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Il bel paese di un tempo

pubblicato in data 10 Giu 2011 | Scarica in PDF | Stampa |
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Vedendo quanto sta accadendo in Europa con la crisi del debito sovrano, in molti mi scrivono ponendomi questa domanda: l’Italia sarà la prossima Grecia ? La mia risposta rimane sempre la stessa ovvero in ottica di breve termine non dovrebbero esserci motivazioni oggettive a sostegno del possibile default (nel lungo termine tuttavia sono decisamente pessimista). Pur riconoscendo che ormai la nostra nazione rappresenta un paese in via di sottosviluppo caratterizzato da un lento processo di deindustrializzazione ed impoverimento sociale può vantare rispetto agli altri PIGS ancora alcune exit strategy che le consentirebbero di salvarsi in fasi di turbolenza finanziaria.

Cominciamo con il rammentare che l’Italia vanta la terza riserva aurea al mondo dopo USA e Germania con oltre 2400 tonnellate di metallo prezioso che danno ancora tantissima credibilità al paese in ambito internazionale (pensate che Cina e India ne possiedono rispettivamente 1000 e 500). In secondo luogo la popolazione italiana detiene il più grande patrimonio privato al mondo quantificato in oltre otto trilioni di euro, quattro costituiti da beni immobili di proprietà e quattro sotto forma di investimenti finanziari e liquidità (come depositi bancari, obbligazioni e titoli di stato), nessun altro paese al mondo può ostentare numeri di questa imponenza. La presenza di notevole ricchezza detenuta dalle famiglie italiane fa ipotizzare che in caso di difficoltà nella tenuta dei conti pubblici è pensabile una manovra di intervento a tampone attraverso una tassazione una-tantum (prelievo coatto sui depositi) o attraverso l’istituzione di una patrimoniale con alcune soglie di franchigia (proposta anche recentemente). 

Infine l’Italia è caratterizzata da una shadow economy (economia sommersa) di notevole entità, stimata in circa 350 miliardi di euro, pari a oltre il 20% del PIL, la quale al momento rappresenta un autentico polmone finanziario per la piccola e media impresa che tuttavia potrebbe essere fatto emergere attraverso manovre di condono fiscale per generare un extra gettito in supporto ai conti pubblici. Termino con una mia personale provocazione: la tassazione della prostituzione in Italia consentirebbe di generare 20/25 miliardi di gettito annuo senza gravare sui portafogli dei contribuenti. 

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