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Avere franchi svizzeri

pubblicato in data 24 Gen 2014 | Scarica in PDF | Stampa |
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Tutto cambia. Cambia tutto. Chi mi segue da tempo ormai confido che sia a conoscenza di questo mio pensiero, agli altri posso dire che la peggior valuta da detenere in portafoglio in questo momento sia il franco svizzero. Peggiore addirittura più dell’euro. Ora vi spiego questo statement cosi incisivo. Fino a prima dello scoppio della crisi dei mutui sub-prime con l’acme della Lehman nel Settembre 2008, il franco svizzero poteva essere considerato ancora la classica valuta rifugio, in quel periodo il rapporto di cambio con l’euro si attestava tra 1,55/1,60 il che significava che un euro valeva oltre un franco e mezzo. Con il crash Lehman inizia la fase di tensione finanziaria e paura atavica su qualsiasi forma di investimento non tangibile: prima iniziano gli operatori istituzionali e i gestori del risparmio che vanno alla ricerca di una valuta che trasmetta sicurezza (per quello che ormai può valere questo termine) equindi si buttano sul franco svizzero ed altre valute come la corona norvegese, tanti altri anche sull’oro. Passano i semestri e la crisi da finanziaria diventa sistemica, dopo che il rischio è stato nel frattempo spostato dal settore privato a quello pubblico, minando le basi di interi circuiti monetari.
La corsa al franco, anche da parte dei piccoli risparmiatori che corrono oltre frontiera ad aprire un conto di deposito in franchi svizzeri, produce un continuo apprezzamento di questa valuta contro tutte le altre durante questo periodo intermedio, portando, verso la fine di agosto 2011, in piena crisi del debito sovrano in Eurozona, il rapporto di cambio quasi verso la parità con l’euro. Per l’economia svizzera questo è profondamente deleterio in quanto compromette le esportazioni delle aziende elvetiche, per questo motivo, senza contrattare con nessuna altra autorità monetaria, laBanca Nazionale della Svizzera (BNS) il 6 Settembre 2011 annuncia il floor a 1,20 contro l’euro. In buona sostanza la banca centrale si impegna ad acquistare illimitatamente sul mercato la moneta unica sia per supportarla e sia al tempo stesso per consentire al franco svizzero di indebolirsi: in quella occasione dichiara che non consentirà mai più al rapporto di cambio EUR/CHF di scendere sotto la soglia prestabilita (floor) di 1,20. Vi invito a visionare un grafico del rapporto di cambio a tre anni e noterete voi stessi l’andamento ormai appiattito intorno a questo livello stabilito dalle autorità monetarie elvetiche. Al momento in cui sto scrivendo il cross è prezzato a 1,2250.
Chi ha avuto modo di leggere la mia pubblicazione annuale denominata Investment & Strategy potrà confermare che nell’edizione redatta nell’estate del 2011, prima quindi che la BNS annunciasse il floor a 1,20 sconsigliavo vivamente di effettuare depositi in franchi svizzeri o cambi di valuta visto ormai il livello di apprezzamento che aveva caratterizzato la    divisa elvetica. Nelle edizioni annuali successive questo tipo di monito è sempre stato ribadito e sottolineato. Oggi la Svizzera non è più un porto sicuro soprattutto in caso di crisi sistemica o finanziaria all’interno dell’area euro o peggio ancora di crash della moneta unica. La motivazione si trova negli oltre 500 miliardi di euro in riserve valutarie detenute in portafoglio dalla BNS: queste riserve sono state accumulate crescendo vistosamente in dimensione in questi ultimi due anni per consentire di arginare la discesa del tasso di cambio e quindi garantire che il franco svizzero non si possa più apprezzare. Tradotto questo significa che in caso di crash in Eurozona dell’euro i primi a pagarla cara saranno proprio i contribuenti svizzeri, la loro banca centrale e tutto il sistema bancario elvetico con i primis le grandi banche sistemiche e cantonali che saranno tutti colpiti da instabilità, svalutazione e possibile detonazione finanziaria.
La Svizzera oggi è un paese in bolla valutaria che pagherà presto la sua folle scelta di drogare artificiosamente la propria moneta: ogni divisa infatti può essere concepita come se fosse la valvola a pressione in una pentola d’acciaio. Se le impedite di fischiare quando la pressione è elevate all’interno, basta aspettare e si verificheranno prima bolle e dopo crash interni. Inoltre se l’Eurozona uscirà lentamente da questa fase di stallo (le elezioni di maggio saranno il punto di svolta) allora il franco non farà altro che svalutarsi (al pari dell’oro) ritornando naturalmente tra 1,40 e 1,50. Questo significa che chi ha cambiato euro contro franchi in questi ultimi tre anni subirà perdite nell’ordine tra il 15 ed il 25% a seconda di quanto hanno cambiato. Ora considerate a riguardo che mi è capitato di visionare questa estate dossier titoli di investitori privati che hanno comprato obbligazioni svizzere o effettuato depositi in franchi tramite gestioni di patrimonio personalizzate con banche svizzere in cui il rapporto di cambio si attestava tra 1,15 e 1,25 senza dimenticare le varie commissioni di gestione sul portafoglio o gli oneri di mantenimento del conto. La Svizzera è ormai superata, non tutela più niente e soprattutto nessuno, almeno sul fronte finanziario, anche loro dovranno cambiare molto presto il loro modello di business.

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