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Il rischio della patrimoniale

pubblicato in data 20 Dic 2013 | Scarica in PDF | Stampa |
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Adesso che quasi tutta la nazione è appagata e ben sperante a seguito del successo elettorale di Matteo Renzi alle primarie del Partito Democratico, proiettandolo idealmente quale futuro primo ministro italiano, è presumibile considerare che per risparmiatori ed investitori italiani inizi un periodo tutt’altro che sereno e tranquillo. Inutile soffermarsi sulle esternazioni dei vari candidati del PD sulla (secondo loro) necessità della patrimoniale in Italia, il PD potrà cambiare parte della sua storica dirigenza, ma sono dubbioso che cambi anche la sua genetica. Non dimentichiamo inoltre che quel partito diversamente politico denominato CGIL per voce della sua leader, Susanna Camusso, non solo appoggia l’istituzione della patrimoniale, ma addirittura la invoca a gran voce. Ora sulla questione si sono espressi pù pensatori e teorici istituzionali (ex ministri del tesoro, docenti universitari e cultori di diritto tributario) che hanno analizzato attentamente la composizione del patrimonio detenuto dai contribuenti italiani, simulando più ipotesi e casistiche di applicazione.
Deltronde con un patrimonio immobiliare stimato in 4.2 miliardi di euro e con un patrimonio non tangibile valutato in 3.8 miliardi di euro costituito da attività finanziarie convenzionali come obbligazioni, gestioni patrimoniali, index linked, azioni, titoli di stato e cosi via, le possibili e sempre più probabili applicazioni dell’imposta sono ampie sia nelle varianti che nei margini di manovra. Vi anticipo già sin d’ora che se la concerpiranno bene, l’imposta sarà calcolata su un imponibile di patrimonio misurato retroattivamente. Chi governa è a conoscenza del deflusso di capitali che si sta verificando da semestri verso paesi più rassicuranti sia in termini di stabilità che protezione finanziaria. Non dimenticate inoltre che dal 2012 esiste l’anagrafe dei rapporti finanziari che monitora la consistenza e l’andamento dei saldi a livello trimestrale. Per evitare l’imposta pertanto bisogna essere o residenti (di fatto da più di un anno) in un altro paese oppure aver intrapreso soluzioni di protezione e segregazione patrimoniale sfuttando gli strumenti ed i prodotti oggi presenti in Europa. Non mi soffermo sull’entità del prelievo in termini percentuali perchè dipende da che cosa verrà colpito (conti deposito, saldi di conto corrente o dossier titoli) e dall’entità del primo scaglione di franchigia.
Un ipotesi verosimile potrebbe identificare tale soglia in euro 100.000 euro, mentre sul residuo in eccesso potrebbe essere applicata progressivamente un’imposta tra il 5 ed il 10%: considerate che numerosi commentatori parlano anche di un aliquota massima al 15%. Francamente non ho timore della patrimoniale, anche se in realtà già sostengo qualcosa di similare tra IVIE, IVAFE e l’imposta di bollo sul dossier titoli (che dal 2014 si alza allo 0.20% e negli anni a venire continuerà ad essere ritoccata al rialzo), quanto piuttosto perchè non servirà a nulla se non drenare nuove risorse per il contenimento del deficit di bilancio e accellerare ancora di più la fuga di capitalidal nostro paese. Sono molto più preoccupato invece delle elezioni europee di fine Maggio 2014 che potrebbero destabilizzare completamente la attuale e denigrata governance europea e mettere fine definitivamente alla moneta unica in caso di exploit delle forze antieuropeiste. Questo non significa che io abbia un trasporto viscerale per la valuta europea, ma come investitore e gestore subirei al pari di altri milioni di persone perdite ingenti in caso di ripristino delle precedenti valute nazionali o l’introduzione di una NCC (new country currency).
Molti mi scrivono percependo impauriti entrambi questi rischi: il rischio patrimoniale ed ancora il rischio  euro crash. Il desiderio rimane ancora quello di conoscere come salvarsi ed evitare tanto la nuova sodomizzazione fiscale quanto la possibile polverizzazione finanziaria. Purtroppo non esiste una soluzione super partes, ma solo un insieme di precauzioni sensate atte a limitare il più possibile l’eventuale danno. In tal senso consiglio di appiattire il più possibile la dimensione delle proprie disponibilità bancarie a prima vista ripartendole in banche con riconosciuta solidità patrimoniale (evitando il cosidetto accentramento patrimoniale). In secondo luogo suggerisco in via complementare una esposizione con fondi obbligazionari in debito sovrano, debito corporate e debito high yield suddiviso per rischio emittente, rischio valuta e rischio paese in grado di generare periodicamente income (flusso cedolare mensile o trimestrale). La ratio è quella di non essere legati in via predominante solo all’area euro. Per chi ne ha fatto richiesta specifica anche quest’anno potete trovare pubblicato il report finanziario Active & Global 2013 dedicato a chi deve implementare tale strategia o vuole approfondire i rischi e le opportunità delle migliori case di investimento. Con l’occasione un augurio di benessere e buoni investimenti a tutti i lettori del portale.

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