Facebooktwittergoogle_pluslinkedinyoutube

QUEI POVERI BANCARI

pubblicato in data 7 Nov 2013 | Scarica in PDF | Stampa |
Invia a un amico
image_pdfimage_print
Ho ricevuto centinaia di richieste di delucidazioni ed approfondimento dopo la stesura del precedente redazionale con il quale si analizzava lo scenario bancario italiano tanto sul piano patrimoniale che su quello strategico. La maggior parte delle richieste e preoccupazioni mi sono state avanzate proprio dal personale dipendente di banca, sia da chi pur lavorando allo sportello di filiale non era a conoscenza dello stato di salute del proprio datore di lavoro e sia da chi aveva investito negli ultimi anni parte della propria liquidazione in titoli azionari della banca presso cui lavora (con perdite che ormai sfioravano il 60%). La preoccupazione maggiore è stata formulata proprio in relazione alle aspettative occupazionali che attendono chi è oggi impiegato all’interno di qualche istituto di credito a fronte del processo di riformulazione di tutto il core business strategico per i prossimi anni. Pur avendo frequenti interazioni durante la settimana con il personale bancario operativo presso più banche italiane, sono rimasto colpito da come la maggior parte di loro sia completamente impreparata, anche sul fronte psicologico, ad affrontare quello che verrà implementato dal sistema bancario, non solo italiano, nei prossimi anni.

Partiamo col fatto che ancora tantissimi giovani laureandi in materie economiche guardano alle banche come potenziali datori di lavoro al termine del loro percorso di formazione. Poveri illusi. Proprio come la gran parte del personale dipendente che presta quotidianamente servizio presso le filiali erogando servizi bancari e parabancari che presto (entro massimo cinque anni) diventeranno semplicemente preistoria. Mi sto riferendo a tutte quelle attività ordinarie che vengono erogate ancora allo sportello con interazione fisica: disposizione di bonifici, compravendita di titoli, gestione di effetti, consultazioni generiche di conto e cosi via. Tutte queste operazioni entro cinque anni saranno effettuate attraverso i dispositivi mobili di ultima generazione grazie alla biometria, ai pagamenti istantanei con le carte contact-less o le applicazioni dedicate agli smartphone (near filed communication). Questo renderà le filiali fisiche, quelle su cui ancora tantissimi istituti continuano a basare la loro strategia di crescita, un costo amministrativo e gestionale altamente improduttivo: pensiamo solo alla figura del cassiere quando i pagamenti e le transazioni mobili rappresenteranno la principale modalità di pagamento.

Molte banche europee, soprattutto ad impostazione anglosassone, si stanno già attivando in tal senso spingendo la propria clientela a prediligere i servizi mobili,disincentivando il ricorso alle operazioni bancarie consuetudinarie in filiale: ad esempio un bonifico allo sportello viene fatto pagare Euro 30, mentre è gratuito se effettuato dal cliente mediante un applicazione in remoto. Entro cinque anni assisteremo ad una esplosione logaritmica del ricorso alla fruizione di tali transazioni (senza dimenticare la produzione di documentazione ed evidenza bancaria, gratuita online sotto forma di documento elettronico, mentre onerosa se prodotta e spedita cartaceamente). Appare palese pertanto che tutto il settore vivrà una profonda rivoluzione industriale del proprio modello di core business, in cui l’obiettivo finale porterà a mantenere solo pochissime Filiali Core per le operazioni straordinarie o di assistenza per i Soggetti Prime Client, affiancate da un ristretto numero di Filiali POA (Point of Access) in qualità di presidio satellite sul territorio. Sul piano occupazionale si andrà incontro ad una intensa fase di sfoltimento del personale, sia ricorrendo a piani di uscita concertata e sia a veri e propri programmi d uscita in stile forcing out.

Lo sciopero della scorsa settimana del personale dipendente bancario pertanto è già ora anacronistico: persone fuori dal mondo che pretendono trattamenti economici che non potranno più essere erogati a fronte del processo di trasformazione che caratterizzerà l’intero settore bancario. Sempre nel medio periodo assisteremo anche a una molteplicità di istituti bancari che dovranno contabilizzare imbarazzanti perdite su perdite dall’attività caratteristica in quanto dovranno fronteggiare un ritardo tecnologico nei confronti di alcuni competitors trasformatisi nel frattempo in killers di mercato. Penso a quelle realtà bancarie (e ce ne sono centinaia in Italia) che tuttora non investono o investono troppo poco in infrastrutture e tecnologie informatiche, necessarie a reggere la competizione sul futuro a breve termine che le attende. Dopo tutto che cosa pensate possano fare banche guidate e gestite da una governance ottuoagenaria, con consigli di amministrazione composti da meri yes-men compiacenti ? Alla fine ancora una volta gli USA faranno da apripista e quello che è accaduto alle banche statunitensi accadrà anche alle banche europee ed italiane. A riguardo non mi stupirei pertanto se Apple, Samsung, Microsoft e Google proporranno presto la loro piattaforma dedicata di banking online interfacciata con i nuovi smartphone di ultima generazione.

Iscritivi alla Newsletter

EVENTO IN EVIDENZA

image_pdfimage_print

WEBINAR

LA TUA PENSIONE
QUANDO > 21/01/2017
DOVE > YOUR TABLET
INFORMAZIONI  ED ISCRIZIONI
Vedi Tutti

rivediamoli

1
2
3
4
5