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DUBBI FINANZIARI

pubblicato in data 15 Giu 2017 | Scarica in PDF | Stampa |
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Anche quest’anno in prossimità dell’estate ho raccolto ed analizzato la hit parade dei dubbi finanziari del piccolo risparmiatore ed investitore italiano. Iniziamo per gradi. Il primo semestre del 2017 sembra volgere al termine contraddistinto da un clima di esuberanza irrazionale percepita trasversalmente sia da chi amministra patrimoni conto terzi e da chi commenta l’andamento dei mercati finanziari. Quasi ovunque il messaggio è unico: long only. I mercati salgono, se è così significa che vi sono le condizioni oggettive a sostenere questa salita senza pause di respiro. Si sale dal 2009, sistematicamente e inesorabilmente. Anche ora con lo S&P500 a oltre 2.430 punti (massimi storici assoluti di sempre) il mantra che si può ascoltare quasi come se fosse un motivo di sottofondo è all’unisono sempre lo stesso: compra perchè c’è ancora spazio di salita, compra perchè gli USA sono sani, compra perchè negli States si fa ricerca, compra perchè le cinque majors mondiali che stanno cambiando il mondo sono americane (Google, Facebook, Tesla, Apple, Microsoft), compra perche i tassi sono a zero, compra perchè così fan tutti. Ho imparato a dubitare dal pensiero comune. Alcuni colleghi sono in sintonia con questa view: vi è troppo ottimismo sfacciato di fondo, il quadro che sta emergendo ricorda molto da vicino proprio l’estate del 2007 quando tutto saliva. Fino a quando non è arrivato il cigno grigio (i mutui subprime). Il 2017 è iniziato con molte incognite: Trump, Brexit, Marine Le Pen, elezioni in Germania, banche italiane e l’avanzata del populismo in Europa. Alcune di queste incertezze e minacce sono state disinnescate di recente: l’esito delle elezioni olandesi e francesi ha rasserenato almeno momentaneamente il clima di potenziale minaccia per le comunità finanziarie. Panta rhei, tutto scorre come diceva Eraclito.

Pur tuttavia non mancano gli achtung da parte di grandi e storici operatori del risparmio gestito che lanciano un vero e proprio monito ai piccoli investitori di come siano in formazione e pronte ad esplodere alcune bolle finanziarie soprattutto sull’azionario statunitense e sul debito governativo di investment grade: Larry Finck (BlackRock), Bill Gross (Janus Henderson), Mohamed El-Erian (Allianz, Pimco). Deltronde i mercati finanziari ormai sembrano aver perduto la memoria, ignorano i pericoli ed i rischi sistemici che tuttora continuano ad esistere: la colpa di questo deve essere addossata alle banche centrali di USA ed Europa che in questi ultimi tre anni anni hanno stampellato, drogato e anestetizzato i mercati come mai visto prima in precedenza. Fatalità la storia ci insegna che la crisi dei subprime trova la sua origine ed essenza in fuorvianti politiche monetarie prima espansive e successivamente restrittive a firma di Alan Greenspan. I rischi che si corrono in questo momento sono dovuti a esplosioni di volatilità improvvise conseguenti l’uscita frettolosa da alcuni mercati di molte case di gestione che a loro volta danno seguito alle richieste di smobilizzo della propria clientela. Dall’elezione di Trump (attenzione, non dal suo insediamento alla Casa Bianca) mediamente il mercato statunitense ha realizzato quasi un 20% di performance in appena sei mesi. Oltre a quanto aveva già corso in precedenza. Tuttavia vi è una considerazione da fare: Trump non ha ancora realizzato niente della sua sbandierata agenda politica. La borsa in questo momento sconta il 100% di realizzazione dei suoi punti strategici. Provate ad immaginare le conseguenze (sempre più possibili) in caso di ridimensionamento di tali punti.

