QUELLI CHE SE NE VANNO

pubblicato in data 12 Feb 2015 | Scarica in PDF | Stampa |

Sapete perchè in Italia continuerà a peggiorare nei prossimi anni tanto il clima economico quanto quello sociale nonostante continuino a raccontarvi che il prossimo semestre sarà migliore, ci sarà la ripresa, si vede ormai la luce in fondo al tunnel e tante altre favole per i bambini dell’asilo ? Fate una riflessione su chi se ne sta andando e perchè se ne sta andando. La diaspora degli italiani, che prendono famiglia, azienda e capitali e se ne vanno all’estero, ha intrapreso un trend ormai esponenziale, dopo il 2010 questo fenomeno sembra non conoscere crisi, anzi continua a macinare rialzi su rialzi. Peccato che non sia un titolo da acquistare sui mercati finanziari perchè la sua proiezione sarebbe “long only” per usare una terminologia tecnica di borsa. Ne abbiamo discusso diffusamente anche in altri post precedenti, tuttavia non mi ero mai soffermato su un aspetto di natura qualitatitava del fenomeno in sè. Provate a chiedere a chi se ne è andato qual’è la sua propensione e fede politica. Praticamente mai vi sentirete dire che era un sostenitore del PCI o del PD, mentre nella maggioranza dei casi riceverete esternazioni di consenso, supporto e simpatia o credo per i partiti e movimenti di cultura liberale o di centro destra. In buon asostanza sono piccoli imprenditori, studenti desiderosi di fare impresa per conto loro, persone con capacità fuori dal comune desiderosi di affermarsi professionalmente, senza tralasciare i pensionati moribondi.

Potrei continuare per diverse righe a descrivere questa tipologia di italiano in fuga dal proprio paese: in questi ultimi due anni ho aiutato e dato supporto professionale a numerose dozzine di famiglie ed imprese fornendo loro gli input ed il know-how che serve per delocalizzarsi altrove, soppesando adeguatamente tanto l’aspetto fiscale quanto quello finanziario dell’idea di impresa che emigra. Me ne accorgo solo adesso che scrivo ma di esponenti di sinistra o centro sinistra che se ne vogliono andare non ricordo di averne visti, sentiti o contati. Forse la moglie di qualche artigiano aveva nostalgia del vecchio PDS, ma adesso a distanza di tempo persino lei rinnega il proprio sostegno ed consenso per quello che è diventato il nuovo PD. Gli italiani che se ne vanno rappresentano quella parte del paese che ha sempre prodotto posti di lavoro, ha generato gettito fiscale da attività d’impresa e di fatto ha rappresentato il motore economico della nazione. Se ne vanno per i motivi che conosciamo da tempo immemore, i quali tuttavia ora si sono accentuati a tal punto da trasformare la loro vita imprenditoriale in Italia un gesto di follia o di irrazionale masochismo: oppressione fiscale, inesistenza dello stato di diritto, gerontocrazia e criminalità ormai fuori controllo.

Se ne vanno anche perchè chi li dovrebbe proteggere o rappresentare almeno politicamente non esiste più. Il centro destra o chi ne faceva le veci ha perso in tutti i sensi, oltre che credibilità e ingerenza costituzionale, . Non ha saputo individuare o presentare al proprio elettorato quella proposta o quella novità in grado di rinvigorire gli animi e trasmettere una qualche sorta di speranza per il futuro a breve. Berlusconi ormai è come un Maradona azzoppato che vuole giocare a tutti i costi, facendo per questo perdere la propria squadra. Per esperienza professionale chi fa parte dell’ambiente statale o parastatale nella maggior parte dei casi anche per cultura si sente rappresentato da forze o movimenti di sinistra o centro sinistra (ammesso che questi vocaboli significhino ancora qualcosa). Proprio questa parte di elettorato non ha alcun interesse nel vedere cambiare il paese, perchè sta bene cosi come si trova: pensiamo solo all’impossibilità di licenziare nel settore pubblico. Quindi che cosa accade ? Che il numero di potenziali elettori un tempo simpatizzanti del centro destra vedrà un lento ed inesorabile declino per ragioni quantitative, mentre i sostenitori del centro sinistra saranno costantemente in ascesa, grazie al contributo che danno e daranno i vari extracomunitari e disperati che vengono fatti entrare. Il paese pertanto è destinato ad essere caratterizzato per i prossimi anni da sempre più immobilismo politico protratto da forze laburiste.

E non pensate che chi fa impresa si mette a gongolare per il nuovo senato, per la nuova legge elettorale o per l’abolizione delle provincie. L’Italia ormai non la cambi con le leggi, i decreti, il confronto dialettico o le tavole rotonde con le parti sociali. Con l’attuale assetto costituzionale non farete altro che procrastinare la morte per asfissia economica ed imprenditoriale. Il paese adesso si può cambiare solo con la violenza o con l’abolizione di numerosi diritti costituzionali, come tra l’altro è già accaduto in passato: episodi di terrorismo che obbligano a virare per scelte un tempo impopolari o per manifestazioni di piazza che per dimensione e irruenza non vediamo da decenni. Tanto per farvi capire il senso di questo assunto: la mia regione sono anni che si batte contro lo stato centrale per rivendicare maggiore autonomia impositiva e legislativa. Avrebbe senso pertanto presumere che esista un unico movimento politico che si faccia portavoce di queste istanze. Ebbene non ne esiste uno, ma ben cinque ognuno in faida con l’altro per le solite beghe di partito, tanto che ormai il tutto sembra più folklore politico che un temuto avversario politico. Per la cronaca: Indipendenza Veneta, Noi Veneto Indipendente, Plebiscito Veneto, Prima il Veneto e Chiavegato per l’Indipendenza. Quella parte della nazione che sta facendo scappare o morire i propri imprenditori si dovrebbe chiedere tra due decenni per chi lavorerà ? Difficilmente potrà ancora essere in misura diffusa alle dipendenze di qualche apparato pubblico.

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