blockchain di secondo livello (2.0) infatti rappresenta una disruptive killer application per il mercato dei capitali di rischio, per il mondo degli investimenti finanziari consuetudinari e per i sistemi di instant payment di seconda generazione.

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