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Tex and the city

pubblicato in data 30 Mag 2008 | Scarica in PDF | Stampa |
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Il miglior investimento che possiate fare nei prossimi semestri è acquistare azioni di società che producono e vendono camper e roulotte. Perchè ve ne sarà sempre più bisogno. Lasciatemi raccontare la ingloriosa fine che ha cambiato profondamente la vita del mio collega corrispondente da Londra, L. Tessaro, che tra di noi analisti chiamiamo scherzosamente in amicizia Tex. Tex ha ricoperto il ruolo di Credit Strategist per una prestigiosa banca d’affari, vivendo e lavorando per quasi cinque anni nella City, il famoso distretto finanziario indipendente di Londra, il kilometro quadrato più costoso al mondo in cui banche, fondi di investimento e grandi investitori istituzionali decidono le sorti di popolazioni e nazioni nel pieno rispetto dell’unico dio a cui prostrarsi: il profitto indiscriminato.
Tex era (ma è tuttora) un grande analista, siamo stati spesso in videoconferenza assieme a colleghi statunitensi ed inglesi: in più occasioni mi ha dato spunti operativi da sviluppare durante i miei shows finanziari. Ma adesso Tex vive in camper da quasi due mesi: la banca per la quale lavorava, un colosso del sistema bancario mondiale, soffre, sta male, vacilla, è in agonia finanziaria ed ha per questo iniziato a ristrutturarsi per ottimizzare i costi di gestione industriale al fine di sopportare l’implosione del più grande bubbone finanziario della storia economica, che presto affosserà per sempre i già malconci bilanci bancari. Tex è una delle prime vittime colpite senza molto preavviso dalla soluzione finale messa in atto nella City: licenziamenti di massa senza tanti pensieri.
Tex vive in un camper che ha preso a noleggio a lungo termine perchè in questo momento non si può più permettere di pagare le rate del mutuo del suo piccolo appartamento che ha messo tosto in vendita. Pariteticamente ha dovuto anche riconsegnare alla concessionaria di automobili il fiammante suv con cambio automatico e trazione integrale che aveva acquistato attraverso un contratto di light leasing. L’ironia del destino non gli ha risparmiato proprio niente: quei quattro risparmi che aveva messo da parte, nonostante una retribuzione piuttosto corposa, si sono dissolti nell’aria a causa di un posizionamento eccessivamente speculativo in prodotti finanziari sofisticati emessi proprio dalla sua stessa banca !
Il camper è una triste aspettativa per un giovane analista del mondo finanziario, ma che altro non sa fare se non analizzare bilanci, azioni e grafici. Il mio consiglio è sempre lo stesso: imparate un mestiere, piuttosto che cercarvi un lavoro. D’improvviso la sua vita è cambiata, quasi scoppiata di mano a causa proprio delle scelte di investimento del suo stesso datore di lavoro, la banca presso cui lavorava. E in che cosa aveva investito pesantemente ingenti risorse finanziarie il management di questa grande banca d’affari ? In prodotti denominati Credit Default Swaps ovvero CDS, per non dilungarmi eccessivamente con terminologie tecniche troppo complesse o noiose possiamo considerare questi strumenti derivati finanziari come sofisticate polizze assicurative che coprono il rischio per un sottoscrittore di un obbligazione che la stessa non venga poi onorata alla scadenza prestabilita.
Immaginate per farvi un esempio che tornando al caso della Parmalat vi fosse stato qualcuno che avesse garantito il pagamento delle loro emissioni obbligazionarie e qualcun’altro che si fosse assicurato nel caso in cui questo si fosse verificato. Ebbene questa disamina sarebbe ineccepibile se non ci fosse un elemento discriminatore sulla bontà di queste architetture finanziarie ovvero che non esistono metodi e soluzioni efficaci volte ad accertare la consistenza patrimoniale della società che si impegna ad assicurare un eventuale default di un prestito obbligazionario: questo è possibile in quanto questi diabolici strumenti derivati finanziari sono terra di nessuno e di tutti. Non vi voglio tediare con ulteriori sofisticazioni espositive che richiederebbero anche un sussidio visivo per comprendere l’utilizzo ed il funzionamento di questi prodotti, un tempo utilizzati per limitare il rischio, oggi commercializzati per finalità pesantemente speculative. Vi basti sapere che lo stesso Warren Buffet, il secondo uomo più ricco del pianeta, famoso per le sue performance a due cifre grazie al suo fiuto di contrarian trader, ha recentemente sentenziato di come il ricorso all’utilizzo speculativo dei contratti derivati sia peggiore di tutte le armi di distruzione di massa messe assieme. Considerate che lo stesso Buffet negli ultimi sei mesi è stato vittima di un bagno di sangue (finanziario) non essendo stato nemmeno lui, con i suoi strapagati top analists, in grado di evitare fenomeni di spiacevoli cancrene e contagi finanziari.
Le più grandi banche del mondo adesso stanno recitando tutte in silenzio religioso il mea culpa, in quanto non sono riuscite a comprendere quello che stava succedendo ai mercati finanziari, dando troppo ascolto e potere a spregiudicati manager, clonati al pari di replicanti frankestein finanziari presso le tanto osannate business schools del pianeta. I grandi gruppi bancari hanno fallito. Pesantemente fallito nel fare previsioni, e pesantemente alcuni di loro sono destinati a fallire. Alcuni sono già falliti per definizione: basta rendersi conto di come le esposizioni debitorie nel passivo siano di gran lunga superiori agli assets detenuti nelle attività patrimoniali, una volta depurate dalla voce farlocca dei crediti esigibili ! La ricerca del profitto indiscriminato, costi quel che costi, adesso sta presentando il conto: lo stesso Tex ha iniziato ad avvisare ed allertare altri colleghi e conoscenti di prepararsi a fare la sua stessa fine e di mettere in preventivo altri default bancari, molto più pesanti di quelli che si sono delineati recentemente nei mesi scorsi. Dura lex, sed lex, caro Tex.

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