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La scommessa elvetica

pubblicato in data 7 Feb 2014 | Scarica in PDF | Stampa |
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Voglio ritornare nuovamente su un argomento di cui mi sono stati chiesti in continuazione ulteriori approfondimenti in considerazione dei rischi oggettivi e sistematici che oggi presuppone la detenzione di liquidità in franchi svizzeri. Ho avuto modo di esplicitarne la dinamica all’interno di un precedente redazionale cui tuttavia molti lettori ne hanno compreso con difficoltà il contenuto. Riproviamo pertanto a dare una ulteriore rappresentazione. Tanto per cominciare ricordiamo che il nome antico della Svizzera era Helvetia, in onore al popolo degli Elvezi, una popolazione di origine celtica stanziatisi in quello che oggi è l’altopiano svizzero: questa popolazione è sempre stata descritta come ricca di metallo giallo e amante della pace. Ora gli svizzeri o meglio le autorità monetarie elvetiche stanno letteralmente scommettendo sulla salvezza e tenuta dell’euro. Facciamo un passo indietro. Dal 2008 con l’innesco della Nuova Grande Depressione, il mondo del risparmio gestito, mosso da isteria finanziaria, si è buttato a comprare valute forti, visto prima quello che era accaduto agli USA e successivamente quanto è emerso in Europa. Sostanzialmente si temeva prima per le sorti del dollaro e ora soprattutto per le sorti dell’euro.
Questa corsa sfrenata all’acquisto di franchi svizzeri vendendo al contempo euro ha prodotto un elevato apprezzamento del rapporto di cambio EUR/CHF. Per capire quanto vi descriverò immaginate che il rapporto di cambio sia un titolo azionario e come tale può oscillare aumentando o diminuendo di valore. In epoca pre-crisi questo cross valutario valeva 1.60 e nel momento di massima tensione è arrivato a valere quasi 1.0 verso la fine di agosto 2011. Questo ha di fatto comportato che ciò che era venduto in franchi svizzeri diventasse molto piu caro e non conveniente per chi aveva in portafoglio la moneta unica. Esempio: se volevo comprare un appartamento sul lago di Lugano nel 2008 che costava CHF 300.000 avrei dovuto spendere quasi € 190.000. Ora immaginiamo che non vi sia stata inflazione, lo stesso appartamento nel 2011, se fosse ancora disponibile sul mercato al medesimo prezzo in CHF mi sarebbe costato quasi € 270.000. Da quel periodo sino ai giorni nostri, dopo che la Banca Nazionale Svizzera ha istituito il floor a 1.20 sul tasso di cambio EUR/CHF una infinità di piccoli investitori e risparmiatori ha cambiato euro contro franchi svizzeri depositandoli solitamente presso banche elvetiche per paura della fine del mondo e della fine dell’euro.
Quindi per ricapitolare, l’uomo della strada ha venduto l’euro per comprarsi il francoquando il tasso di cambio era ormai arrivato ad un punto di non ritorno: area compresa tra 1.15 e 1.20. Il nostro buon padre di famiglia otterrebbe un profitto in conto capitale solo se il rapporto di cambio scendesse oltre 1.15 (cosa istituzionalmente impossibile per volontà della Banca Nazionale Svizzera). Il buon padre di famiglia si è comportato in questo modo per preservare parte delle sue disponibilità finanziarie temendo il collasso dell’euro, unica eventualità che farebbe apprezzare il rapporto di cambio (creando tuttavia altre drammatiche criticità alla Svizzera ed alle sue banche). Dall’altra sponda abbiamo la BNS che per non compromettere la propria economia e soprattutto le esportazioni elvetiche ha deciso di agire manipolando il mercato. In che modo lo ha fatto e continua a farlo ? Vendendo franchi svizzeri e comprando euro, proprio quella moneta da cui invece sta scappando il pubblico retail. A che tasso sta effettuando queste operazioni ? Intorno ad un valore medio del rapporto di cambio a 1.20: penso che ora vi sia tutto più chiaro e soprattutto siano ben identificati sia i rischi ed i profitti per entrambe le parti.
Da un lato abbiamo il piccolo risparmiatore che ha venduto gli euro temendone la fine a breve termine, dall’altro versante abbiamo invece l’autorità monetaria di terra elvetica che in contemporanea vende franchi per comprare la moneta unica. La Banca Nazionale Svizzera sta letteralmente scommettendo sul salvataggio e messa in sicurezza dell’euro e sul miglioramento strutturale di tutta l’eurozona, cosa che consentirà quindi di far apprezzare l’euro nei confronti del franco, portando il rapporto di cambio a 1.4 o anche oltre. Hanno in portafoglio miliardi di euro in qualità di riserve strategiche accumulate in questi anni per controllare e mantenere artificiosamente il rapporto di cambio. Se invece l’euro dovesse veramente crashare o breakare allora la Banca Nazionale Svizzera si troverebbe nelle condizioni di implodere su se stessa trascinandosi la cosidetta solidità delle grandi banche sistemichedi terra elvetica. Se invece l’euro migliora il proprio outlook e ne esce rafforzato come nuova valuta di riferimento mondiale, allora la BNS vedrà i benefici di questa scommessa finanziaria grazie all’apprezzamento dei miliardi di euro che detengono, mentre il pubblico retail andrà in contro a perdite in conto capitale per la detenzione di franchi svizzeri che eroderanno abbondantemente le loro disponibilità e depositi. Non dovreste avere dubbi su chi sarà vincitore e chi sarà perdente.

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