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Natale quanto stavo male

pubblicato in data 24 Dic 2011 | Scarica in PDF | Stampa |
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Per una volta tanto non fatemi parlare solo di economia visto che ormai abbiamo tutti la nausea a forza di ascoltare giornali e televisione che non parlano altro che di Monti ed il suo Decreto Salva Italia. Non so voi, ma per me il peggior periodo dell’anno è sempre stato il mese che intercorre tra il 7 Dicembre ed il 7 Gennaio ovvero il periodo pre e post Natale, perchè è associato ad un insieme di circostanze a cui difficilmente si può scappare. Sto parlando del periodo dell’anno in cui le giornate sono più buie, sto parlando delle visite ai e dei parenti, sto parlando della corsa obbligata a comprare e fare i regali, sto parlando delle mega abbuffate tra cene e conviviali con parenti e colleghi di lavoro prima e dopo il 25 Dicembre. Un periodo dell’anno in cui freneticamente e spesso contro voglia bisogna essere disponibili a molti compromessi e momenti di aggregazione sociale forzata.
Certo quando si è bambini invece è il momento più aspettato di tutto l’anno perchè ci sono le vacanze di Natale, i regali da ricevere, i dolci da mangiare e molto spesso anche la neve con cui giocare (almeno per chi vive nelle regione del settentrione). Alla nausea ci si arriva a forza di abitudine ed imposizione rituale durante il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, in cui per obbligo familiare si deve presenziare al pranzo di Natale con tutto il parentado, in mezzo agli anziani che parlano di malati, morti e persone sofferenti. Come non ricordare il pranzo che inizia alle dodici della mattina e termina alle diciotto del pomeriggio in conclusione della tombola natalizia di famiglia, come non ricordare i nonni che sorseggiano rumorosamente con il cucchiaio la minestra con il brodo di gallina tenendo il piatto inclinato, come non ricordare il panettone ed il pandoro che ti vengono offerti sino allo sfinimento assieme allo zampone, le lenticchie, il manzo lessato e tanto altro ancora.
Per i tre giorni che precedono il Natale, la televisione non fa altro che continuare a contemplare come gli italiani si apprestano a vivere e preparare la vigilia ed il pranzo del 25 Dicembre comperando generi alimentari al di là di ogni ragionevole buon senso. I tre giorni successivi invece vengono impiegati a mostrarci come smaltire l’eccesso di calorie ingerite o come riciclare gli avanzi e le cibarie avanzate dopo gli opulenti baccanali. Io sono riuscito a resistere fino a che ho potuto, più che altro per non scontentare mamma e soprattutto papà, e perchè ero stanco di dare ogni anno spiegazioni sul perchè non mangio carne e perchè sono vegetariano con una tavolata imbandita di ogni sorta di carnagione. Quando ho compiuto trent’anni mi sono sentito come Obama e mi sono detto “Yes I can” e ho detto basta e posto fine a questi riti tribali che precedono e seguono il Natale, che di spirituale o religioso oggi hanno veramente molto poco. Da allora il peggior periodo dell’anno fin qualche anno prima è diventato il periodo più atteso e desiderato di ogni anno.
Primo, perchè mi trasferisco in un paese più caldo per almeno un mese oppure me ne vado in vacanza al sole proprio nelle settimane che anticipano o precedono il Natale. Tentare di parlare con me al telefono diventa quasi impossibile, questo per evitare di fare e ricevere centinaia e centina di telefonate di auguri. Secondo, perchè la vigilia ed il giorno di Natale faccio tutto tranne che starmene seduto a ingozzarmi di cibo, standomene volutamente lontano dai parenti. Passo quasi tutta la giornata all’aria aperta, stoicamente digiunando per l’intero giorno con la consapevolezza che durante il Natale viene gettato nella spazzatura più cibo di qualsiasi altra settimana nel corso dell’anno. Ho anche smesso di mandare sms ed email di auguri generici come va di moda oggi per la la maggior parte dei casi: consiglio di farlo anche a voi per l’anno prossimo, è veramente il migliore antistress del mondo. Anyway, a tutti i lettori di questa web community, invio un sincero e fuori dal coro augurio per queste sante festività nella speranza che le vostre scelte di investimento per i mesi che ci aspettano saranno vincenti e profittevoli. Come scrisse Leonardo Sciascia, unicuique suum.

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