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LA FAVOLA DEI CFD

pubblicato in data 15 Dic 2016 | Scarica in PDF | Stampa |
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Recentemente ho assistito una piccola e media impresa di Treviso durante la fase di apertura di un conto di trading per investimento aziendale. Il titolare di questa azienda è un appassionato di mercati finanziari ed ha deciso di impiegare parte delle disponibilità liquide della sua impresa in qualche operazione di trading giornaliero su azioni e qualche altro strumento finanziario. Gli ho fatto presente che anche a me appassionano le auto da corsa, questo tuttavia non è sufficiente a convincermi a competere su qualche circuito ad alta velocità. Nonostante abbia in più occasioni consigliato lo stesso di iniziare, senza una corposa preparazione, con modeste cifre per i primi eseguiti, lo stesso mi ha fatto capire che l’azienda si può permettere di rischiare denaro in investimenti diretti sui mercati finanziari, visto che è significativamente patrimonializzata. Superata questa prima parte evangelica, ci siamo concentrati sulla scelta dello strumento per tradare ossia la piattaforma ed il suo proponente. Inizialmente gli ho consigliato di scegliere a sua discrezione tra quattro piattaforme online di quattro banche italiane leader di settore, potete immaginare chi siano non è necessario farne il nome. Ho stuzzicato la sua attenzione soprattutto sul profilo commissionale, facendo intendere che all’inizio (soprattutto per un trader neofita) è preferibile optare per una commissione fissa piuttosto che ad una degressiva che consente di arrivare a pagare anche pochi euro per ogni eseguito tuttavia a fronte di centinaia e centinaia di eseguiti durante il corso di ogni giorno.

Questo consiglio non è stato ascoltato perchè dopo appena qualche settimana dall’ultima sessione di tutoring che abbiamo avuto, l’allievo imprenditore mi ha chiamato dicendomi che la sua angoscia per le commissioni che avrebbe pagato era stata definitivamente archiviata in quanto aveva trovato il modo di non pagare più commissioni di negoziazione. Non fui sorpreso, immaginando che avesse aderito a qualche proposta di marketing aggressivo di qualche banca online che consente appunto di negoziare gratuitamente per un periodo di tempo ristretto (solitamente 30 giorni) qualora si diventi cliente entro una determinata finestra temporale. Non è andata cosi. Ha ottenuto l’esenzione a tempo infinito (come l’ha definita lui) per le commissioni di trading in quanto navigando in rete e cercando ulteriori proposte più allettanti si è fatto convincere ad aprire un conto di trading (sempre per la sua società) per negoziare in CFD azionari presso una società finanziaria radicata in Svizzera (di cui non facciamo il nome). John Pierpoint Morgan, fondatore della Banca Morgan, era solito dire questa massima sui mercati finanziari: non si deve mai permettere ad un merlo di tenersi stretto il suo denaro. In aggiunta questo imprenditore trader neofita part-time si è vantato di farmi capire che i CFD azionari sono molto meglio delle azioni tradizionali perchè oltre a non pagare appunto commissioni di negoziazione, consentono di operare in leva finanziaria con margini di copertura sulla propria esposizione (che possono arrivare anche al 2% in taluni casi) e soprattutto di non pagare tasse sui capital gain realizzati.

A questo punto gli ho fatto una domanda: ma queste benefiche società di trading che propongono i CFD come la panacea di tutti i mali allora sono degli enti di beneficenza, da dove traggono quindi le loro fonti di profitto ? Ovunque tenebre e nulla più direbbe Edgar Allan Poe ossia silenzio e buio da parte sua, non aveva minimamente idea di come rispondere. Permettetemi di spiegarvi che cosa sono i CFD, come funzionano e perchè se scrivete “azioni trading online” in un motore di ricerca vi compaiono subito gli annunci pubblicitari di dozzine di società finanziarie o broker online che propongono di aprire un conto per operare con i CFD al posto delle vecchie e care azioni. Questi strumenti finanziari derivati sono nati all’inizio degli anni novanta a Londra con due finalità ben precise: evitare l’imposta di bollo sulle transazioni (previste nel Regno Unito) essendo prodotti a marginazione finanziaria ed il fatto di poter impiegare appunto la leva finanziaria con grande semplicità (leggasi strada ad alta probabilità di conduzione alla rovina finanziaria). Originariamente i fruitori di questi prodotti allora esotici erano solitamente hedge funds ed investitori istituzionali che necessitavano di acquisire protezione sull’andamento di determinati sottostanti. Un CFD (il cui acronimo significa Contract for Difference) rappresenta un’operazione finanziaria in cui due parti convengono di scambiare denaro sulla base della variazione di valore dell’attività sottostante che intercorre tra il punto in cui l’operazione viene aperta e il momento in cui la stessa viene chiusa. Sostanzialmente una parte viene definita acquirente (ossia voi che aprite il conto) e l’altra viene definita venditrice (solitamente il broker o la banca su cui aprite il conto).

