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Dura lex sed lex

pubblicato in data 20 Feb 2012 | Scarica in PDF | Stampa |
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Sono anni che mi diverto a postare sulla mia fanpage di Facebook le foto che di volta in volta ho occasione di fare in compagnia del tal personaggio famoso di turno che incontro o che ho modo di conoscere nel corso di qualche conferenza o evento mediatico, in particolar modo non ha prezzo leggere i commenti che lasciano i vari lettori ogni qualvolta ci sono leader o referenti della politica italiana. Nello specifico quando la foto mi ritrae con un esponente del centrodestra, allora ricevo messaggi di delusione o insulti da chi sostiene il centrosinistra. Viceversa il contrario. Il massimo lo da chi si disiscrive dalla fanpage o dal canale YouTube perchè ho fatto questa o quella esternazione riferita ad un movimento politico o a un concetto di pensiero economico. Ilclassismo sociale rappresenta ancora una sorta di piaga nazionale, forse la principale motivazione per cui questo paese difficilmente muterà il destino che lo attende.Il classismo sociale porta a denigrare sempre per assunto ideologico stereotipato la proposta o il pensiero della parte opposta. Non importa se un esponente del centrosinistra, del centrodestra, della lega o di un partito minoritario espongono unaproposta politica di rilevanza e di lungimiranza, quest’ultima deve essere bocciata a monte proprio perchè proveniente da una forza politica avversa. Questo si evidenzia soprattutto durante una tavola rotonda con esponenti politici in cui è d’obbligo poteridentificare l’appartenenza e militanza politica dell’interlocutore che ti sta di fronte, in modo da screditarlo richiamando tutte le nefandezze e insuccessi attribuibili al suo partito politico. Difficilmente invece si da spazio a chi non consente questa identificazione superficiale in quanto ritenuto impermeabile e difficile da gestiredurante un confronto pubblico. In Italia la maggioranza della popolazione è classista e ci tiene ad esserlo.

Essere classista semplifica la vita, consente infatti di individuare velocemente amici o nemici nei confronti di argomenti e tematiche di natura economica, politica, religiosa e sociale. Il calcio insegna in questo: un interista non ammetterà mai che un giocatore del Milan è oggettivamente un fenomeno e un fuoriclasse (lo stesso vale anche al contrario). Chi ci perde in tutto questo è la popolazione che rinuncia a crescere per una dualità o scontro di fazioni o di classi assolutamente ormai aberrante e medioevale. Siamo tutti vittime e carnefici di questo scellerato costume nazionale. Recentemente mi è capitato di essere stato attaccato per aver ostentato il mio pensiero su parte dell’operato del nuovo premier italiano (lungi dal fare il suo avvocato difensore). Soprattutto su YouTube è iniziata la fiera della banalità e mediocrità: Benetazzo non parla più di sovranità monetaria, Benetazzo è stato comprato dai poteri forti, Benetazzo si è venduto ai banchieri.
Non mi sono venduto ai banchieri, ho solo avuto modo di intervistarli di recente, certo non tutti, solo alcuni amministratori di istituti di credito della mia regione, andando dalla grande banca popolare alla piccola banca di credito cooperativo. Questo lavoro mi ha permesso di rilevare e comprendere la effettiva dimensione del rischio finanziario che ha vissuto il nostro paese ed il suo sistema bancario durante la fine dello scorso anno. Hanno rischiato di soccombere l’intera infrastruttura di stato, i conti delle amministrazioni pubbliche, il pagamento delle pensioni, il funzionamento delle forniture degli ospedali, senza dimenticare la consistenza ed esistenza dei vostri risparmi depositati presso la tanto denigrata ed odiata banca. L’Italia doveva quanto prima spegnere l’incendio che stava divampando dopo il non casuale assedio ed attacco mediatico delle agenzie di rating, e questo doveva farlo nel giro di pochi giorni, pena il collasso e la tenuta dei conti pubblici a breve (congelamento delle pensioni, serrata bancaria o peggio polverizzazione dei risparmi). Ogni 100 punti base in più sul tanto agognato spread avrebbero pesato 25 miliardi di euro annui in più da raccogliere (non si sa, come e dove) con le finanziarie successive.
Oltre all’Italia veniva messa in discussione tutta l’Unione Europea con la sua diabolica creatura, la moneta unica. Mario Monti, imposto da un’oligarchia finanziaria con lo scopo di tutelare il regolare pagamento del debito pubblico e la ripresa delle quotazioni dei governativi italiani, ha permesso di spegnere l’incendio. Per salvare le banche e l’euro, c’è stato bisogno di un banchiere. Dura lex, sed lex: che vi piaccia oppure no,non vi era altra soluzione in quel momento da implementare in poco tempo. Chi avreste voluto infatti alla guida del Titanic Italia in quel momento ? Schettino & Company ? Purtroppo oggi paghiamo il prezzo funereo di un classismo sociale sfrenato che per conflittualità ideologica nel tempo non ha prodotto e formato una classe finanziaria dirigente credibile e autorevole. L’Italia non è fatta per la democrazia, ma ha bisogno di un leader, un condottiero, un despota, è sempre stato così e sempre così sarà. Una persona che nel bene o nel male decida per tutti o nell’interesse di una parte del paese. Cosa di cui non essere fieri.

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