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EFFETTO DISNEYLAND

pubblicato in data 17 Ago 2017 | Scarica in PDF | Stampa |
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Questa dicitura se la sono inventati urbanisti ed architetti di fama mondiale: consente di far comprendere per analogia con il famoso parco tematico della Disney, il rischio che grava attorno ad un’attrazione turistica quando viene unicamente esaltato l’aspetto ricreativo dell’entertainment, mettendo in secondo luogo l’essenza ed il contesto della location stessa. Lo Ski Dome di Dubai ad esempio è una tipica location caratterizzata dall’effetto Disneyland: vale a dire che il contesto e la fattezza di un’attrazione si pongono profondamente in contrasto con la realtà circostante. Espresso ancora in termini più pratici, significa che un determinato luogo (forte della propria vocazione turistica) viene modificato e trasformato per il pratico gradimento e godimento di chi desidera visitare proprio quel posto. Tale fenomeno ovviamente produce effetti spiacevoli ed aberranti per chi in quella località vi è nato e magari continua a viverci. In Italia la location che più risente di questo fenomeno è ovviamente Venezia, per cui da tempo si sta pensando al contingentamento degli ingressi mediante il numero chiuso giornaliero per poterla visitare. Per comprendere l’effetto Disneyland in tal senso vi potrebbe bastare uno sguardo all’Hard Rock Cafè ubicato proprio su una calle laterale a Piazza San Marco, ugualmente a tante altre catene di fast and street food che potete trovare nei punti strategici della città lagunare. Il turismo è una fonte di reddito di notevole rilievo per alcuni paesi e regioni, ad esempio il Veneto si situa al primo posto su scala nazionale per incoming turistico: pur tuttavia di turismo si può anche morire.

In tutta Europa la nazione che al momento sta fronteggiando maggiormente questo fenomeno è la Spagna, che ha visto addirittura la comparsa di conclamati episodi e atti di terrorismo contro i turisti, sia stranieri che nazionali. Il troppo stroppia, si suole dire: Barcellona di recente impedisce l’apertura di nuovi hotels nel centro della città e ha in programma di ritirare le licenze e concessioni già esistenti per attività turistiche nelle le aree più saturate. Le Isole Baleari hanno imposto un tetto al numero complessivo di posti letto disponibili, non oltre i 625.000, destinati comunque a restringersi negli anni successivi sino ad arrivare alla cifra di 500.000. L’operatore turistico tedesco, TUI, ha recentemente fatto coming out affermando che la Spagna “convenzionale e tradizionale” ormai è satura e si deve iniziare a guardare ad altre aree della costa meno battute o meglio ancora ad altri paesi limitrofi che invece inizieranno a beneficiare proprio di questa massificazione turistica, mal distribuita. Qualche numero può far comprendere lo scenario: in quindici anni l’incoming turistico spagnolo è passato da 50 milioni di visitatori annui ai circa 84 milioni previsti per la fine del 2017. Solo quest’anno il numero di posti letto (tra hotel, camping e appartamenti privati) è aumentato di 800.000 unità, grazie soprattutto alla conversione di appartamenti un tempo residenziali in vivienda de alquiler (casa da affittare). Meglio ancora questo paragone che aiuta a comprendere il fenomeno: dal 2012 al 2016 il numero di posti letto nelle città con maggiore vocazione turistica è passato da 310.000 camere a 330.000 per quanto riguarda le catene alberghiere, mentre da 21.000 a 360.000 posti letto per quanto riguarda gli appartamenti dei privati.

Il turismo in Spagna rappresenta il primo settore economico per importanza con un contributo di 11 punti alla composizione del PIL e con 2.5 milioni di posti di lavoro tra contributo diretto ed indiretto. In poco più di una decade la Spagna ha saputo imporsi sullo scenario mondiale come una delle prime tre nazioni più visitate al mondo dopo Francia e USA, tuttavia quando avremo i dati del 2017 a consuntivo, potremmo assistere al sorpasso storico (quasi certo) della Spagna che scavalca la Francia, quest’ultima invece in piena caduta di popolarità a causa dei timori connessi al terrorismo di matrice islamica che ha colpito duramente e ripetutamente il paese nei due anni precedenti. Proprio il nuovo primato atteso in Spagna sta facendo emergere la necessità di riqualificare il modello di business dell’accoglienza turistica iberica che dovrà incentivare le lunghe permanenze a discapito del cosiddetto hit & run dei vacanziari hooligan. Con questo termine di suole identificare una particolare tipologia di visitanti che caratterizza alcune aree delle costa e delle isole spagnole, i quali generalmente rappresentano l’icona del turista rozzo, grezzo, cafone, bevitore, chiassoso e menefregante di chi si trova al suo lato. Per farsi un’idea di questo basta farsi un giro a Magaluf (Isola di Maiorca) in piena estate per capire a che tipo di degrado si può arrivare senza una pianificazione e regia presente dall’alto. Rileggetevi questo mio post su Rimini che racconta la trasformazione in trent’anni della capitale del turismo europeo.

Inutile negare che la situazione ha iniziato a diventare preoccupante con il proliferare delle società di home renting, soprattutto AirBnB e Homeaway: chi oggi detiene una vivienda da alquiler dispone di una moratoria di un anno per sanare la sua posizione ed uscire allo scoperto, evitando dalla prossima estate di operare nella illegalità e rischiando l’irrogazione di sanzioni che arrivano anche a svariate migliaia di euro. Il governo spagnolo è consapevole che la Spagna sta vivendo un periodo d’oro (primo paese per crescita dentro l’eurozona) e che questo outlook dipende in gran parte anche da circostanze esogene ossia l’instabilità politica ed il pericolo terroristico di paesi a vocazione turistica un tempo concorrenti come Francia, Tunisia ed Egitto. In tal senso si sta lavorando per consolidare questo primato negli anni a venire, riqualificando l’offerta turistica attraverso l’aumento dei prezzi che produce una naturale selezione verso quei flussi di incoming turistico generalmente più interessanti da intercettare. Il tutto ovviamente non verrà implementato per l’intera offerta turistica del paese ma discriminando tra zona e zona in modo da decongestionare quelle più problematiche (solitamente quelle più battute come Barcellona, Valencia, Baleari, Canarie) ed al tempo stesso incentivando quelle meno conosciute ed anche meno soggette a stress turistico. Proprio in tal senso, analizzando anche il consueto osservatorio immobiliare sull’andamento dei prezzi e sullo stock di invenduto stilato dall’Ufficio Studi di BBVA avrebbe senso ripensare alla Spagna come un paese in grado di sorprendere ulteriormente nei prossimi anni, solo se ci si focalizzerà su quelle aree della costa continentale in cui l’indice di rentabilità stimato nei prossimi dieci anni supererà abbondantemente i quindici punti percentuali su base annua.

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