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Le due condanne italiane

pubblicato in data 12 Gen 2013 | Scarica in PDF | Stampa |
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Scrivo questo redazionale nella piena consapevolezza che molti lettori del mio portale lo abbandoneranno per sempre o peggio si lasceranno andare a ridondanti insulti e denigrazioni contro la mia persona, pur tuttavia sono pronto a correre questo rischio con lo scopo di preservare il più possibile l’indipendenza e l’autorevolezza che sino ad oggi mi è stata accreditata. Ribadendo la mia vicinanza e sintonia di pensiero alla critica ed ai giudizi espressi dalla stampa britannica sull’operato di Berlusconi nei precedenti anni di governo, non posso concordare sul fatto che sino ad oggi in televisione nessuno è stato mai così efficace a spiegare durante un talk show lacondanna che vive il nostro Paese sul piano della formazione e promulgazione legislativa. Sostanzialmente per chi avesse seguito l’atteso ritorno di Berlusconi contro Santoro, oltre che assistere ad una puntata sorprendentemente incalzante sul piano mediatico, ha potuto sentire dalle parole dello stesso ex premier che cosa significa governare in Italia, nel senso vero della parola ovvero legiferare. Al di là che possa piacere o meno come personaggio politico, Berlusconi ha rappresentato sul piano pratico ed operativo tempi e modalità di formazione di un qualsiasi disegno di legge affinchè lo stesso possa diventare una legge promulgata e quindi rilevante sul piano giuridico.
Questa obsoleta architettura legislativa rappresenta la nostra prima condanna, un insieme articolato e complesso di processi a feedback negativo tra le varie assemblee parlamentari, coordinate dagli organi istituzionali che se tutto va bene sono in grado di approvare una legge in quasi due anni, tralasciando le varie amputazioni che nel frattempo il testo del provvedimento legislativo ha dovuto subire per arrivare adottenere il gradimento dei vari partiti che compongono la coalizione di governo di quel momento. Così accade da decenni, a prescindere che il primo ministro sia o sarà Berlusconi, Bersani, Maroni, Monti o Grillo & Company: questo perchè nella nostra Costituzione così a suo tempo venne stabilito. Ora la Costituzione italiana è nata in un’epoca temporale ben precisa, alla fine di una disastrosa dittatura militare, con le famiglie in ginocchio ed il paese da ricostruire dopo un conflitto mondiale. Allora la finalità principale a cui doveva assolvere era garantire e tutelare le future generazioni che mai nei decenni a venire si potesse verificare un analogo accentramento di potere decisionale nelle mani di un singolo soggetto: si scelse allora la strada della doppia approvazione parlamentare.
Tuttavia quando i padri fondatori pensarono a questo ricordiamo che non esistevano la globalizzazione, le delocalizzazioni selvagge, il web, la droga nelle scuole, l’evasione fiscale, la penetrazione cinese, le infiltrazioni mafiose negli apparati pubblici, il problema del debito pubblico, i social network, l’immigrazione extracomunitaria, l’Unione Europea con i suoi vincoli e sopratutto l’Euro. Dobbiamo augurarci veramente questa volta che vi sia un unico partito vincitore (ognuno si scelga il proprio) alla prossima tornata elettorale che abbia la maggioranza alla Camera ed al Senato e provveda quanto prima a modificare la Costituzione aggiornandola per rendere il nostro paese veramente competitivo, oltre a mettere il futuro premier (che sia di centrodestra o centrosinistra o non schierato) nelle condizioni di essere finalmente un primo ministro con potere decisionale efficace e tempestivo al pari di quello tedesco, statunitense, inglese o giapponese. Così si potrà garantire la governabilità e finalmenteintraprendere quelle riforme strutturali tanto attese che nemmeno il precedente primo ministro tecnocratico è riuscito ad implementare. La presenza di lobby industriali e finanziarie, ordini professionali, organi sindacali oltre che sei mafie di varia natura non permetteranno mai per ovvie ragioni di interesse soggettivo di far cambiare il paese.
Infine fatemi disquisire anche sulla seconda nostra condanna: durante il dopoguerra, l’Italia non è diventata uno stato a regime comunista pur avendo ricevuto dalla ex URSS aiuti finanziari, pressing ed imprinting politico con spinta populista da Mosca. Gli anni di piombo uniti ad una strategica orchestrazione della nostra scena politica da parte dei servizi segreti statunitensi hanno indotto maieuticamente la popolazione italiana ad abbracciare l’American Dream ed allinearsi alla Nato (non dimenticate mai che per capire l’essenza di tre decenni di storia italiana servirebbe integro il famoso memoriale di Aldo Moro). La mancata trasformazione dell’Italia in un paese comunista schierato non ha fatto altro che preservare e mantenere sedimentate nel tempoistanze e ideologie politiche proprie del modello economico comunista, che sono ancora oggi di contrasto quotidiano alla vita del nostro paese  in prossimità di ogni tentativo di rinnovamento progressista. Quelle medesime istanze e ideologie che tuttavia nei paesi un tempo veramente comunisti, ma oggi fautori dell’economia di mercato, sono state completamente abbandonate da quelle stesse popolazioni che per decenni le hanno dovute accettare e sopportare, causando malessere, miseria e declino sociale, l’esatto opposto di quanto invece promettevano almeno sul piano dialettico.

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