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Quegli interessi sul debito

pubblicato in data 17 Ott 2013 | Scarica in PDF | Stampa |
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Mi capita sempre più spesso di partecipare a questo o quel talk show all’interno del quale l’interlocutore di turno a cui viene data la parola sputa sentenze sul debito pubblico, su che cosa si dovrebbe fare e su come si dovrebbe intervenire una volta per tutte per risolvere l’annosa vicenda di questo debito. Per cui si va da chi propone con grande disinvoltura la cosidetta ristrutturazione del debito senza sapere che con questo termine sul piano tecnico significa effettuare solitamente un haircut su un determinato ammontare da rimborsare. Tradotto per il piccolo risparmiatore ed investitore questo produce un default parziale assistito, vale a dire che se avevate investito Euro 100.000 su un determinato titolo di stato quest’ultimo vi potrebbe essere rimborsato al 60/70/80/90% del valore facciale oppure essere sostituito con un titolo dinuova emissione con una scadenza più lunga, un interesse inferiore e un importo nominale scontato al 60/70/80/90% rispetto a quello che avevate sottoscritto. Recentemente oltre alla famosa patrimoniale o all’ipotetico prelievo del 10% sulle giacenze bancarie, si vocifera nelle sale di negoziazione anche del congelamento degli interessi sui titoli italiani nei confronti dei soli soggetti fisici detentori del titolo.
Prima di proseguire voglio aprire una parentesi su questo tema con l’intento di fare chiarezza: provate a chiedere ad un amico, conoscente o consulente finanziario a quanto ammontano gli interessi che il nostro paese paga sullo stock di debito pregresso. Le risposte vederete che andranno dai 90 ai 100 miliardi: purtroppo tale dato è errato in misura anche considerevole in quanto spesso si fa confusione tra gli interessi passivi che gravano sull’Amministrazione dello Stato e gli interessi invece che gravano solo sul debito pubblico. In questo caso ci viene in aiuto il Bilancio Semplificato dello Stato il quale a seguito della Legge di Bilancio 2013/2015 stima in previsione gli interessi passivi totali per il 2013 in 89.7 MLD, per il 2014 in 95.2 MLD e per il 2015 in 99.8 MLD. Da come potete comprendere in via embrionale il carico fiscale complessivo sarà considerevolmente in aumento: questo vi deve portare a riflettere come nei prossimi anni si riuscirà a far fronte a  tali nuovi incrementi, soprattutto in considerazione del fiscal compact e della contrazione ormai certa delle entrate. Non dimenticate inoltre il rischio che più di tanto non è stato adeguatamente soppesato legato al sempre più plausibile downgrade del rating finanziario, il quale potrebbe impattare ancora di più sul capitolo di spesa relativo agli interessi passivi.
Ritorniamo adesso proprio a quest’ultimo: si tende infatti a confondere sempre più spesso questa posta con la voce di spesa riferibile solo agli interessi sul debito pubblico che ammontano (secondo la stima della Legge di Bilancio) in 76 MLD per il 2013, 82 MLD per il 2014 e 88 MLD per il 2015 (gli importi sono stati arrotondati per eccesso in modo da farvi ricordare con semplicità che ogni anno questi ultimi aumentano di 6 MLD). Oltre agli interessi passivi sul debito, lo Stato tuttavia pagaanche gli interessi passivi sui prodotti postali tradizionali (buoni e conti postali) che ammontano a 7.5 MLD, cui si aggiungono 3 MLD per i conti di tesoreria degli enti locali e altri 2 MLD tra interessi sui mutui contratti dalla Cassa Depositi e Prestiti unitamente agli interessi di mora di varia natura. Il tutto sommato porta all’importo complessivo di cui facevamo menzione prima ovvero 89.7 MLD per il 2013 e cosi via. Da questo estratto si evince intanto che una quota considerevole della posta complessiva riconducibile agli interessi passivi in Italia si paga anche per onorare depositi e prestiti decisamente riconducibili a soggetti italiani (enti locali e clientela postale), il tutto per oltre 15 MLD di Euro ovvero il 17% in quota frazionaria. Lo stock di debito pubblico è per il 65% detenuto da residenti italiani di varia natura banche, fondi pensione, risparmiatori privati ed enti locali: più di due anni fa la percentuale ammontava al 55%.
Poco più di un terzo invece è detenuto da soggetti esteri di cui come si è già fatta menzione in un precedente redazionale non è possibile identificarne la geografia per ragioni prettamente tecniche in quanto i titoli di stato sono titoli al portatore e quindi fuori dai confini nazionali diventano di dubbiosa tracciabilità. Ricordo che questo vale per qualsisi paese e non solo per l’Italia. Immaginate sempre la famosa Deutsche Bank che interviene ad un’asta di titoli italiani e lo fa su mandato di un fondo pensione delle Isole Filippine da cui ha ricevuto istruzioni di sottoscrizione in nome proprio ma per conto terzi. Il titolo viene acquistato da un intermediario tedesco, il quale lo consegna successivamente ad un soggetto asiatico, il quale a sua volta lo può più avanti rivendere telematicamente ad altro soggetto. Ora per chiudere a chiosa questo redazionale non ci dovremmo stupire a fronte di quanto rappresentato sopra se più avanti (18/24 mesi) qualche governo o autorità sovranazionale proponesse il congelamento degli interessi sul debito esclusivamente per i residenti fisici italiani, escludendo intermediari e attori del mondo finanziario: questo tipo di eventualità sta diventando di possibile applicazione pur di non allarmare chi detiene il titolo fuori confine.

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