ECONOMIA DEL DIVORZIO

pubblicato in data 3 Gen 2019 | Scarica in PDF | Stampa |

Se il matrimonio è in qualche modo correlato all’amore tra due persone, allora il divorzio e la separazione sono legati all’economia più di quanto si possa immaginare. Rompere una relazione amorosa contratta con il vincolo matrimoniale dopo molti anni può lasciare cicatrici indelebili, non solo all’anima, ma soprattutto al proprio patrimonio. Se una storia d’amore viene suggellata con solennità attraverso la nota marcia nuziale suonata durante la cerimonia matrimoniale (almeno quella secondo il rito cattolico), non possiamo dire antiteticamente lo stesso per una separazione che trova formalizzazione davanti ad un avvocato o giudice nei loro freddi ed asettici uffici. Il divorzio muove una intera economia di professionisti, consulenti ed inquirenti. Si tratta di un vero e proprio ecosistema che solo negli States genera ogni anno oltre 50 miliardi di dollari di volume d’affari (compensi, consulti, assistenza e faide legali). In Italia potete trovare ogni anno la disponibilità di migliaia di corsi, accreditati e non, che vi spiegano come investire il vostro denaro e come salvarlo dalle banche. Non ne troverete nessuno, purtroppo, che vi insegna a comprendere i rischi a cui potete andare in contro in caso di matrimonio. Si tratta di rischi patrimoniali, professionali, finanziari, salutari e sociali, di cui si viene a conoscenza solo ex-post, vale a dire una volta che si è accesa la luce verde dall’avvocato.

Il pedaggio da pagare quando si decide di divorziare è un salasso, la maggior parte delle persone non valuta a sufficienza le conseguenze. Si spera in una vita migliore, ma nella maggior parte delle ipotesi una persona che appartiene alla middle class diventa povera o in taluni casi addirittura indigente. Si può arrivare a perdere anche il 75% del proprio patrimonio: ovviamente questo vale solo per gli uomini. Continuerò a ripeterlo sino alla nausea: il matrimonio è una conclamata truffa femminista legalizzata. Se avete amici e conoscenti che hanno deciso di sposarsi e vi hanno invitato al loro matrimonio, se veramente vi sta a cuore il loro benessere, allora obbligateli a guardare almeno cinque volte lo straordinario film di Ivano De Matteo dal titolo Gli Equilibristi con uno sensazionale Valerio Mastrandea. Chi spera in una vita migliore tramite il divorzio, pensando di ripartire con facilità con una nuova vita lasciandosi alle spalle il passato, spesso ha fatto male i conti. Conosco dozzine di amici, colleghi e conoscenti che sono entrati nel tunnel. Fate voi quale tunnel: disperazione, depauperazione, depressione ed infine umiliazione. Stiamo parlando del solo frangente patrimoniale, dopo bisogna aggiungerci anche quello familiare con la eventuale disputa sui figli. Sbagliando si impara ammonisce il detto popolare, tuttavia si può imparare anche dagli errori o leggerezze che commettono gli altri. Per la mia esperienza professionale, assistenza e consulenza a chi si separa, ho visto quasi sempre nell’uomo una totale assenza di lungimiranza nella propria protezione e tutela patrimoniale.

Purtroppo può apparire cinico tuttavia un giovane ragazzo o un trentenne esuberante oggi dovrebbe richiedere un consulto professionale ad un gestore di patrimoni o ad un consulente patrimoniale per comprendere come predisporre una rete di protezione e contenimento qualora il rapporto matrimoniale dovesse naufragare. Sappiate che il 70% dei nuovi matrimoni italiani va in default entro il terzo anno. Rappresenta un dato agghiacciante per ogni uomo. Per la donna invece una straordinaria opportunità di investimento a fondo perduto: se qualcosa dovesse andare male infatti almeno la metà del cucuzzaro se lo porta a casa senza tante difficoltà. Le recenti revisioni della giurisprudenza italiana, prima la Sentenza Grilli del 2017 successivamente riformata nel Luglio del 2018, fanno comprendere come sia oggettivamente difficile fare affidamento su uno scenario legale di riferimento il più possibile statico nel tempo. Il che rappresenta un ulteriore elemento di pericolo e minaccia al patrimonio. Il divorzio è un buco nero per il patrimonio dell’uomo che produce perdite su tre differenti piani della vita. In primo luogo si perde la possibilità di condivisione dei costi fissi della vita familiare come l’affitto e le utenze domestiche. In secondo luogo interrompe la capacità e possibilità di risparmiare ed accantonare denaro per molto tempo, mettendo in pericolo pertanto la posizione finanziaria netta che sia avrà al momento della pensione.

In terzo luogo le ripercussioni sull’attività lavorativa impattano sensibilmente sia sulla produttività che sulla redditività. Per ovvie ragioni di buon senso, si fattura di meno, si vende di meno, si è meno creativi e concentrati, si ha meno attenzione verso i clienti o fornitori e cosi via. Si fa presto in tal senso a vedere le conseguenze in un piccolo imprenditore o libero professionista. Si suole dire che in caso di divorzio il miglior alleato sia il dialogo tra le parti al fine di definire un accordo consensuale. Questo nella teoria. In pratica si è potuto verificare che nelle nazioni occidentali i divorzi con gli strascichi peggiori sul piano economico ed umano sono quelli in cui sono coinvolte persone con un basso livello di educazione e stato sociale. Trattandosi di un contratto a tutti gli effetti, il matrimonio dovrebbe poter avere la sua exit strategy definita ex-ante ossia la eventuale risoluzione contrattuale in cui sono formalizzati in anticipo gli oneri della rescissione per entrambe le parti. Li chiamano in alcuni paesi anglosassoni love agreement, da non confondersi con i wedding agreement. In Italia si parla da alcuni anni di un progetto di legge volto ad introdurli, cosa che agevolerebbe e tutelerebbe (economicamente e giuridicamente) milioni di potenziali persone interessate a formalizzare il loro reciproco affetto mediante un atto giuridico. Gli unici che invece avrebbero da perdere sarebbero gli avvocati. Pensiamo a quanti ve ne sono in Parlamento e di come la loro lobby possa frenare la loro adozione.

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