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Investimenti e tassazione

pubblicato in data 13 Mar 2014 | Scarica in PDF | Stampa |
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Nelle ultime due settimane chi opera nel mondo del risparmio gestito ha potuto vagliare i vari rumors che girano tra le sale operative e all’interno dei desk delle investment house relativamente alle varie nuove ipotesi di tassazione delle cosidette rendite finanziarie che dovrebbe avanzare il nuovo esecutivo. Una delle proposte che trova molto consenso soprattutto negli ambienti di sinistra è l’innalzamento della capital gain tax al 25% dall’attuale 20%, mantenendo tuttavia esenti dalla nuova imposta gli interessi sui titoli di stato italiani (anche se immagino qualcuno ricordi bene laproposta infelice che fece il Ministro Del Rio appena insediatosi al fianco di Renzi). Sempre negli ambienti di sinistra aleggia questa favola alla Robin Hood che i proventi ed i profitti scaturenti da investimenti finanziari in Italia sono poco tassati e soprattutto sono sotto la media europea. Questo lo si poteva accettare sino a prima dell’arrivo del Governo Monti, il quale ha subito alzato la capital gain tax al 20% dal precedente 12.5%. Non contento il Presidente della Bocconi ha pensato bene diintrodurre in Italia la tassa più inefficiente ed insulsa del mondo ovvero la Tobin Tax confidando in questo modo di colpire i famosi speculatori di professione.
Vi invito con l’occasione a leggervi questo post dello scorso anno che spiegava il funzionamento e le modalità di applicazione della Tobin Tax in Italia, per comprendere se effettivamente colpisce il fenomeno della speculazione finanziaria. Di certo noi operatori di borsa indipendenti sappiamo che nella realtà ha colpito mortalmente il mercato italiano, diminuendone i volumi di contrattazione ed il numero delle transazioni, a danno dei risparmiatori e piccoli investitori. L’altro paese assieme al nostro che ha introdotto con grande enfasi mediatica una variante della Tobin Tax è la Francia, vi invito a parlare con qualche operatore francese per conoscere le conseguenze di questa straordinaria pensata per la borsa francese. Per inciso il gettito fiscale atteso della Tobin Tax in Italia stimato inizialmente in un miliardo di euro, ha prodotto per il 2013 un modesto apporto di neanche 300 milioni di euro: che si traduce in un fallimento plateale. Ritornando al Governo Monti, quest’ultimo non contento delle proprie gesta ha istituito la cosidetta mini patrimoniale conosciuta come nuova imposta sul dossier titoli che oggi grazie ai successivi ritocchi del Governo Letta pesa per lo 0.20% delle proprie disponibilità finanziarie complessive.
Il famoso prelievo forzoso sui depositi effettuato nel lontano 1992 dal Governo Amatopari allo 0.6% (sei per mille) delle giacenze a prima vista bancarie è risibile se paragonato a quanto viene prelevato oggi: infatti mentre l’operazione di Amato, seppur spiacevole ed antipatica, si è manifestata in una sola transazione (una tantum), adesso invece si sostiene annualmente 1/3 di quel fatidico prelievo allargando la sfera di aggressione anche ai prodotti convenzionali del risparmio gestito. Come già menzionato all’inizio i contribuenti italiani sono ormai più che allineati con la tassazione media dei proventi di natura finanziaria al pari dei colleghi europei: certamente vi sono delle divergenze e delle diverse applicazioni delle imposte a seconda della natura del provente (source of income). Infatti a seconda che si parli di interessi attivi sui conti bancari, cedole obbligazionarie, dividendi azionari o reddito da capitale proveniente dalla compravendita di strumenti quotati e regolamentati, il trattamento fiscale varia da paese a paese. Ad esempio, in Austria vi è una aliquota onnicomprensiva del 25% per tutte le ipotesi sopra descritte, in Spagna siamo al 21%, in Polonia siamo al 19% e in Svezia siamo al 30%. La tanto blasonata Germania si attesta al 26.38%, altri paesi invece scelgono una aliquota progressiva a seconda del livello di reddito.
Questo è il caso della Francia, dell’Irlanda e del Regno Unito. Malta ad esempio sulle cedole obbligazionarie e sugli interessi bancari applica una imposta sostitutiva (with-holding tax) del 15%. Ora qualcuno potrebbe tutto sommato dire che in Italia si potrebbe tranquillamente alzare ancora di qualche punto la tassazione sulle rendite per portarla al 21% della Spagna o peggio al 25% dell’Austria: in questo modo saremmo almeno allineati con altro partner europeo e non sarebbe la fine del mondo.Peccato tuttavia che tali paesi non abbiano un Total Tax Rate sia a livello corporate che individual tanto elevato quanto quello italiano. Come contribuente sono disposto ad accettare un capital gain tax al 25% sulle rendite finanziarie per assomigliare all’Austria se allora anche la pressione fiscale sulle persone e sulle imprese si allinea a quella austriaca. Ricordate che i capitali sono i primi a scappare(e difficilmente poi fanno ritorno a casa nel futuro) quando si avverte l’odore di una patrimoniale (infatti cosi è stato): oggi aumentare la tassazione sulle rendite produrrebbe solo un ulteriore aggravio o salasso per il piccolo investitore o risparmiatore in quanto il grande ha già provveduto da tempo a proteggersi e a segregare all’estero il tanto amato dinero dalla longa manus del fisco italiano, insaziabile ed vessatorio.

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