WHERE IS YOUR RISING STAR ?
Il momento più freddo di ogni giornata si verifica al sorgere
del sole: questa è stata una delle più curiose
esternazioni citata da un europarlamentare della Lega durante
l'Assemblea Annuale di Apindustria Vicenza a cui sono stato invitato a
partecipare lo scorso sabato come auditor esterno. Sostanzialmente
questo periodo funesto sarebbe ormai terminato in quanto all'orizzonte
si intravede il sole sorgere. Premesso il fatto che mi sento molto
vicino ed in sintonia con il sentiment delle piccole e medie mprese
devo dire che non sono stato più di tanto sorpreso nell'udire
alcuni rappresentati del mondo politico della mia regione inviare tali
rassicurazioni, partendo dal fatto che ormai mediaticamente si persiste
a ostentare una luce in fondo al tunnel. L'establishment politico
italiano ritengo che non sia molto attendibile nelle sue esternazioni e
nelle sue valutazioni, questo non per mia diffidenza congenita nei
confronti di questi soggetti, quanto piuttosto perchè li ritengo
quasi tutti dei cloni replicanti il dictat del tal partito di turno.
Anche se da alcune settimane riceviamo timidi segnali di ripresa da
vari organismi istituzionali, rimane a mio avviso il fatto che "la
cosidetta crisi" non è terminata, quanto piuttosto ha
semplicemente rallentato nella sua rovinosa evoluzione. Non mi sentirei
nemmeno tanto più sicuro che il peggio forse è passato
dal punto di vista dello scenario finanziario e bancario, in quanto
governi e banche centrali non hanno fatto altro che salvare un debito
facendone un altro: mi riferisco al peso non indifferente che grava sui
conti di molte nazioni occidentali. Contabilmente si è spostato
una perdita o presunta tale dai bilanci degli istituti di credito in
sofferenza ai bilanci degli stati. A distanza di un anno dal fallimento
Lehman Brothers si assume per certo che non assisteremo mai più
ad altri fenomeni di polverizzazione finanziaria potendo contare su un
maggiore controllo da parte delle autorità monetarie.
Personalmente mi sentirei invece di mantenere ancora alta la tensione e
lo stato di veglia in quanto potrebbero verificarsi nei prossimi
semestri altri episodi di default finanziario, immaginateli per questo
come scosse di assestamento dopo un primo grande shock (il fallimento
Lehman appunto). Purtroppo a distanza di dodici mesi non è
ancora stata fatta sufficiente chiarezza sull'effettiva esposizione di
molte banche e sulla consistenza a consuntivo di perdite su crediti e
mutui, di certo abbiamo l'attuale indifferenza dei media nei confronti
di altre tipologie di rischio finanziario che si apprestano ad arrivare
proprio dagli USA dopo il terremoto dei subprime. Mi sto riferendo ai
Option ARMs ovvero una tipologia di mutui a rientro discrezionale del
capitale che è stata erogata alle fasce sociale benestanti negli
ultimi anni: sono tipologie di mutuo in cui la rata mensile è
composta della sola quota interessi, lasciando al mutuatario la
libertà di abbattere il capitale in base alle sue entrate
finanziarie.
Questi mutui si preparano ad esplodere proprio come i subprime, con
tuttavia un particolare di rilievo, in primis non hanno generato
processi di cartolarizzazione ed in secondo luogo sono stati erogati a
soggetti solitamente "prime" i quali anche loro in questo momento hanno
iniziato a dare segnali di insolvenza finanziaria in seguito
all'esplosione della disoccupazione negli States. Mi
piacerà capire come si interverrà per tamponare questa
tipologia di mutui che soggiace attualmente nei bilanci delle banche
già in difficoltà. Sempre sabato scorso ho udito grandi
lamentele nei confronti del sistema bancario il quale adesso in pieno
credit crunch anzichè aiutare le aziende per sostenersi in
questo momento buio le porta direttamente all'asfissia revocando fidi e
negando anticipazioni di credito. Il governo guarda inerme questa
carneficina sottolineando come i grandi gruppi bancari abbiamo
preferito ricorrere al mercato piuttosto che accettare
l'opportunità dei Tremonti Bond ed il loro dictat di governance.
Questa è la reale causa che provoca sofferenza al sistema della
piccola impresa, al di là della congiuntura macroeconomica che
stiamo vivendo ovvero la mancanza di sovranità monetaria nel
nostro paese. La scelta sconsiderata in passato di privatizzare sino
all'estremo gli istituti di credito e le banche a partecipazione
pubblica ha sottratto a chi governa il paese un efficace strumento di
controllo dell'economia: la creazione e concessione di massa monetaria.
Ad esempio il Brasile è riuscito a togliersi di dosso
l'etichetta di paese povero e trasformarsi in un grande player mondiale
che ora presta addirittura denaro al Fondo Monetario Internazionale
grazie alla sua struttura bancaria interamente nazionalizzata: le
banche prestano alle imprese in base a quello che decide Lula &
Company. Solo con una trasformazione e ridefinizione del nostro sistema
bancario sarà possibile impostare una politica di governo volta
al salvataggio del nostro hinterland imprenditoriale, basta con banche
ed istituti di credito in mano a soggetti privati. Solo così si
riuscirà a dare un vantaggio competitivo ad aziende ed imprese
che rischiano l'estinzione assieme ai distretti industriali trasformati
in prede della globalizzazione. Solo se guarderete all'economia
italiana con questi presupposti e con questo spirito evolutivo forse
potremmo vedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel. Altrimenti
sarà stato solo un abbaglio dello specchietto retrovisore.