ENOUGH IS ENOUGH

pubblicato in data 18 Giu 2015 | Scarica in PDF | Stampa |

Come cantava Donna Summer in No More Tears nel 1979 (successo discografico che le è valso il Disco di Platino), oggi lo possiamo proprio dire anche noi, enough is enough ossia ne abbiamo abbastanza della Grecia e di tutto quello che sta comportando per chi è investitore o piccolo risparmiatore. Atene ci sta facendo passare la terza estate calda e la strategia che ha messo in atto è quella dello sfinimento politico stile Quinto Fabio Massimo soprannominato Il Temporeggiatore da Cicerone per la tattica militare di estenuante attesa contro Annibale Il Cartaginese. Solo che la Grecia di oggi non è la Repubblica Romana di allora che potrebbe invece essere considerata al pari degli Stati Uniti odierni. Sono sei mesi ormai che si continua a parlare di haircut, Grexit e G-Euro ed i mercati e le comunità finanziarie hanno detto enough is enough ovvero il troppo stroppia. Ora serve una soluzione definitiva, stabile e finanziariamente sostenibile che tuttavia non è ancora percepibile da nessuno, greci compresi. Alla fine Syriza ha dimostrato quello che è, di fatto una coalizione di marxisti sfigati e petulanti che hanno cavalcato politicamente il leitmotiv del “non paghiamo i debiti, al diavolo l’Europa e l’Euro”. Facile criticare con la pancia, molto più difficile governare con il buon senso e soprattutto senza avere un programma di politica economica credibile.

Che autorità può avere un ministro delle finanze che arriva in moto alla conferenza stampa con i creditori e gli investitori istituzionali, senza cravatta e con la camicia fuori dai pantaloni. Qualcuno di voi presterebbe denaro ad un vostro conoscente che si atteggia in questo modo ? Ne dubito. In estrema sintesi il mondo della finanza si basa sulla fiducia (e qualche volta anche sulle illusioni). Varufakis ha rappresentato una infelice prima mossa di Tsipras, ora se ne rendono conto anche gli stessi greci. Provate ad ascoltare le interviste su Euronews o sulla CNN che fanno per le strade di Atene ai passanti che capitano sotto il tiro dei corrispondenti esteri: i primi che ora non vogliono uscire dall’euro sono proprio loro (nella stragrande maggioranza) i quali si rendono conto che essere abbandonati dall’Unione Europea e soprattutto dalla BCE significherebbe iperinflazione e fallimento di numerose banche elleniche che non potrebbero più ricorrere alle ELA (Emergency Liquidity Assistance), programmi dedicati di assistenza finanziaria alle imprese bancarie. Facile prendersela con la BCE che non ha alcun ruolo politico, diversamente dai vari governi, quanto piuttosto quella di mantenere stabile a lungo termine la fiducia che le persone hanno nelle banconote colorate che avete dentro il portafoglio. Ricordiamolo ancora una volta, la Grecia è il primo paese in Eurozona per evasione fiscale e per corruzione, dopo ci sono rumeni ed italiani.

Sanità, pensioni (in Grecia i dipendenti pubblici vanno in pensione a 55 anni), welfare ed amministrazione degli enti locali hanno alimentato in Grecia per due decenni quel malcostume che noi italiani conosciamo molto bene perchè ormai rappresentano vicende del quieto vivere quotidiano. Se la Grecia non rimborsa il FMI si metterà male per tutti, un poco meno forse per gli USA. Il mancato pagamento al creditore privilegiato per definizione comprometterà la capacità degli ateniesi di farsi prestare ulteriore denaro nel futuro. A quel punto sentirete parlare dalla stampa nazionale di redenomination risk ossia il rischio che sostiene il detentore di un titolo di debito di vederselo rimborsare in una valuta diversa. Sarà una novità per il piccolo risparmiatore in quanto dopo la Grecia, i prossimi che marciano sulla road of ruin (strada della rovina) siamo noi italiani, in compagnia di spagnoli e forse anche francesi. A quel punto si amplificheranno paure ataviche del tipo l’iperinflazione o peggio la fuga dei capitali che oggi non hanno più certezze di attracco in porti sicuri come in passato, pensiamo solo alla Svizzera. Il redenomination risk farà emergere tutte quelle criticità che oggi sono sotterrate dal 2012 dopo l’entrata a regime delle varie reti di protezione finanziaria che sono state create (EFSF, ESM, OMT e LTRO). Draghi ne ha parlato proprio ieri riprendendo un tema poco trattato dalla stampa italiana ossia il quantum leap.

Tradotto dall’inglese ed inserito nel nostro contesto economico, questa terminologia rappresenta un radicale mutamento di assetto sovranazionale (per alcuni addirittura una sorta di salto quantico) volto a produrre un ulteriore rafforzamento dell’eurozona: si tratta in sintesi di un richiamo a quella road map che entro il 2020 ci dovrebbe (in teoria) portare agli Stati Uniti d’Europa. Le prossime due settimane saranno decisive, enough is enough: fondi pensione, fondi di investimento ed operatori istituzionali vogliono certezze e stabilità finanziaria nell’interesse soprattutto vostro visto che amministrano il vostro denaro ed i vostri risparmi. La Grecia deve essere stabilizzata ricorrendo a soluzioni, se servisse, ripescate anche dal passato tipo il meccanismo di doppia circolazione monetaria con la creazione di una valuta nazionale valida solo all’interno dei confini ellenici, il cosidetto G-Euro. Questa volta rifugi e soluzioni di ripiego per non avere impatti negativi sul proprio portafoglio non esistono, tranne la liquidità che tuttavia vi espone ad altre tipologie di rischio. Il safe heaven ormai fa parte di un epoca che non ci appartiene più, solo il dollaro americano potrebbe momentaneamente fungere da bene rifugio, ma agli attuali livelli del rapporto di cambio vi esporrete in ogni caso ad altre tipologie di rischio. L’unica è l’attesa confidando in una risoluzione win-win per le varie parti in gioco, soluzione di cui al momento non si conosce alcun particolare dettaglio.

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