CIPRO E L’IMMIGRAZIONE

pubblicato in data 17 Ott 2019 | Scarica in PDF | Stampa |

L’immigrazione selvaggia rappresenta da tempo ormai il principale tema di dibattito politico in Italia: nei talk shows i vari opinionisti chiamati in causa si scannano uno con l’altro nel difendere le proprie convinzione ideologiche. Vale la pena di ricordare a chi legge che l’immigrazione e l’accoglienza in Italia impattano pesantemente sui conti pubblici: stando alla Legge di Bilancio 2019/2021 possiamo citare 2.4 miliardi nel 2016, 3.2 miliardi nel 2017, 3.65 miliardi nel 2018 e 3.38 miliardi nel 2019. L’immigrazione e l’accoglienza ormai assorbono piu risorse della ricerca ed innovazione (Missione 17) alla quale sono destinati 3.31 miliardi per competenza nel 2019. Si tratta di un assorbimento di risorse pubbliche completamente aberrante, soprattutto nel momento in cui tali fondi vengono utilizzati per incentivare l’importazione di analfabeti funzionali dalle coste africane. Al tanto decantato potenziale turistico del Paese viene destinato un importo veramente ridicolo: appena 44 milioni di euro. I tanto denigrati organi costituzionali assorbono 2.28 miliardi come stanziamento di competenza per il 2019, pertanto costano un miliardo in meno dell’immigrazione e dell’accoglienza. Si tratta di numeri che dovrebbero invitare ad una profonda riflessione il contribuente per aiutarlo a comprendere dove vengono destinate risorse pubbliche che generalmente non producono ricchezza, valore aggiunto ed occupazione per l’economia italiana.

Sul piano mediatico viene costantemente richiamato quello che accade ogni settimana a Lampedusa o Malta ogni qual volta si verifica l’ennesimo sbarco di migranti economici orchestrato dalle ONG che offrono il Servizio Taxi del Mediterraneo. Queste due isole nel Mediterraneo vengono chiamate in causa in quanto considerate le uniche locations contigue alle coste africane e per questo direttamente interessate al fenomeno dell’immigrazione senza controlli in cui risiedono la verità assoluta. Tuttavia vale la pena ricordare che nel Mar Mediterraneo vi è una terza isola, molto più grande di queste due, la quale rappresenta anche una nazione europea a se stante, che stranamente non viene mai citata o considerata a livello mediatico. Si tratta di Cipro. Il tutto appare anomalo visto che anche l’isola che ha dato la luce alla Dea Afrodite è stata soggetta da ondate immigratorie senza controllo in particolar modo durante i primi anni di occupazione della Siria da parte dell’ISIS. Ho vissuto a Cipro per un breve periodo di tempo negli anni passati: quel periodo di soggiorno professionale mi ha dato l’opportunità per approfondire ed analizzare la gestione dell’immigrazione nell’isola cipriota. Se ci pensate un momento infatti, per quale motivo un siriano dovrebbe rischiare di fare un viaggio lungo, pericoloso e costoso per entrare in Europa tramite Lampedusa o Malta, quando davanti alle coste siriane vi è un’isola molto piu grande ed accogliente che rappresenta uno stato europeo a tutti gli effetti e quindi una porta facilmente accessibile per l’Europa.

Le ragioni sono come sempre politiche. Cipro rappresenta la porta di piu facile accesso per l’Unione Europea, almeno dal punto di vista geografico, in quanto può ricevere penetrazioni (illicit crossings) da almeno tre fronti: quello settentrionale (dalla Turchia), quello orientale (dalla Siria, dal Libano e da Israele) ed infine quello meridionale (dall’Egitto). La sua posizione logistica la rende la location ideale per i trafficanti di esseri umani che garantiscano ad africani ed asiatici l’ingresso clandestino in Europa a fronte di importo predefinito. Tornate indietro con la memoria un momento ed anche voi vi ricorderete che in Italia quando il fenomeno della crisi migratoria divenne di proporzioni rilevanti, la favola che raccontavano i media italiani era incentrata sul fatto che i migranti erano quasi tutti rifugiati siriani e pertanto dovevano essere accolti in forza del loro status politico. Negli anni abbiamo visto che nella migliore delle ipotesi meno del 5% dei migranti erano rifugiati politici: a quel punto nacque la seconda favola da raccontare per gestire l’opinione pubblica ossia che si tratta di migranti economici che scappano da nazioni povere governate da dittatori senza scrupoli. Guardatevi questa clip che vi spiega che cosè oggi la Nigeria, visto che questa nazione rappresenta una di quelle principali ad inviarci migranti funzionalmente analfabeti. Il governo cipriota dopo i disagi vissuti dalla popolazione durante il trienno 2012-2015 a fronte delle ondate immigratorie che colpirono l’isola assunse un approccio garantista e metodico nella gestione dei flussi di immigrazione.

Chi rappresenta effettivamente un rifugiato politico è ben accolto ed aiutato dalle autorità cipriote, in tutti gli altri casi chi arriva di forma clandestina viene ospitato nei centri di identificazione (reception centers). Pertanto niente ospitalità o smistamento all’interno del paese in alberghi a tre e quattro stelle, ma alloggiamento all’interno di strutture vigilate e chiuse da cui si esce se e soltanto se si risulti effettivamente un rifugiato politico: in tal senso Cipro si dimostra molto accogliente nei confronti di chi arriva dalla Siria o dalla Palestina, considerate nazioni in cui è oggettivo lo status di rifugiato politico (tecnicamente si parla di genuine refugees). Questo ha convertito l’isola cipriota come la nazione europea con il piu alto numero di richieste d’asilo politico per abitante ed al tempo stesso ha prodotto anche un effetto di detrimento all’arrivo di nuovi migrants, i quali dialogando con i loro connazionali che rimangono nei paesi originarie fanno comprendere che non è consigliabile entrare in Europa per Cipro in quanto si rischia di rimanere parcheggiati per anni in attesa dello status di rifugiato politico, che ovviamente per tantissime nazioni non viene riconosciuto. Sono migliaia ormai i casi di migranti africani ed asiatici intervistati all’interno dei centri di identificazione da alcune televisioni internazionali come Al Jazeera che raccontano di non sapere nemmeno che esistesse uno stato che si chiamasse Cipro e che quest’ultimo facesse addirittura parte dell’Unione Europea. Ognuno di loro dichiara di aver speso tra i 1500 ed i 2000 dollari per il viaggio della fortuna, sulla base delle promesse che gli hanno fatto i trafficanti di clandestini. Sono gli stessi migranti parcheggiati da anni nei centri di identificazione che adesso sono disposti a pagare il governo cipriota purchè li riporti nei loro paesi d’origine avendo capito di essere stati truffati dalle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani.

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