DUBBI FINANZIARI

pubblicato in data 6 Giu 2019 | Scarica in PDF | Stampa |

Anche quest’anno con l’estate alle porte ho raccolto ed analizzato la consueta hit parade dei dubbi finanziari che assillano la mente dei piccoli investitori e risparmiatori italiani. Partiamo pertanto da inizio d’anno e cerchiamo di fare un resumè esaustivo di quanto è accaduto e di quali nubi all’orizzonte si stiano avvicinando nonostante la prossimità dei caldi mesi estivi. Durante la fine del 2018 è andato in scena un pesantissimo sell-off sui mercati azionari ed obbligazionari che ha di fatto prodotto una debacle per il risparmio gestito mondiale: comparti finanziari alternativi o market neutral che erano stati sbandierati ai quattro venti durante gli anni prima con la promessa che sarebbero stati in grado di sterilizzare eventuali turbolenze di mercato si sono in realtà dimostrati pessimi strumenti finanziari, nonostante fossero anche gestiti da prestigiose case di gestione. Il trigger event del sell-off sono state le dichiarazioni delle Federal Reserve la quale inizialmente aveva fatto presagire ad un’attesa di due ritocchi al rialzo dei tassi entro il 2019, successivamente rettificati in poche settimane dopo aver compreso la sensibilità ed il nervosismo dei mercati finanziari a tali aspettative finanziarie. Il rendimento dei Treasury a dieci anni si è inizialmente portato sopra la soglia di attenzione del 3% per poi lentamente cominciare a scendere nei mesi successivi sino ai quasi due punti percentuali di questi giorni (2.15% per l’esattezza).

I mercati azionari durante i primi quattro mesi dell’anno hanno messo a segno un poderoso recupero delle quotazioni sino a riportarsi a ridosso dei massimi storici assoluti ossia i quasi 3.000 punti per lo S&P500. Il clima di ritrovata positività è durato veramente poco in quanto la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina si è notevolmente inasprita tra le parti, facendo comprendere che peggiorerà vistosamente il suo raggio d’azione nei prossimi mesi. Questo scenario ha impattato velocemente sull’equity americana che si è contratta velocemente di quasi il 7% in appena un mese: la contrazione è stata notevolmente superiore per i titoli azionari dell’high-tech i quali rappresentano i principali attori di mercato che dovranno fare i conti con le difficoltà di approvvigionamento delle loro filiere produttive, pesantemente colpite dalle contromosse cinesi per indebolire i giganti della tecnologia americana. Quella che inizialmente sembrava una spocchiosa ostilità tra Donald Trump e Xi Jinping si è ora trasformata in una nuova guerra fredda per il controllo della leadership tecnologica mondiale. Tutta la galassia dei FAANG perde ormai oltre il 25% dai massimi storici assoluti conseguiti lo scorso anno: l’outlook in tal senso non appare essere particolarmente confortante. Anche il petrolio non è stato risparmiato visto che si sta contraendo del 40% dai massimi relativi del 2018 con una quotazione ormai prossima ai 50 dollari al barile.

Aggiungiamo a questo quadro il risultato delle recenti elezioni europee che hanno quasi ovunque indebolito gli storici partiti europei ed aperto le scommesse per il toto Brexit, quest’ultima ancora in alto mare con possibili colpi di scena durante l’estate in forza delle recenti dimissioni di Theresa May. In piena estate conosceremo chi sostituirà Mario Draghi alla guida della BCE (sempre più plausibile Jens Weidmann, attuale governatore della Bundesbank) e quali nuove politiche monetarie saranno intraprese. Proprio su tali aspettative per l’Italia appare delinearsi un outlook negativo dovuto ad un debito pubblico sempre meno sostenibile in relazione alle attuali dinamiche di crescita economica. Non a caso nelle ultime settimane le banche italiane quotate alla Borsa di Milano sono state oggetto di un pesante sell-off in considerazione della loro elevata esposizione proprio al debito pubblico italiano. A margine di questo quadro complessivamente precario, dobbiamo anche citare l’attuale stato di empasse valutario che sta colpendo da mesi Turchia ed Argentina. Rispetto a quanto accaduto nel 2018 sembra invece essere terminato il cosidetto crypto winter ossia la progressiva e lenta contrazione di tutta la criptosfera: durante il primo trimestre infatti abbiamo dapprima assistito ad una stabilizzazione delle quotazioni per le principali altcoins e successivamente ad una intensa propulsione rialzista. Qui sotto trovate riepilogata la consueta hit parade dei dubbi finanziari risalenti agli ultimi tre mesi:

Quali sono i migliori fondi monetari per parcheggiare la liquidità ?
Quali sono i pericoli in questo momento per chi detiene BTP italiani ?
La recente contrazione sui mercati azionari è destinata a proseguire ?
Cosa accade alle banche italiane in caso di una possibile crisi di governo ?
Ho un portafoglio con fondi obbligazionari in perdita, cosa mi conviene fare ?
Quali investimenti mi permettono di conseguire un rendimento annuo del 5% ?
Se voglio rischiare, mi conviene puntare sui paesi emergenti in questo momento ?
Ho visto che il Bitcoin è raddoppiato in tre mesi, conviene adesso investire in altcoins ?

I mercati azionari ed obbligazionari sono saliti quasi ininterrottamente per dieci anni cavalcando le fasi di espansione monetaria orchestrate dalle banche centrali delle economie occidentali: chi investe si è per questo abituato a mercati finanziari generalmente poco volatili e troppo dipendenti dalle misure monetarie eccezionali ed accomodanti di volta in volta attuate: pertanto l’attuale percezione del rischio è andata via via affievolendosi. La seconda parte dell’anno appare tutt’altro che rosea: i fattori di rischio esogeno ed endogeno sulla tavola iniziano a diventare troppo ingombranti ed obbligano ad una profonda revisione della propria asset allocation. Quanto abbiamo visto infatti durante la fine del 2018 ci fa comprendere che esistono veramente pochissimi comparti finanziari in grado di offrire un’esposizione neutrale al mercato oltre che essere motori di stabili performance. Per cercare di dare un aiuto con indicazioni pratiche, commenti e note tecniche all’intera community dei lettori, ho provveduto a redigere anche quest’anno il consueto report finanziario denominato INVESTMENT & STRATEGY FINANCIAL REPORT EDITION 2019 in cui sono contenute soprattutto indicazioni operative con modelli di portafoglio per effettuare un reset alla propria asset allocation: in risposta alle numerose richieste dei lettori, il report, rispetto alle precedenti edizioni, è stato volutamente semplificato nella sua esposizione e composizione per facilitarne la comprensione ed il suo pratico utilizzo.

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