RIPPLEMANIA

pubblicato in data 11 Gen 2018 | Scarica in PDF | Stampa |
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Quello che abbiamo visto alla fine del 2017 sul Bitcoin pare sia niente in confronto di quanto ha vissuto Ripple, il nuovo astro nascente nel mondo delle criptovalute. Parlo di astro nascente non tanto per chi opera day by day visto che si conosce Ripple & Company ormai già da diversi trimestri, quanto piuttosto dai media del main stream che stanno alimentando inconsciamente la folla corsa alla speculazione di massa. Il Bitcoin ha fatto da apripista, le sue performance sono state strabilianti (fino al crash del 22.12.2017) grazie alla ridondanza ed attenzione mediatica che hanno dedicato giornali e televisioni e che ha consentito la rincorsa all’acquisto frenetico sino al massimo in area 20.000 dollari. Non è nemmeno passato un mese e graficamente l’outlook del Bitcoin appare adesso molto precario: il livello di 12.000 dollari ha fatto da supporto alla discesa delle quotazioni, tuttavia la sua attuale configurazione grafica fa presagire alla ripresa della fase ribassista. La stessa dinamica di evoluzione dei prezzi la abbiamo avuto su Ripple che è passata da 0.20 a 2.8 euro in appena un mese, per poi collassare violentemente sino a 1.40. La folle corsa di Ripple è stata alimentata ancora una volta dai media che hanno dedicato spazio e interesse giornalistico a questa seconda cripto moneta in quanto detiene la miglior performance in assoluto durante il 2017 tra tutte le monete digitali (circa un anno fa valeva 0,001 euro).

Quanto sta accadendo al mercato delle altcoins fa comprendere come oltre ai vari rischi di cui abbiamo fatto menzione in passato dobbiamo aggiungere anche quelli del riverbero mediatico. Vale a dire che oggi la maggior parte dei movimenti di borsa che si verificano su questi asset digitali sono dovuti ai fari puntati di qualche testata giornalistica la quale con la sua inchiesta o scoperta redazionale attira lo sguardo e l’interesse di piccoli investitori i quali entrano sul mercato senza una strategia specifica ma solo perchè lo hanno letto sul giornale, ne hanno parlato alla televisione o ne hanno sentito parlare in palestra da conoscenti. A me accade di continuo: ti chiamano, ti scrivono, ti messaggiano, chiedendoti se adesso conviene acquistare la tal moneta o se quest’altra ha raggiunto un buon prezzo di entrata. Per chi opera sul mercato praticamente da due decenni questo modo di agire e pensare della massa mi fa tornare indietro all’epoca del boom della new economy. Le logiche e dinamiche di azione sono le stesse: ed anche allora si osannava la new economy come la manna che avrebbe cambiato il mondo a breve. Nel frattempo le persone prive di una strategia di azione e ricche di fantasia ed immaginazione finanziaria persero stupidamente tutto negli anni successivi: in dottrina questo fenomeno è stato battezzato The Tiscali Effect. Ho una ulteriore conferma di questo leggendo i commenti (insulti) di vari haters e readers all’interno delle social community di YouTube e Facebook ogni qualvolta posto un nuovo video sul mondo degli investimenti in asset digitali.

Si tratta per la maggior parte di trentenni invasati privi di formazione economica e finanziaria che si atteggiano a Premi Nobel perchè hanno acquistato qualche centinaio di euro in questa o quella cripto valuta. In questo modo è scoppiata la Ripplemania: provate a farci caso sembra di essere allo stadio, quelli che sostengono Ripple vengono adesso insultati dai fanatici del Bitcoin e la stessa cosa accade a chi elogia Cardano il quale viene attaccato da chi possiede Ethereum. L’animosità e violenza dialettica dei commenti nei vari forum è degna delle faide tra gli ultras delle squadre di calcio italiane. Nel frattempo Ripple dopo la spinta propulsiva ricevuta dall’enfasi mediatica è collassata velocemente da 2.8 a 1.4 dando ennesima dimostrazione della regola del 50% su questo mondo parallelo non convenzionale. Significa che quando un asset digitale corregge violentemente sino al 50% del suo precedente massimo valore, allora quel nuovo livello di prezzo ha buone probabilità di convertirsi momentaneamnete in un supporto rilevante per un trade hit & run alimentando una fase propulsiva rialzista di breve respiro. Così è accaduto in passate occasioni per il Bitcoin, per il Bitcoin Cash, per Ethereum e per Ripple. Per la fine di quest’anno ci attendiamo un cambio di scenario inimagginabile sino a qualche mese fa: Ethereum e Ripple sembrano infatti destinati a contendersi la prima e la seconda posizione in ambito mondiale come asset digitali a maggiore capitalizzazione, detronizzando pertanto il vecchio Bitcoin. Ethereum, che nel frattempo si riappropria della seconda posizione, ha ormai una capitalizzazione pari alla metà di quella del Bitcoin con oltre 125 miliardi di dollari: solo tre mesi fa ne valeva appena settanta.

Di questo passo non ci vorrà molto per assistere ad un mutamento di scenario. Personalmente opero (e consiglio di operare) su Ethereum ancora dalla scorsa estate. La motivazione principale è riconducibile alla necessità di avere una propria dotazione necessaria per partecipare alle varie ICO. Nelle prossime settimane sarò ospite in Gibilterra come partner durante la Blockchain & Bitcoin Euro Conference, un evento di formazione ed informazione finanziaria sulle potenzialità delle ICO e delle nuove blockchain di ultima generazione a cui parteciperanno i fondatori e gli amministratori dei più interessanti progetti del mondo cripto in Europa. In ottica di wealth management ritengo infatti che una parte del flusso di income che genera un tradizionale portafoglio di fondi e obbligazioni (quindi strumenti finanziari quotati su mercati regolamentati) dovrebbe essere investito in progetti del mondo FinTech sulla constatazione che il mondo si sta evolvendo e muovendo in quella direzione. Per dare un supporto operativo alla gran parte dei lettori e per fornire una visione di insieme attraverso l’analisi dei vari mercati e le loro criticità è disponibile da quest’anno il Servizio Markets, un’area riservata del sito in cui settimanalmente verranno esaminate opportunità di investimento sia del mondo convenzionale come fondi, obbligazioni, etf ed azioni e sia del mondo digitale, soffermandosi soprattutto sulla selezione delle ICO che di volta in volta verranno ritenute come business model particolarmente rilevanti in termini di rapporto rischio/rendimento.

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