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TUTTO DA RIFARE

pubblicato in data 20 Apr 2017 | Scarica in PDF | Stampa |
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Mai come in quest’anno la politica si è trasformata in un main driver di rilevanza sistemica. L’inattesa richiesta di Theresa May di convocare alle urne con largo anticipo la popolazione britannica prima ha sorpreso i mercati e dopo ha preoccupato considerevolmente le autorità sovranazionali. Ricordiamoci che cosa aveva detto questa lady inglese un mese fa: non sarà Brexit, ma Hard Brexit, via da tutto e nessuna pietà. A quanto pare di ferro questa donna ha ben poco, deve destare significativa perplessità questo cambio di marcia, soprattutto a fronte delle sue recenti esternazioni riguardanti il voto anticipato, in origine assolutamente escluso. Cosa è accaduto nel frattempo ? Probabilmente si sono fatte insopportabili e molto scomode le pressioni di una parte dell’establishment inglese, molto ricco e potente, che non vuole uscire dalla UE. La chiamata alle urne, che se ne dica stando alle letture dei media main stream, è un political gamble ossia un azzardo politico in questo momento. La scusa di volere un mandato forte per negoziare con le autorità europee se la bevono in pochi. Dietro probabilmente ci sono le pressioni di lobby (forse proprio quelle bancarie) che si stanno inventando l’impossibile per stare dentro alla UE, rendendosi conto dei costi e dei rischi che avrebbero per delocalizzarsi in Francia, Spagna, Germania o Italia e mantenere in questo modo il passaporto europeo. Il voto inglese del prossimo giugno, assolutamente imprevisto nell’agenda internazionale, rappresenta una grande opportunità. Quella per rimanere dentro alla UE in faccia al voto dello scorso anno.

Potete stare certi che il voto rappresenterà una seconda opportunità per il Regno Unito di ritornare sui propri passi ed esprimere una rappresentanza parlamentare che negozierà con un approccio completamente diverso la road map con la UE, arrivando anche a metterla completamente in discussione. Si voterà infatti il proprio candidato sulla base dell’impegno che lo stesso vorrà dare sulla Brexit. Non dimentichiamo a tal fine che la Scozia ha in programma di indire una seconda consultazione popolare per rimanere nella UE entro la fine del 2018. In questo momento abbiamo una sola certezza che uscire di fatto dalla UE con strumenti giuridici riconosciuti (Trattato di Lisbona) è facile a dirsi, ma forse impossibile a farsi. I tanto osannati inglesi per la loro serietà e risolutezza si stanno comportando più come i popoli mediterranei, sostituendo il cosa devo fare al che cosa mi conviene fare. Lo stesso Tony Blair ha proprio oggi ricordato come i rischi di questa chiamata improvvisa alle urne sono sottovalutati e potrebbero trasformarsi in un boomerang politico. Proprio come Cameron pensava che la consultazione popolare lo avrebbe rafforzato, avendo in proiezione la defaillance del fronte separatista. In sostanza sarà tutto da rifare. Si andrà a votare tra l’altro dopo il risultato francese che potrebbe destabilizzare con il suo risultato tutta l’Unione Europea. Sto seguendo con molta attenzione il quadro clinico in Francia e personalmente mi aspetto al ballottaggio del 7 Maggio la vittoria di Marine Le Pen. Questa mia supposizione trova fondamento nel mood dell’elettorato francese.

Partiamo dai sondaggi. Secondo il mainstream francese (Le Monde, Le Figarò e Liberacion) l’astro nascente della nuova politica francese, Emmanuele Macron è alla pari in termini di consenso con il candidato del Fronte Nationale, Marine Le Pen. Il divario tra i due si è assottigliato molto, grazie al recupero di Macron su Le Pen: inoltre al primo dibattito televisivo Macron è risultato indubbiamente vincente. Questo è quello che vi raccontano i media francesi pro-establishment attuale. Ricordiamo a chi è riconducibile il controllo editoriale di tali testate: Le Figarò appartiene al potente gruppo industriale francese Dassault operante nel campo dell’aeronautica e difesa militare; Le Monde appartiene ad una cordata di finanzieri francesi coordinata da Pierre Bergè, fondatore del marchio Yves Saint Laurent, sostenitore di Segolene Royal (Partito Socialista), all’interno di questa cordata troviamo anche Matthieu Pigasse, direttore generale di Banca Lazard, il quale ebbe un ruolo di rilievo istituzionale durante la ristrutturazione del debito greco nel 2012; infine il quotidiano Liberacion che oggi ha come azionista di maggioranza il banchiere francese Eduard de Rothschild il quale vive casualmente in Israele. Macron, il giovane candidato che può salvare la Francia da Marine Le Pen, è un dirigente della Banca Rothschild, fuoriuscito recentemente dal Partito Socialista. Capite ora perchè i sondaggi mainstream sostengono che si trovi alla pari in termini di consenso con Le Pen, la quale invece dovrebbe avere oltre dieci punti di vantaggio sullo stesso (sondaggi alternativi la vedono al 35% di consenso al primo turno contro il 25% di Macron).

Marine Le Pen rappresenta per i francesi in questo momento l’unico candidato alternativo per rompere le catene imposte dalla globalizzazione pilotata delle multinazionali e dall’immigrazione volutamente selvaggia consentita dalle autorità sovranazionali europee. Proprio le persone più giovani in Francia si rendono conto di questo, vedendo come la sinistra di Hollande abbia rappresentato il peggio in assoluto per la classe media borghese. Ricordiamo a tal fine come disoccupazione giovanile sia superiore al 25% in Francia. Il tutto ricorda molto da vicino proprio quello che è avvenuto negli States con Trump. Aggiungiamo a questo quadro che in Francia il Fronte Nacional ha ormai un’immagine completamente diversa da quella che invece in Italia ci vogliono propinare i faziosi quotidiani italiani che citano in continuo termini impropri come xenofobia ed estrema destra. Il partito invece ha lavorato molto bene in questi ultimi due anni nel modificare la propria immagine politica, proponendosi in vero come partito anti globalizzazione ed ariete anti-austerity. Ne esce pertanto un’immagine del candidato leader completamente rimodellata, in piena rottura con tutto il panorama politico francese. Non dimentichiamo il ruolo che avrà in Francia lo spirito di rivalsa dell’elettore medio dentro la cabina elettorale quando potrà esprimersi in merito al proseguo dell’immigrazione o al suo completo ridimensionamento. Al ballottaggio del 7 Maggio ricordate che i francesi dovranno scegliere tra una donna, libera ed indipendente, che promette di dare battaglia a tutto l’establishment europeo ed un giovane banchiere finto-socialista appoggiato dalle più potenti lobby di Francia.

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