Ad esempio niente programma di spesa pubblica per 1.000 miliardi in dieci anni perchè il Congresso non è disposto a gonfiare a dismisura il deficit federale. E che dire in casa nostra ? Dopo il recente voto inglese scommettiamo che nel lungo termine il Regno Unito ritornerà sui propri passi o per usare le parole del Ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, se i britannici ci ripensano sulla Brexit, l’Unione Europea è pronta a riaccoglierli. Sdoganato il voto francese, con un iperliberista a servizio delle elite dominanti, saranno il voto tedesco e soprattutto quello italiano (forse in ottobre) a scaldare gli animi. Senza dimenticare che in parallelo nello stesso lasso di tempo in Cina andrà in scena il Congresso del Partito Comunista, che dovrebbe riconfermare il mandato di Xi Jinping e la sua idea di trasformazione economica per il Dragone Rosso. Tralasciando il senso di ignoto che pervade la mia regione per il futuro che attende le due banche storiche, Veneto Banca e Popolare di Vicenza, il risparmiatore italiano medio vive in un mondo che esiste solo nella sua testa come se quanto è accaduto in questi ultimi dodici mesi non lo riguardasse. La mail tipica che ultimamente ricevo ha solitamente questo tono: come faccio a prendere un 5% senza rischiare il capitale oppure se compro il Bitcoin posso raddoppiare il capitale nel giro di tre mesi ? Le vicende che hanno colpito il sistema bancario italiano (ricordiamo il Salva Banche e l’istituzione del fallimentare Fondo Atlante) sembrano non aver prodotto alcuno stimolo ad approfondire e comprendere quanto stiamo vivendo in termini di rischi finanziari (a riguardo purtroppo lo spettro della patrimoniale in Italia si aggira come un fantasma di un passato che ci perseguita a vita). Qui sotto trovate riepilogata la consueta hit parade dei dubbi finanziari risalenti agli ultimi tre mesi:

Se fanno la patrimoniale in Italia cosa possono colpire ?
Ci sono strumenti finanziari che possono darmi una rendita del 5% ?
Quali sono le altre banche più rischiose in Italia dopo le due venete ?
Se devo comprare un titolo di stato, quale nazione mi conviene preferire ?
Ho letto che per i mercati emergenti è arrivato il redde rationem: è vero ?
Ha ancora senso comprare BTP indicizzati all’inflazione ?
Quando termina il QE di Draghi cosa può succedere ai mercati obbligazionari ?
Se volessi correre dei rischi, che rendimenti potrei sperare di ottenere ?
Meglio avere euro o dollari in portafoglio con la Trumponomics ?
A che livello possono trovarsi mediamente i tassi entro un anno ?
Esistono fondi market neutral senza commissioni di ingresso ?
In caso di forte discesa degli indici azionari, conviene entrare subito ?
Sento molto parlare dei PIR: mi conviene diversificare con questo prodotto ?
Se ho realizzato dei profitti consistenti, meglio smobilizzare ed aspettare ?

Il tema principe è comunque la percezione del rischio sugli strumenti obbligazionari, per la prima volta ci si rende conto che sono (paradossalmente) più rischiose le obbligazioni rispetto alle azioni questo sia a causa dei vari programmi di QE e sia per la messa a regime del bail-in. Ci attendono ancora eventi sull’agenda internazionale di portata rilevante, probabilmente quello più rischioso saranno proprio le elezioni politiche italiane, questo soprattutto a fronte del recente downgrade del Paese a cura di Moody’s che ritiene la nostra nazione molto vulnerabile finanziariamente parlando sia per la dimensione del debito pubblico che non cessa di aumentare e sia per il quadro politico molto incerto e fosco. Ci auguriamo tutti che la seconda parte dell’anno non produca scossoni e soprattutto cambiamenti significativi all’agenda mondiale questo più che altro per evitare tensioni sui mercati finanziari che sarebbero molto difficili da metabolizzare in assenza di strumenti risk-free a quotazioni ragionevoli. Per cercare di dare un aiuto, ricco di indicazioni pratiche, commenti operativi e note tecniche, ho provveduto a redigere anche questa estate il tanto atteso report finanziario denominato INVESTMENT & STRATEGY REPORT 2017 di 62 pagine in formato PDF in cui sono contenute informazioni operative, grafiche e macroeconomiche che dovrebbero aiutare a salvaguardare il proprio patrimonio e a guidare il piccolo risparmiatore nelle proprie scelte di allocazione per i prossimi mesi, quest’anno molto più ardue e delicate rispetto al precedente triennio. Con l’occasione invio a tutti i migliori auguri di buoni investimenti per l’inizio di questa nuova estate confidando in una Europa più forte e solidale entro la fine dell’anno.

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