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Notte guerriera

pubblicato in data 19 Ott 2011 | Scarica in PDF | Stampa |
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Quando avevo sedici anni ogni martedì notte tra le 22:00 e le 23:30 andava in onda un seguitissimo programma musicale su Radio Abano Network denominato “ Notte Guerriera” in studio a far girare i piatti (dischi in vinile) c’era l’allora notissimo dee jay emergente Moka, uno tra i primi in Italia ad imporre la musica techno nelle discoteche di tendenza italiane. Il mio sogno a distanza di tanti anni sarebbe quello di sentire parlare ancora tra i giovani ragazzi di una “notte guerriera”, quella che ci vorrebbe in questo paese per svegliarlo dal torpore che lo ha ormai ingessato e condannato ad un lento ed inesorabile declino verso la povertà endemica e il disagio sociale.
I media nazionali sono oggi indaffarati a commentare e analizzare i fatti di cronaca avvenuti recentemente a Roma, condannando la protesta e l’escalation di violenza che abbiamo visto tutti alla televisione. Lungi dal giustificare quanto accaduto, ma credete veramente di poter fare le famose riforme in Italia senza provocare analoghe situazioni di protesta e malcontento oppure assistere in tutto il paese ad una notte guerriera ? Questa  nazione si basa su un conservatorismo quasi medioevale per cui il vecchio e l’anziano prevarranno sempre sul nuovo e sul giovane. Per chi non lo sapesse ancora e vivesse in un mondo di favole, rane magiche e folletti volanti, in Italia fare le riforme significa togliere privilegi e benefits a milioni di italiani.
In un paese con 19 milioni di pensionati e 4 milioni di dipendenti pubblici la medicina da ingoiare per consentire alla popolazione di potere avere ancora una qualche sorta di speranza ed un futuro meno grigio e cupo consiste in licenziamenti coatti per il settore pubblico, riduzione dei tetti pensionistici, allungamento dell’età pensionabile (soprattutto per le donne), aumento della tassazione indiretta, abbattimento brutaledei costi di rappresentanza popolare, diminuzione dei servizi di assistenza e previdenza sanitaria, eliminazione di quasi tutti gli ammortizzatori sociali a cui gli italiani sono sempre stati abituati e su cui hanno sempre potuto contare ad ogni sentore di malcontento popolare. E chi se la prende la voglia e la responsabilità di andare davanti al paese e dire: “Signori, the party is over, la festa è finita”.
Altro che sommosse e scontri a Roma, assisteremmo allora ad una vera e propria notte guerriera su tutto il territorio italiano con una escalation di violenza e paura che nemmeno durante gli anni di piombo abbiamo visto. Gli italiani sono stati sempre troppo viziati ed accontentati contro ogni logica razionale da qualsiasi esecutivo che pur di non generare  malcontento popolare ha sempre assecondato ogni desiderio. Al momento tornare indietro e limitare il protezionismo sociale che ha garantito benessere e prosperità (tuttavia a costi economici elevatissimi scaricati sulle future generazioni) avrà conseguenze nefaste per l’intera popolazione. Di certo chi ha risorse e disponibilità finanziarie metterà in cantiere l’idea di andarsene quanto prima in un altro paese per vivere più serenamente.
Quanto sta accadendo oggi con il solito nauseante conteggio sulle probabilità di vittoria elettorale con questa o quella alleanza politica, trasmette la sensazione che molto presto questa notte guerriera arriverà quanto prima. Guardatevi che cosa succede in Grecia per le strade attraverso i canali di informazioni indipendente su YouTube oppure guardatevi il film “Diario di un saccheggio” che racconta l’escalation di violenza sociale che ha colpito l’Argentina dieci anni or sono durante il suo crack. Il futuro che ci aspetta non è poi cosi tanto torbido o indefinito. L’unica salvezza, si fa per dire, sarà l’instaurazione di un governo tecnico imposto dall’alto, che metta prima le mani nelle tasche dei piccoli risparmiatori e dopo inizi la ristrutturazione forzata dell’amministrazione pubblica potendo contare sull’esercito nelle piazze e lungo le strade per gestire e contenere l’escaltion di violenza sociale durante una notte guerriera.

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