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Il dividendo di maastricht

pubblicato in data 29 Nov 2012 | Scarica in PDF | Stampa |
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Sono passati ormai più di dodici anni dall’istituzione della moneta unica ed in virtù di quanto sta accadendo alle nostre vite è comprensibile chiedersi se questo dannato euro deve essere considerato l’origine dei nostri mali tanto per gli italiani quanto per gli europei. Se provate a porre questa domanda all’uomo della strada vi dirà nella maggior parte dei casi che la moneta unica ha rovinato e compromesso il suo benessere. Questa risposta ormai è piuttosto scontata: in un momento difficile come quello attuale fa comodo almeno sul piano psicologico poter puntare il dito contro qualcosa o qualcuno, questo infatti consente di metabolizzare con maggior senso di sopportazione il quadro desolante che si sta delineando e che si protrarrà per almeno i prossimi cinque anni. Se oggi dovessimo tuttavia dare una risposta istituzionale e oggettiva a questa domanda, la risposta suonerebbe come uno shock per l’uomo medio della strada. L’euro ha rappresentato per l’Italia una straordinaria e benefica opportunità. Benetazzo è impazzito direte voi.
Tuttavia in 12 anni il nostro paese ha risparmiato oltre 700 miliardi di euro sotto forma di mancati interessi passivi non corrisposti per il rifinanziamento dello stock di debito pregresso. Stiamo parlando di quasi 60 miliardi all’anno che non sono stati richiesti ai contribuenti tramite la fiscalità diffusa (solo l’IMU oggi ne produce quasi 20): questo gradiente di risparmio sul piano tecnico è anche conosciuto come ildividendo di Maastricht. Sostanzialmente l’Italia ha beneficiato per più di un decennio di una condizione finanziaria anomala, che ha generato un cospicuo risparmio finanziario per il paese, mai verificatosi in precedenza. Questa condizione di tassi sino a due anni fa molto contenuti ha consentito anche a centinaia di migliaia di nuclei familiari di poter acquistare una prima abitazione sfruttando mutui ad intervento integrale a tasso variabile a condizioni di mercato un tempo impensabili. Questo ha stimolato e generato un considerevole effetto di traino a tutto il settore immobiliare e a settori economici indotti. Non dimentichiamo mai che quando si acquista una abitazione si versano allo stato fior di imposte (IVA o imposta di registro).
L’euro inoltre ha sterilizzato il peso della bolletta energetica del paese per un decennio, ed una nazione come la nostra che necessita copiosamente di gas e petrolio da Algeria, Libia e Russia ne ha beneficiato spudoratamente. Grandi beneficiari dell’euro sono stati anche i politici delle precedenti legislature, i quali hanno sfruttato i modesti tassi di interesse concessi dall’euro per non attuare politiche di risanamento della spesa pubblica (quelle che oggi invece sono imposte da forze esterne), in quanto pur di mantenere il consenso con il loro elettorato hanno preferito generare deficit su deficit, tanto il tasso di finanziamento di quell’eccesso di spesa era “irrisorio” se paragonato al passato. Si legge spesso in rete che la soluzione di questa crisi per l’Italia sia l’uscita dall’euro. Proviamo a fare una serie di considerazioni: l’Italia sono ormai cinque anni che ha una bilancia dei pagamenti in deficit, significa cheimporta più di quello che esporta, abbandonare l’euro produrrebbe un peggioramento drastico del quadro macroeconomico complessivo. Se ripristinasse la propria sovranità monetaria (ammesso che sia possibile uscire dall’euro sul piano giuridico) potrebbe certamente svalutare la sua nuova divisa ed istituire dazi doganali alla merce che entra.
Purtroppo lo stesso faranno gli altri stati europei che manterranno l’euro nei nostri confronti (come da statements di Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio Europeo). Questo avrebbe conseguenze devastanti per l’economia del paese con lagenerazione di una iperinflazione interna che impatterebbe profondamente sulle forniture delle principali materie prime. Chi è indebitato a tasso variabile con un mutuo si ritroverebbe in meno di un trimestre il tasso finale a oltre dieci punti percentuali, a quel punto fallirebbero famiglie, imprese e banche. Infine per quanto concerne la perdita di potere d’acquisto che ha prodotto (oltre a spiegazioni precedentementedate) ricordate sempre che il pressapochismo politico italiano ci ha suggerito a suo tempo di vigilare e controllare sui doppi prezzi (lira/euro) delle etichette e tariffe per appena un anno, quando altri paesi in Europa riportano ancora adesso il prezzo della precedente moneta nazionale. L’origine dei nostri mali non è l’euro, ma il nostro essere italiani: per questo motivo sono convinto che dopo Monti vivremo un secondo commissariamento, questa volta platealmente esterno, forse da parte del ESM o della Commissione Europea.

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