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WORLD POPULATION DATA

pubblicato in data 5 Gen 2017 | Scarica in PDF | Stampa |
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Mi scrivono spesso genitori che hanno figli adolescenti i quali entro la prossima estate dovranno decidere il proprio percorso di studi, chiedendomi a mio modo di vedere quali possano essere i percorsi universitari in grado di offrire le maggiori garanzie per un inserimento nel mondo del lavoro una volta completato il loro cursus accademico. Sull’argomento abbiamo scritto numerosi redazionali ed anche uno degli ultimi pamphlet si è occupato di approfondire questa tematica, tuttavia in aggiunta a quanto già espresso in precedenti occasioni mi sento di affiancare anche una nuova tematica dominante per l’epoca che stiamo vivendo e per quelle che ci aspetteranno innanzi. La demografia. Può sembrare un argomento velleitario o di aspetto secondario invece dalla sua comprensione ed evoluzione possiamo comprendere l’economia attuale, la dinamica dei paesi emergenti, la politica estera dei players planetari, le aggressioni immigratorie al momento in atto nel cuore del Mediterraneo, gli investimenti da intraprendere nel futuro e soprattutto gli stili di vita che ci troveremo ad affrontare. Oggi più che mai studiare economia con l’intento di intraprendere investimenti sia finanziari che immobiliari significa studiare la demografia del nostro pianeta. L’ho menzionato spesso questo interrogativo da porre a qualche vostro conoscente od amico: chiedetegli a quanti esseri umani ammonta oggi la popolazione umana. Non sorprendetevi se qualcuno vi dovesse dire sei miliardi e qualcosa. In vero al momento in cui sto scrivendo abbiamo superato i sette miliardi e 475 milioni.

Solo nei primi cinque giorni del 2017 la popolazione mondiale è aumentate di un milione di essere umani al netto delle morti. Per il 2030 si stima che raggiungeremo gli 8.5 miliardi di persone e per il 2050 la soglia psicologica dei 10 miliardi: per quella data molti lettori (compreso il sottoscritto) saranno ancora vivi a meno di sorte avversa. La domanda che ci dovremmo porre sarà pertanto che tipo di vita ci attenderà in un pianeta cosi affollato in cui già oggi sappiamo che necessitiamo di un altro pianeta solo per smaltire i rifiuti che produciamo e per poterci approvvigionare di materie prime. La crescita della popolazione durante questo lasso di tempo non sarà omogenea ed uguale, condivisa pertanto in ugual proporzione tra tutte le aree geografiche del pianeta: questa è l’essenza della preoccupazione attuale. Il Vecchio Continente ad esempio perderà circa il 20% della sua attuale popolazione con evidenti problematiche riguardanti la sostenibilità finanziaria dei suoi meccanismi di welfare. Nazioni come Germania, Italia e Spagna perderanno milioni di abitanti a seguito del crollo della natalità, mentre altri paesi europei a fronte di protezionismo sociale e storici legami con altre nazioni colonia beneficeranno invece di un incremento della loro popolazione, questo è il caso di Francia e Regno Unito ad esempio. Sarà soprattutto l’Africa subsahariana a fornire il contributo più consistente con il raddoppio della popolazione complessiva entro il 2030 passando da 1.2 miliardi di persone agli oltre 2.3 previsti per il 2050. Possiamo immaginare in tal senso la pressione demografia che dovrà gestire l’Europa negli anni a venire.

Se la crisi immigratoria che stiamo vivendo fosse un libro, adesso staremmo leggendo solo la prefazione. Per fornire alcuni dati di paragone Etiopia ed Egitto (paesi che al momento non sono colpiti da conflitti civili o crisi umanitarie simili a quelli che invece sta vivendo la Siria) rappresentano rispettivamente la dodicesima e quindicesima nazione più popolata del mondo: la popolazione dell’Etiopia ammonta a oltre 103 milioni di persone, più di Spagna ed Italia messe assieme. La Nigeria con i suoi 190 milioni di persone rappresenta il settimo paese più popolato al mondo oltre che il principale motore di crescita economica per tutto il continente africano. Quelle che oggi sono considerate le nazioni più popolose del pianeta, Cina ed India, saranno caratterizzate da due dinamiche demografiche decisamente distinte. La Cina ha una popolazione di 1.385 milioni di persone contro i 1.335 milioni dell’India: sostanzialmente una differenza di appena cinquanta milioni di persone. Tuttavia nonostante questi dati entro il 2050 la nazione più popolata al mondo sarà proprio l’India, mentre la Cina, può sembrare un paradosso, subirà una contrazione di circa 35 milioni di persone. Questa è una conseguenza indiretta dei gravi squilibri demografici cinesi dovuti prima al grande balzo in avanti di Mao Tse Tung e successivamente alla politica di controllo delle nascita introdotta da Deng Xiaoping per evitare il collasso alimentare del paese. Oggi la Cina è un paese che invecchia più velocemente dell’Italia a causa del silent genocide avvenuto nelle decadi precedenti (soppressione occulta del primogenito qualora fosse stato di sesso femminile).

Non avremo solo la Cina ad essere caratterizzata da una consistente contrazione demografica rapportata alla sua popolazione, si affiancheranno ad essa anche il Giappone con una perdita netta di 25 milioni di abitanti, Germania con quasi 10 milioni in meno, Russia con meno di 8 milioni, Romania con meno di 6 milioni, Italia e Polonia con meno 5 milioni e Spagna con meno 4 milioni. Nelle economie sviluppate il tema dominante nei prossimi cinque anni sarà rappresentato dalla sostenibilità finanziaria dei sistemi di welfare and healthcare, i quali non potranno più solo basarsi sul sostegno della fiscalità diffusa, obbligando in tal mondo la moltitudine delle masse a ricorrere a meccanismi di prevenzioni privati (leggasi assicurazioni mediche) su base spontanea. Le nazioni che saranno oggetto di aggressione demografica da parte di quelle più esuberanti dovranno rivedere interamente le loro politiche sociali e soprattutto le modalità di integrazione (forzata) al fine di consentire livelli di vivibilità con conseguenze il meno invasive possibili. Ovviamente queste proiezioni prendono in considerazione i livelli di crescita attuale e stimati per i prossimi decenni sulla base dei modelli demografici con cui sino ad oggi la popolazione mondiale si è sviluppata nel tempo. Solo fenomeni esogeni di portata mondiale potrebbero modificare in misura rilevante quanto rappresentato sopra: mi riferisco in tal senso a carestie alimentari, epidemie su scala mondiale o un significativo calo delle disponibilità alimentari per improvvisi mutamenti climatici avversi. L’economia mondiale ed i mercati finanziari seguiranno a ruota il tutto: rimarrà da scoprire che tipo di seguito avremo in tal senso.

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