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Una rivoluzione della mente

pubblicato in data 6 Mar 2012 | Scarica in PDF | Stampa |
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Da mesi ormai sta aumentando in misura sempre più consistente il numero di email inviate da mamme preoccupate per il futuro professionale ed occupazionale dei loro figli, in particolar modo mi chiedono su quali corsi universitari o in quali paesi dovrebbero indirizzare la preparazione accademica per metterli nelle condizioni di poter avere più chance possibili una volta completato il loro percorso di formazione scolastica. Ahimè proprio le loro ridondanti cure materne e la voglia di proteggerli dal nuovo che avanza rappresentano oggi le più aberranti attenzioni che si possano ricevere in procinto di indirizzarsi sul nuovo mondo del lavoro che verrà. Iniziamo con il decretare la fine per sempre dei percorsi di studio troppo canonici o convenzionali che un tempo si era abituati a intraprendere certi che i sacrifici sarebbero stati successivamente ben ricompensati.
Non so se ve ne siate accorti ma siamo in piena rivoluzione industriale, una parte della old economy nei paesi occidentali sta lentamente morendo ed assottigliandosi, mentre al contempo una new economy si sta ormai consolidando da tempo. Nell’immaginario popolare il termine new economy ha ancora un accezione negativa in quanto correlato allo sboom e flop delle quotazioni dei titoli azionari che agli inizi del nuovo millennio prima infiammarono i listini e subito dopo li purgarono. Siamo in piena rivoluzione in quanto stanno scomparendo lavori, professioni ed occupazioni che ormai sono obsoleti o medioevali in contrapposizione alla velocità con cui si sta muovendo tutta l’economia planetaria. Pensate ancora che abbia senso studiare per fare il geometra, il ragioniere o il perito industriale ? Pensate che una laurea in giurisprudenza vi apra le porte per il mercato del lavoro (a meno che vostro padre non abbia già uno studio notarile avviato) ? Pensate che in un paese come il nostro che esporta all’estero eccellenze ed intelligenze fuori dell’ordinario ed importa manodopera extracomunitaria generica priva di specializzazione, la risposta sia ancora pensare ad opportunità occupazionali tipiche della metà degli anni novanta ?
Il processo di trasformazione ed evoluzione che sta vivendo anche l’Italia a seguito della concorrenza di Cindonesia ci deve portare a rivedere completamente quelli che sono i driver occupazionali attesi per il futuro ormai imminente, chi non mette a fuoco queste priorità è destinato ad essere messo in quarantena occupazionale. Stanno scomparendo milioni di posti di lavoro “tradizionali e canonici” legati ad una economia ormai morente soprattutto di natura manifatturiera, che per quanto riusciremo a proteggere non sopravviveranno a lungo (tranne le cosiddette nicchie di eccellenza), tuttavia al tempo stesso stanno nascendo milioni di nuovi posti di lavoro su settori e ambiti “non convenzionali” in cui ancora oggi non si conoscono appieno le rispettive opportunità. Fermatevi solo a pensare: Skype, Google, Linkedin, Zynga, Booking, Twitter, YouTube, Facebook, Ebay, Paypal & Company rappresentano tutte aziende che con il loro indotto stanno cambiando il nostro modo di comunicare, vendere, giocare, promuovere, conoscere, pagare, scrivere, leggere ed informare.
Aggiungiamoci oltre al software anche l’hardware con i tablet, gli smart phone e i netbook: siamo nel mezzo di una nuova rivoluzione industriale, una rivoluzione della mente. Proprio come ci ha ricordato Steve Jobs questo sta producendo e generando centinaia di nuove professioni, mestieri e lavori che dieci anni fa nemmeno esistevano e che oggi si possono intraprendere solo attraverso il “learning by doing” al posto dell’ormai superato “doing by knowing”. Sostanzialmente queste nuove opportunità professionali non le imparerete a scuola o all’università in quanto la classe docente attuale è mentalmente obsoleta per poter insegnare ciò di cui ha sentito solo parlare, ma li imparerete perchè ci metterete il muso dentro da soli. Io stesso ho imparato un mestiere 15 anni fa, quello del trader professionista, perchè il software e l’hardware (accesso alla banda larga) me lo hanno permesso, non di certo perchè l’università mi ha trasmesso le conoscenze o le opportunità a livello operativo.
Pertanto care mamme, fate attenzione adesso a tarpare le ali ai vostri ragazzi, obbligandoli a studiare per vostro vezzo architettura, giurisprudenza o pedagogia, in quanto se la vostra mente non percepisce il clima rivoluzionario che sta caratterizzando quest’epoca rischiereste di condannare vostro figlio ad una competizione tra poveri in mestieri e professioni che perderanno sempre più valore aggiunto e redditività. Insegnate loro non a cercare un lavoro, ma ad imparare una professione o un mestiere, ma questa volta fuori dai canoni tradizionali, puntando sulle dinamiche evolutive e la deindustrializzazione che stanno caratterizzando tutta l’economia occidentale. Una rivoluzione della mente potrà portare a nuovi orizzonti professionali ed imprenditoriali.

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