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Where is your rising star?

pubblicato in data 12 Ott 2009 | Scarica in PDF | Stampa |
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Il momento più freddo di ogni giornata si verifica al sorgere del sole: questa è stata una delle più curiose esternazioni citata da un europarlamentare della Lega durante l’Assemblea Annuale di Apindustria Vicenza a cui sono stato invitato a partecipare lo scorso sabato come auditor esterno. Sostanzialmente questo periodo funesto sarebbe ormai terminato in quanto all’orizzonte si intravede il sole sorgere. Premesso il fatto che mi sento molto vicino ed in sintonia con il sentiment delle piccole e medie mprese devo dire che non sono stato più di tanto sorpreso nell’udire alcuni rappresentati del mondo politico della mia regione inviare tali rassicurazioni, partendo dal fatto che ormai mediaticamente si persiste a ostentare una luce in fondo al tunnel. L’establishment politico italiano ritengo che non sia molto attendibile nelle sue esternazioni e nelle sue valutazioni, questo non per mia diffidenza congenita nei confronti di questi soggetti, quanto piuttosto perchè li ritengo quasi tutti dei cloni replicanti il dictat del tal partito di turno.
Anche se da alcune settimane riceviamo timidi segnali di ripresa da vari organismi istituzionali, rimane a mio avviso il fatto che “la cosidetta crisi” non è terminata, quanto piuttosto ha semplicemente rallentato nella sua rovinosa evoluzione. Non mi sentirei nemmeno tanto più sicuro che il peggio forse è passato dal punto di vista dello scenario finanziario e bancario, in quanto governi e banche centrali non hanno fatto altro che salvare un debito facendone un altro: mi riferisco al peso non indifferente che grava sui conti di molte nazioni occidentali. Contabilmente si è spostato una perdita o presunta tale dai bilanci degli istituti di credito in sofferenza ai bilanci degli stati. A distanza di un anno dal fallimento Lehman Brothers si assume per certo che non assisteremo mai più ad altri fenomeni di polverizzazione finanziaria potendo contare su un maggiore controllo da parte delle autorità monetarie.
Personalmente mi sentirei invece di mantenere ancora alta la tensione e lo stato di veglia in quanto potrebbero verificarsi nei prossimi semestri altri episodi di default finanziario, immaginateli per questo come scosse di assestamento dopo un primo grande shock (il fallimento Lehman appunto). Purtroppo a distanza di dodici mesi non è ancora stata fatta sufficiente chiarezza sull’effettiva esposizione di molte banche e sulla consistenza a consuntivo di perdite su crediti e mutui, di certo abbiamo l’attuale indifferenza dei media nei confronti di altre tipologie di rischio finanziario che si apprestano ad arrivare proprio dagli USA dopo il terremoto dei subprime. Mi sto riferendo ai Option ARMs ovvero una tipologia di mutui a rientro discrezionale del capitale che è stata erogata alle fasce sociale benestanti negli ultimi anni: sono tipologie di mutuo in cui la rata mensile è composta della sola quota interessi, lasciando al mutuatario la libertà di abbattere il capitale in base alle sue entrate finanziarie.
Questi mutui si preparano ad esplodere proprio come i subprime, con tuttavia un particolare di rilievo, in primis non hanno generato processi di cartolarizzazione ed in secondo luogo sono stati erogati a soggetti solitamente “prime” i quali anche loro in questo momento hanno iniziato a dare segnali di insolvenza finanziaria in seguito all’esplosione della disoccupazione negli States. Mi piacerà capire come si interverrà per tamponare questa tipologia di mutui che soggiace attualmente nei bilanci delle banche già in difficoltà. Sempre sabato scorso ho udito grandi lamentele nei confronti del sistema bancario il quale adesso in pieno credit crunch anzichè aiutare le aziende per sostenersi in questo momento buio le porta direttamente all’asfissia revocando fidi e negando anticipazioni di credito. Il governo guarda inerme questa carneficina sottolineando come i grandi gruppi bancari abbiamo preferito ricorrere al mercato piuttosto che accettare l’opportunità dei Tremonti Bond ed il loro dictat di governance.
Questa è la reale causa che provoca sofferenza al sistema della piccola impresa, al di là della congiuntura macroeconomica che stiamo vivendo ovvero la mancanza di sovranità monetaria nel nostro paese. La scelta sconsiderata in passato di privatizzare sino all’estremo gli istituti di credito e le banche a partecipazione pubblica ha sottratto a chi governa il paese un efficace strumento di controllo dell’economia: la creazione e concessione di massa monetaria. Ad esempio il Brasile è riuscito a togliersi di dosso l’etichetta di paese povero e trasformarsi in un grande player mondiale che ora presta addirittura denaro al Fondo Monetario Internazionale grazie alla sua struttura bancaria interamente nazionalizzata: le banche prestano alle imprese in base a quello che decide Lula & Company. Solo con una trasformazione e ridefinizione del nostro sistema bancario sarà possibile impostare una politica di governo volta al salvataggio del nostro hinterland imprenditoriale, basta con banche ed istituti di credito in mano a soggetti privati. Solo così si riuscirà a dare un vantaggio competitivo ad aziende ed imprese che rischiano l’estinzione assieme ai distretti industriali trasformati in prede della globalizzazione. Solo se guarderete all’economia italiana con questi presupposti e con questo spirito evolutivo forse potremmo vedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel. Altrimenti sarà stato solo un abbaglio dello specchietto retrovisore.

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