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Killing me softly

pubblicato in data 8 Ago 2008 | Scarica in PDF | Stampa |
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Quando facevo il dee jay nei villaggi turistici nell’estate del 1996 il pezzo apripista che preferivo si intitolava “Killing me softly” del gruppo hip hop The Fugees, una cover remixata per la musica dance che quell’anno ottenne un successo sfrenato nelle classifiche musicali inglesi ed americane. A distanza di tanti anni conservo ancora gelosamente quel fenomenale disco in vinile. Letteralmente la traduzione del titolo della canzone in italiano sarebbe “uccidimi dolcemente”. Rimane per me una sorpresa apprendere come questo pezzo musicale sia ritornato prepotentemente di moda in questa estate non nelle piste delle discoteche, quanto piuttosto alle pompe di benzina statunitensi. Non vi è americano medio che non la canti quando si fermi per il rifornimento con il suo mastodontico suv alla stazione di rifornimento. I suv americani stanno letteralmente uccidendo dolcemente i loro proprietari ormai non più in grado di sostenere finanziariamente sia il pagamento delle rate dei light leasing quanto il costo del pieno di benzina (gasoline). Tanto per fare un esempio pratico, un gallone di benzina (3,8 litri) costa adesso 4 $, che per l’Homer Simpson di turno è un prezzo fuori dal mondo: considerate infatti che durante la crisi petrolifera di fine anni settanta il massimo prezzo pagato fu di 3,5 $ ! Fino a tre anni fa il costo si aggirava a 1,50 $ al gallone. Per dare un ulteriore elemento di paragone, il resto del mondo paga un gallone dai 2$ della Cina agli oltre 8$ in Europa !
Negli States lo scenario automobilistico si sta rendendo insostenibile, considerate che un americano medio, viste le ampie dimensioni dei distretti urbani, percorre normalmente più di 100 km al giorno per recarsi al lavoro, fare la spesa al jet market e fermarsi per un cheese burger da Mc Donald. I giornali di annunci economici di seconda mano sono invasi da offerte di vendita a prezzi regalati di questi bestioni della strada: ma nonostante il prezzo regalato, non se li fila comunque nessuno ! Persino le concessionarie di auto nuove propongono sconti anche del 40 % purchè qualche folle sprovveduto se li porti via. Sembrano invece paradossali per il tipico stile di vita americano le richieste di acquisto e prenotazione delle cosidette compact car, le utilitarie europee e giapponesi dalle dimensioni contenute, ma dai costi di gestione paradisiaci a confronto.
Per la prima volta la mentalità “super size” dello yankee obeso ovvero tutto esageratamente molto grande sembra subire una pesante sconfitta, che come perdente clamoroso identifica proprio la grande major automobilistica americana: la General Motors, il cui logo GM è stato recentemente ribattezzato come acronimo di Gigante Morente. La General Motors è stata sino a qualche anno fa la più grande azienda automobilistica del pianeta ed anche la prima corporation per fatturato prodotto: nata come holding negli anni trenta dalla fusione per incorporazione di quattro marchi storici dell’industria automobilistica americana (Buick, Chevrolet, Oldsmobile e Pontiac), ha cavalcato come leader di mercato per decenni le scene del panorama automobilistico planetario imponendo i suoi oltraggiosi veicoli ovunque, sino a quando non si è scontrata con la lean production di Toyota (attualmente il più grande costruttore automobilistico del mondo). Lo scontro è stato fatale, per non dire mortale, infatti senza esagerazioni possiamo dire che General Motors è ormai avviata ad una lenta ed inesorabile morte industriale e finanziaria.
I fondamentali sull’azienda di Detroit hanno raggiunto proporzioni allarmanti: crollo delle vendite oltre il 30 %, quattro trimestri consecutivi con ingenti perdite, solo l’ultimo con oltre 15 miliardi di dollari, le agenzie di rating hanno emmesso un pesante downgrade sul titolo al limite ormai della spazzatura,  non si placano le voci di possibile fallimento del gruppo per insolvenza finanziaria, il titolo azionario GM ormai in caduta libera a 10$ per azioni (il minimo degli ultimi cinquant’anni). Il famoso suv Hummer dai consumi sconsiderati è uno dei marchi di punta del gruppo americano che ha fatto dell’abbondanza delle forme e dei consumi sfrenati la sua strategia di mercato per distinguersi dagli altri produttori. Una scelta che a distanza di tempo adesso più che mirare alla distinzione stia lentamente portando all’estinzione.
Il ruolo ed il peso della GM negli USA è superiore a quello della Fiat per il nostro paese, se l’azienda di Detroit dovesse incorrere in un default finanziario (ormai sempre più prossimo ed inesorabile) le conseguenza per l’economia statunitense sarebbero pari ad uno shock finanziario con effetti domino su decine di grandi corporations, e tutto questo in piena crisi subprime e nel pieno di una depressione economica. Sarà curioso a questo punto conoscere che tipo di intervento adotteranno le autorità di governo statunitensi per impedire anche a questo bubbone finanziario di implodere. In ogni caso tutti gli interventi di salvataggio recentemente effettuati dallo Zio Sam avranno presto ripercussioni sulle tasche dei contribuenti americani e sulla quantità e qualità dei servizi erogati dalle agenzie federali. Per quanto ossigeno continui a dare ad un malato terminale per tenerlo in vita, sai perfettamente che prima o poi dovrà soccombere fisicamente.  A questo punto sempre per rimanere in tema discografico, mi sento di consigliare a tutti i dee jays americani di rilanciare un originale successo canoro italiano del 1989 di Francesco Salvi intitolato “C’è da spostare una macchina”: potrebbe infatti diventare il sottofondo musicale ideale da far risuonare all’interno delle spaziose hall di accoglienza delle concessionarie americane mentre gli ufficiali giudiziari sono occupati ad effettuare i pignoramenti federali, ormai inutili tanto quanto i bestioni a quattro ruote.

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