Facebooktwittergoogle_pluslinkedinyoutube

Le favole sui nobel

pubblicato in data 20 Mar 2014 | Scarica in PDF | Stampa |
Invia a un amico
image_pdfimage_print
Una parte di lettori mi scrive ormai da numerosi mesi sostenendo che ho improvvisamente cambiato il mio approccio ed il mio pensiero riguardo all’euro ed alla sovranità monetaria, alcuni arrivano simpaticamente anche ad avanzare ipotesi cospirative, tipo che i poteri forti mi hanno comprato o simili assunti da fantafinanza. Non ho cambiato improvvisamente il mio pensiero, l’ho semplicemente adeguato ai principali eventi che hanno caratterizzato la scena economica e finanziaria in Europa. Da questo punto di vista l’economia della moneta unica ha un nuovo zero cronologico rispetto al 1 Gennaio 1999 sto parlando a riguardo del famoso 26 Luglio 2012, giorno ricordato per essere il Draghi’s Speech ovvero il discorso del Presidente della BCE quando pronunciò quella famosa esternazione: ECB will be ready to to what ever it takes to preserve euro (la BCE sarà pronta a fare tutto quello che servirà per preservare la moneta unica). Da quella data sono stati messi a regime il Fiscal Compact, il Meccanismo Europeo di Stabilità, le OMT, il processo di Unione Bancaria, il rafforzamento patrimoniale delle grandi banche sistemiche nazionali e nel lungo orizzonte si intravedono gli Stati Uniti d’Europa (forse per il 2020), sempre che a maggio non ci siano sorprese.
Da quel 26 Luglio, giorno che è stato anche simpaticamente battezzato come ilDiscorso del Calabrone, tutto è cambiato profondamente sia in termini di concertazione ed intervento delle autorità sovranazionali che percezione del rischio di default sistemico in area euro (ecco perchè l’oro ha iniziato la via della discesa, non vi è più il rischio di una crisi mondiale come due anni fa). Secondo la fisica il calabrone non dovrebbe e non potrebbe volare, eppure vola. Lo stesso esempio fece Draghi nell’estate del 2012 sull’euro: stando ai suoi parametri vitali e caratteristiche strutturali, non dovrebbe esistere, eppure non solo esiste ma è anche molto più forte del dollaro statunitense. Oggi non ha più senso parlare di sovranità monetaria perchè da quella data l’abbiamo persa per sempre: è quasi impossibile pensare di tornare indietro, hanno istituito un insieme di strumenti ed interventi atti a preservare l’attuale stato dei fatti. Vi sono in Italia alcuni partiti sulla via del declino che nonostante questo propongono l’uscita dall’euro come cavallo di battaglia del loro manifesto politico: il tutto potrebbe anche rappresentare un tentativo di intercettare parte del disagio sociale per finalità di mera sopravvivenza politica.
Chi dopo il 26 Luglio del 2012 continua a proporre l’uscita dall’euro lo fa sbandierando il tutto stile slogan pubblicitario o con argomentazioni ormai anacronistiche come quella molto decantata che con una propria moneta l’Italia potrebbe svalutare come ha fatto in passato e quindi rilanciare le proprie esportazioni che farebbero da traino per tutto il volano dell’economia italiana. Tuttavia ci si dimentica di rammentare che una volta usciti dall’euro, si subirebbe di riflesso anche l’espulsione dalla Unione Europea, mentre in parallelo  le aziende che esportano dovrebbero a quel punto anche sostenere dazi doganali per rientrare in area euro. Il tutto chiaramente rappresenta un disincentivo volto ad evitare che qualche paese possa ritornare sui propri passi: questo lo ha fatto presente proprio Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio Europeo. Da questo punto di vista è più probabile che un paese esca dall’euro perchè espulso dagli altri paesi, piuttosto che per propria sponte. Un altro tema tanto caro a chi propone l’uscita dall’euro come panacea dei nostri mali è la chiamata in causa di molti premi Nobel come Stiglitz, Krugman o Friedman. A tal riguardo mi sento di consigliare di fare attenzione a citare i premi Nobel in Scienze Economiche quando si parla proprio di economia ed investimenti.
Infatti, lo stesso Milton Friedman, Nobel nel 1976, padre del moderno neoliberismo è stato interamente sconfessato proprio con la crisi dei mutui sub-prime e le sue successive conseguenze: le sue teorie e proposte di governo per i paesi occidentali oggi sono state completamente dichiarate fallimentari, non da altri Nobel, ma dalla stessa storia umana. Un altro esempio di economisti con il Nobel in Economia (1997) che hanno preso un bagno è configurabile nell’accoppiata Myron Scholes e Robert Merton, ideatori di un nuovo modello di pricing per gli strumenti derivati: secondo le loro teorie era impossibile  perdere denaro affidandosi ai loro algoritmi di calcolo. Per questo banche centrali di tutto il mondo investirono fiduciose sul fondo di investimento che crearono e gestirono dal nome altisonante Long Term Capital Management (Fondo LTCM). Se nel 1998 la Federal Reserve non fosse intervenuta prestando a questo fondo la modifica cifra di 3.6 miliardi di dollari per coprire le perdite che aveva conseguito in poche settimane trascinandosi dietro molte banche centrali in Occidente, avremmo assistito ad una crisi finanziaria globale cinque volte superiore a quella iniziata esattamente dieci anni dopo con il crash di Lehman Brothers, cioè quella di cui ancora oggi stiamo pagando le conseguenze.

Iscritivi alla Newsletter

EVENTO IN EVIDENZA

image_pdfimage_print

WEBINAR

LA TUA PENSIONE
QUANDO > 21/01/2017
DOVE > YOUR TABLET
INFORMAZIONI  ED ISCRIZIONI
Vedi Tutti

rivediamoli

1
2
3
4
5