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La proposta della health tax

pubblicato in data 25 Giu 2012 | Scarica in PDF | Stampa |
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Ho avuto modo di parlarne recentemente anche in televisione, l’argomento è chiaramente antipopolare, ma una volta spiegati i benefici che verrebbero generati il consenso è stato veramente notevole con elevato apprezzamento. La Health Tax(volgarmente la tassa sulla salute) rappresenta uno dei sette pilastri sui quali poggia il piano di rilancio dell’economia italiana che ho proposto nella speranza che qualche forza politica se ne faccia portavoce (il primo pilastro è costituito dagli OTIF). La Tassa sulla Salute nasce con lo scopo principe di eliminare la tanto odiata IRAP che contribuisce con i suoi 40 miliardi di gettito alla copertura della spesa sanitaria (112 miliardi stimati per il 2012). Chi fa impresa sa che cosa significa pagare l’IRAP, un’imposta che grava sulle aziende a prescindere dalla effettiva redditività conseguita (vi rimando al calcolo del relativo imponibile per comprenderla fino in fondo). L’IRAP non esiste negli altri paesi occidentali, se provi a spiegarla ad un giornalista straniero, ti guarda come se gli stessi facendo una candid camera. Si parla tanto di rilanciare il lavoro in Italia, ma con la presenza di una questa tassa è impossibile raggiungere questo fine.
Proprio l’IRAP è inoltre ad essere maggiormente responsabile di un Total Tax Rate in Italia di oltre il 60%. Non è possibile pertanto eliminare l’IRAP se non si individua una copertura finanziaria residua di oltre 40 miliardi di euro di gettito annuo. L’IRAP può essere pertanto solo sostituita da un’altra imposta per adesso. La mia proposta prevede l’istituzione della Health Tax appunto, ovvero una tassa che non colpisce chi crea lavoro, occupazione e gettito fiscale, ma casomai che colpisce tutti i contribuenti fisici (quindi non le aziende) che devono partecipare alla spesa sanitaria in base a quanto gli stessi per ragioni di probabilità saranno imputati a generarla nel corso degli anni. Questo significa che qualora questa imposta venisse istituita i contribuenti italiani dovranno pagare in base a determinati livelli e parametri fisiologici caratterizzanti un determinato stile di vita alimentare. Ad esempio chi è obeso, chi fuma, chi beve smodatamente, chi non cura la propria salute, chi abusa di un regime alimentare ricco di zuccheri e proteine sarà chiamato a pagare notevolmente di più di chi invece non rientra in queste categorie.
Il calcolo dell’imposta avverrebbe attraverso un algoritmo che riepiloga le principali variabili fisiologiche dell’organismo umano (dai trigliceridi al colesterolo e così via). La Health Tax rappresenta una strada obbliga se vogliamo mantenere in piedi un sistema di assistenza sanitaria il più efficiente possibile in quanto genererebbe meccanismi virtuosi di consapevolezza e responsabilità nei contribuenti stessi, chiamati a rispondere per le loro scelte di vita. Un ragazzo obeso ad esempio è destinato a diventare un cardiopatico o un diabetico a 50 anni, e questo impatterà sui costi della spesa sanitaria complessiva negli anni a venire. Chi sceglie di ingozzarsi di hamburger o di fumare accanitamente è destinato ad avere una elevata probabilità di contrarre una neoplasia al colon o ai polmoni, rappresentando quindi attraverso le sue cure un costo da scaricare sulla fiscalità diffusa. La dinamica demografica che caratterizza il nostro paese al pari di altre economie occidentali non ci permette di mantenere in essere l’attuale modo di erogare prestazioni di assistenza sanitaria per i prossimi anni, obbligando ad alzare progressivamente la contribuzione privata obbligatoria (leggasi aumento dei ticket).
Con la Health Tax invece si creerebbero i presupposti per limitare i fenomeni di sovraconsumo (pensate ai farmaci da banco che vengono venduti in confezioni di quattro blister quando ne basterebbe solo una) o alle cure che devono essere riconosciute a chi ha abusato nella sua vita di un regime alimentare sconsiderato, nonostante i vari richiami del suo medico di base. Sappiate che solo il 30% degli italiani riceve cure ed assistenza dalla copertura sanitaria di Stato, il restante o si cura nel settore privato o non ne fruisce mai (per sua fortuna). Questo significa che la maggior parte di noi paga una quota consistente delle proprie imposte per far curare poco più che un terzo della popolazione. Infine voglio tranquillizzare i lettori impauriti: la Health Tax non presuppone il totale abbandono dello Stato nei confronti di un malato, paziente o infortunato, infatti i casi di emergenza con pericolo di vita verrebbero sempre e comunque garantiti a tutti. Quello con cui dobbiamo iniziare a convivere, soprattutto con l’esigenza di risanare il bilancio del nostro paese, è che non può essere più garantito un tipo di intervento ed assistenza globale a tutti, costi quel che costi. La necessità di abbassare il carico fiscale su ogni contribuente e soprattutto sulle piccole e medie imprese ci obbliga a rivedere la modalità di formazione della spesa sanitaria ed anche la sua stessa fruizione in base a livelli di ricchezza ed emergenza.

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