La parte acquirente realizza un profitto nel caso in cui il valore dell’attività aumenti, e una perdita nel caso in cui tale valore diminuisca. Viceversa, la parte venditrice realizza una perdita a fronte dell’aumento del prezzo dell’attività e un guadagno se tale prezzo diminuisce (il tutto vale anche al contrario in caso di vendita allo scoperto). Quindi per sintetizzare al massimo la comprensione di questo meccanismo immaginate per analogia il funzionamento di un casinò: se voi guadagnate puntando su un azione attraverso un CFD allora la vostra vincita si traduce in una perdita per il casinò ed ovviamente il contrario in caso di vostra perdita. Sostanzialmente con un CFD voi non negoziate o scambiate una attività finanziaria con un altro soggetto come voi, quanto piuttosto effettuate una scommessa contro una banca o un broker online. Proprio qui infatti si chiude il cerchio di questa analisi visto che statisticamente circa il 90% dei trader improvvisati brucia il saldo del suo conto nel giro di tre mesi, pertanto non li perde sul mercato ma li lascia alla società contro cui ha deciso di scommettere ossia quella che vi invita ad aprire un conto presso di lei e che vi regala formazione online, grafici in tempo reale, strumenti di analisi, segnali operativi e cosi via. Proprio come ai casinò di Las Vegas: c’è bisogno del richiamo per far cadere il merlo nella rete. Quello che vi sto descrivendo non è un mistero, anzi è ben scritto su ogni modulo di apertura conto, generalmente con questa citazione per chi conosce l’inglese: CFD’s are an over-the-counter product, and you are trading with XXYYZZ as the counterparty to all transactions you undertake (dove XXYYZZ è il nome della società che vi invita ad aprire il conto).

Attenzione che non è finita: perchè i CFD sono strumenti non regolamentati ossia non esiste un’autorità di mercato che vigila sul corretto comportamento dei negoziatori e del mercato surrogato in questione ossia quello dei CFD. Per questo motivo infatti quasi tutte le società che propongono i CFD sono market makers ovvero “fabbricatori del mercato” nel senso che provvedono per lo stesso strumento su cui avete deciso di scommettere a proporvi un prezzo di acquisto ed uno di vendita in qualsiasi momento. Per queste società voi siete solo una statistica a loro favore nel senso che sanno che mediamente entro sei mesi quasi tutto il vostro saldo iniziale sarà entrato nelle loro tasche come profitto essendo rappresentato da perdite che voi avrete sostenuto letteralmente scommettendo contro di loro. Vi è di più e qui siamo al top: gli ordini condizionati di vendita tipo gli stop loss o i trailing stop potrebbero tranquillamente essere disattesi o non rispettati senza che voi possiate mai avanzare alcun tipo di pretesa o reclamo in quanto anche questo viene specificatamente menzionato al momento di apertura del conto: There is a substantial risk that stop-loss orders, left to protect open positions held overnight, may be executed at levels significantly worse than their specified price. Volete un consiglio professionale gratuito e disinteressato: lasciate perdere i CFD, operate solo su mercati regolamentati come le borse europee, concentratevi solo sulle blue chips e optate per una commissione di negoziazione flat fee (massimo dieci euro ad eseguito a prescindere dal controvalore). Dimenticate società con sedi esotiche che magari non sono autorizzate nemmeno ad offrire i loro servizi in territorio comunitario. Se proprio volete buttare denaro, non c’è bisogno di andare ai lontani casinò di Las Vegas, ne abbiamo quattro in Italia e tre a Malta, senza contare quelli in Francia, Slovenia e Svizzera.

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