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SINDROME FOMO

pubblicato in data 14 Set 2017 | Scarica in PDF | Stampa |
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Ritorno su un argomento di natura socioeconomica che ormai è diventato l’essenza di questa epoca. Situazione: sono in treno e di fianco a me si siede una ragazza, penso appena ventenne, con la solita postura clichè da pariolina ossia borsetta di marca (presunta) sul braccio sinistro e luxury smartphone (evito di dire il modello) saldamente sulla mano destra. Stavo leggendo una rivista per i fatti miei, tuttavia dopo qualche dozzina di minuti la mia attenzione sulla lettura si è affievolita. Ho infatti iniziato a notare che con una cadenza di circa due minuti questa ragazza andava a controllare qualcosa sullo smartphone e lo faceva con un rituale ieratico degno di un androide. Sostanzialmente non vi erano segnali acustici o vibrazioni che avvisavano di qualcosa, ma questa teenager con una destrezza e velocità che mi impressionavano, sopratutto con il pollice destro andava ad aprire sempre le stesse due applicazioni dal desktop del suo device mobile (potete immaginare quali), osservando il display per pochi nanosecondi e subito dopo richiudendolo per rimettendosi in posizione di attesa con la mano pronta a rifare il tutto entro pochi secondi. Non ho potuto fare a meno che il tutto è andato avanti per più di quaranta minuti, senza nel frattempo che avesse scritto o ricevuto niente: semplicemente un mero rituale della serie aspetto che vedo che cosa è successo o che cosa stanno scrivendo. Ovviamente sui socials. Un’immagine val più di mille parole: potessi aver ripreso la scena allora il lettore si renderebbe conto di quanto sto dicendo. Devo dire che mentalmente ho pensato che questa ragazza fosse schizofrenica o avesse significativi problemi di igiene mentale, e lo dico non con spirito offensivo ma caso mai diagnostico.

Preciso subito che non ho lo smartphone e non ne voglio sapere di averlo, mi accontento di un vecchio e super basico cellulare GSM che può al massimo inviare un messaggio con il T9. Quando eravamo adolescenti, almeno per quelli nati agli inizi degli anni settanta, i genitori, i parenti, i conoscenti, gli insegnati a scuola e la maestra di dottrina ti dicevano tutti fino alla nausea di non accettare in nessun modo dosi di droga gratis da sconosciuti, allora andava di moda l’eroina o da fantomatiche persone che te la offrivano per provarla gratuitamente per la prima volta. La ragione era molto semplice: oltre ai danni irreversibili alla salute ed allo status sociale (essere un eroinomane non era proprio il massimo) questa produceva anche l’assuefazione. Ragione che ti spingeva a fare di tutto per procurartela successivamente (qualcuno forse si ricorda in quell’epoca i furti ai mangianastri estraibili delle autovetture). L’eroina nella seconda decade del nuovo millennio è rappresentata dallo smartphone e dalla sua interazione ossessiva nelle varie piattaforme di condivisione sociale ormai arcinote: sostanzialmente la dipendenza dai social networks. In ambito medico è stato coniato l’acronimo FOMO per descrivere questa patologia della mente (propriamente sarebbe un disordine della psiche) che significa fear of missing out. Tradotto rappresenta l’ossessione di sapere e controllare tutto quello che accade sui profili socials delle persone che conosciamo o seguiamo. Chi è padre con figli adolescenti è consapevole di come dormano ogni notte i propri cari: smartphone sotto il cuscino e controllo ossessivo del profilo e delle varie chat anche durante le ore di notte profonda.

Proprio come l’eroina, anche lo smartphone in sé oggi è diventato il principale nemico per la tua salute, la tua attenzione, la tua felicità e la tua produttività sul lavoro. Per ragioni di spazio espositivo, non mi dilungo sulle conseguenze che il suo uso prolungato e sconsiderato provoca agli occhi, all’udito (per via delle cuffiette) e alla colonna vertebrale (testa sempre inclinata in avanti con peso mal distribuito). Immagino che molti stiano inveendo contro di me leggendo questo post. Toccatemi tutto, ma non il mio smartphone, mi verrebbe da dire. Tuttavia voglio farvi fare questa riflessione. Ma a che cosa serve oggi lo smartphone ? Non mi dite lavorare perchè vi stareste mentendo da soli. L’80% del traffico dati che si sviluppa su questi dispositivi mobili è indirizzato verso Facebook, Whatsapp, YouTube ed i vari servizi di messaggistica istantanea. La produttività crolla inesorabilmente perchè si è costantemente disturbati dai vari pling e plong di allerta sonora per qualche sciocchezza, commento di haters o foto di gattini che qualcuno sta postando. Chi ha una segretaria intende a che cosa mi riferisco. Se vi capita guardate anche gli effetti che provoca sugli adulti (dai managers ai professionisti): penso sia la norma ormai osservare al ristorante un’intera famiglia davanti ognuno alla propria pizza che si fa i fatti suoi guardando qualcosa su questi dispositivi. Come l’eroina negli anni settanta, lo smartphone ti sta trasformando in un automa celebroleso con un basso livello di autocoscienza. Si pensava in passato che la tecnologia del futuro avrebbe aumentato mediamente i livelli di QI dell’intera popolazione di una nazione, scopriamo oggi che accade proprio l’opposto. Un istupidimento e imbarbarimento generale (pensiamo a quelli che attraversano la strada) dovuto per la maggiore a questi strumenti interattivi che stanno forgiando i nuovi malati mentali dei prossimi decenni (consumatori seriali di Prozac e Laroxyl).

Se lavori e devi effettivamente produrre non ti puoi permettere queste costanti e sistematiche distrazioni futili. Elon Musk, considerato l’imprenditore più illuminato del mondo, comunica con il suo entourage direttamente face to face oppure in alternativa solo via email. Lo stesso fanno tanti altri grandi tycoon: Bill Gates compreso, che ha bandito lo smartphone ai suoi figli in casa. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo come si fa a vivere senza smartphone e socials. Attenzione, non sto sostenendo l’abbandono dai socials: purtroppo il mondo odierno ci obbliga ad avere una presenza sulla rete. Solo che dobbiamo prenderli per quello che sono e possono (limitamente) offrire. Chi dice di mettere lo smartphone in modalità stand-by cosi può solo ricevere telefonate e non viene in questo modo disturbato durante la giornata, si dovrebbe porre una domanda. Ma che te ne fai allora dello smartphone, prenditi un cellulare basico. Risposta: si però in questo modo potrei dare l’impressione di essere un troglodita tecnologico che non segue la moda. Appunto: ecco cosa vi hanno fatto diventare, adepti seriali di queste grandi case tecnologiche che vi spingono a comperare devices da diversi centinaia di euro con un potenziale tecnologico che se vi va bene utilizzerete effettivamente al 10% e che nella maggior parte dei casi vi servirà per ostentare lo strumento come status symbol in società. Per questo motivo ad una riunione, ad un incontro o al ristorante, la prima cosa che si fa è porre lo smartphone subito ben in vista sulla tavola, per ostentare la propria fede del tipo all’interlocutore in fronte: io solo uno che compra Apple, io invece Samsung oppure io sono anticonformista e voglio solo Huawei. Alla fine solo pochi si accorgono che non sono loro a possedere uno smartphone, ma è questo dispositivo a possederli.

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