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La delocalizzazione della vecchiaia

pubblicato in data 8 Gen 2013 | Scarica in PDF | Stampa |
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Sarà il fosco orizzonte che si delinea in Italia, causa le prossime elezioni politiche, ma in questi ultime settimane ho ricevuto come non mai quesiti su quale paese potrebbe essere conveniente andare a vivere abbandonando per sempre l’Italia. Partiamo subito dicendo che non esiste uno stato in particolare che vince su tutti, dipende infatti da che cosa si è in grado di fare una volta traslocato con la famiglia oppure su quanto denaro si può fare affidamento allo scopo di generare una rendita mensile. Di certo il nostro paese sta vivendo una nuova ondata di emigrazione, non solo di imprenditori e giovani ragazzi che scappano dal triste destino che attende il resto degli italiani ignari, ma anche di esasperati pensionati che cercano una qualche speranza migliore su altri paesi. La pianificazione della propria vecchiaia al di fuori dei confini nazionali ormai dovrebbe essere una prerogativa obbligata. Non vi sono più dubbi: l’Italia vivrà nei prossimi 20/30 anni una lenta e progressiva fase di impoverimento e crescente conflittualità sociale, non ha senso da questo punto di vista pensare di invecchiare in un paese con tali prospettive.
Un tempo questo tipo di considerazioni sarebbero state fuori luogo o impensabili in quanto l’Italia era considerata il Bel Paese per eccellenza ovvero il luogo al mondo in cui tutti volevano trasferirsi per godersi la vita: sappiamo tutti come in meno di vent’anni siamo stati capaci di compromettere questo primato. Anche il 2012 è stato caratterizzato dalla diaspora di migliaia di pensionati italiani che hanno scelto di trascorrere il resto della loro vita in paesi che consentano maggiore convenienza di vita soprattutto a fronte di rendite pensionistiche inferiori ai 1000 euro. Per noi italiani questo comportamento rappresenta una eccezionalità, una moda fuori dal costume o in alcuni casi una vera e propria esigenza di vita, tuttavia per altre popolazioni, soprattutto quelle anglosassoni, il tutto rientra all’interno della normalità. Pensateci un momento: che senso ha una volta in pensione continuare a trascorrere il resto della propria vita nella stessa località in cui si è vissuto o lavorato (pensate alle grandi metropoli o alle grandi aree urbane), spesso caratterizzate da un clima piuttosto ostile. In molti casi più che godersi quello che resta da vivere si aspetta sommessamente di morire per essere sepolti nel cimitero della propria città.
Su questa considerazione anche un ragazzo molto giovane o una coppia appena sposata dovrebbe dedicare parte delle proprie energie mentali oltre a quelle economiche a stilare e definire il proprio retirement planning ovvero pianificare come e dove trascorrere senza pessimismo e fastidio la loro terza e quarta età, quando sarà il momento. La chiamano delocalizzazione della vecchiaia. Personalmente mi trovo in piena sintonia con questo pensiero, sarà che sono nato e cresciuto in una grande e gloriosa regione, ma ahimè fredda e poco accogliente sul versante climatico. Per questo motivo non si dovrebbe dare troppa importanza nell’investire troppe risorse finanziarie sulla propria abitazione in Italia, quella del vivere quotidiano intendo, ma pensare di accantonare le disponibilità necessarie per acquistarsi una appartamento in prossimità del mare in Tunisia o in Grecia. Addirittura abbiamo paesi come la Spagna che ne hanno fatto una scelta strategica nel sedurre ed attirare pensionati benestanti da tutta Europa i quali appoggiano l’accredito delle loro pensioni presso banche spagnole, acquistano una residenza in una gradevole località turistica e contribuiscono cosi facendo a foraggiare i consumi interni spagnoli.
Anche l’Italia dovrebbe imitare la Spagna, vedo tuttavia che ancora ad oggi nessun partito politico ha mai messo o proposto nella sua agenda una strategia di incentivazione nei confronti dell’estero che potrebbe dare molta soddisfazione e ritorno economico in particolar modo alle regioni meridionali, isole comprese, caratterizzate da un territorio accogliente, con meno impatto industriale ed un clima gradevole anche nei mesi invernali. Deltronde non vi è nulla da stupirsi, basta soffermarsi a pensare su come in trent’anni abbiamo gestito il nostro potenziale turistico. Sembrerà inconsueto sentirne parlare da un giovane (concedetemi ancora questo appellativo) tuttavia in Italia le persone anziane benestanti (over 60) provenienti dagli altri stati possono diventare una risorsa da gestire, per le ovvie motivazioni che abbiamo espresso prima, senza dimenticare i benefici indiretti che si genererebbero anche per il mercato immobiliare. Pariteticamente mi sentirei molto più sicuro e convinto nell’investire denaro e risorse in un paese che attira pensionati da tutta Europa, piuttosto che trovarmi a vivere in uno come il nostro che li fa scappare in tutti i modi.

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