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De rerum natura

pubblicato in data 25 Ott 2012 | Scarica in PDF | Stampa |
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Durante i primi anni di liceo in cui volente o nolente dovetti scontrarmi con lo studio e l’osticità della lingua latina ricordo che l’insegnante di lettere italiane di allora aveva una particolare predilizione per un poeta romano, Lucrezio,  e per la sua opera letteraria più nota ovvero il “De Rerum Natura” (in italiano significa “Sulla natura delle cose”), un poema a sfondo filosofico che richiama alla responsabilità personale e incita il genere umano affinché prenda coscienza della realtà, nella quale gli uomini sin dalla nascita sono vittime di passioni che non riescono a comprendere. Mai come adesso questo componimento letterario scritto oltre duemila anni fa è attuale ed in sintonia con quello che sta accadendo a popolazioni di intere nazioni agonizzanti perprecedenti ed infelici scelte di politica macroeconomica. L’austerity imposta senza tante riflessioni, osannata dalla stampa finanziaria di settore sembra infatti l’unica medicina da ingerire per una lenta e faticosa guarigione. Talk show ripetono sino alla nausea austerity e solo austerity come scelta passionale, tuttavia necessaria.
Lucrezio oggi se fosse vivo inciterebbe a guardare al “de rerum natura” ovvero alla natura delle cose per comprendere quello che sta accadendo ed eventualmente poterlo contrastare. Partiamo quindi con un assunto fondamentale tratto dalla teoria dell’instabilità finanziaria di Hyman Minsky, economista statunitense neokeynesiano vissuto anche in Italia sino alla sua morte nel 1966. Egli sosteneva che ogni espansione economica era supportata dal credito ed alimentata dall’euforia sin tanto che ad un certo momento (il cosidetto Momento di Minsky) ci si rende conto che l’espansione economica e il rialzo dei prezzi sono ormai terminati, ed inizia pertanto la corsa alla vendita, che può portare al panico sui mercati, e ad effetti negativi anche sull’economia reale. Questo induce inevitabilmente chi presta denaro a coprirsi dei rischi e a rientrare quanto prima dal  prestito e chi ha contratto debiti a ridurli o restituirli quanto prima. Questi fenomeni congiunti portano a diminuire la domanda aggregata, che a sua volta mette in crisi i fatturati delle aziende, gli investimenti, l’occupazione ed il gettito fiscale.
La storia ci ha insegnato, Minsky & Company ugualmente, che in passato depressioni e recessioni economiche si sono superate ricorrendo all’intervento pubblico. Sostanzialmente in un momento di mercato in cui il governo sottrae moneta dalla circolazione a seguito di un inasprimento del carico fiscale (causa politiche di austerity) e i consumi sono staganti o peggio in declino, è impensabile che si possano creare le premesse per una fase espansiva necessaria ad aumentare i livelli di occupazione. Per questo deve intervenire lo stato attraverso un aumento della spesa pubblica con grandi opere ed infrastrutture. Il debito di un paese anche se molto ingente non deve far paura infatti se il tasso di interesse che grava su questo debito è inferiore alla somma tra il tasso di crescita ed il tasso di inflazione, il bubbone del debito pubblico sarà destinato a sgonfiarsi da solo in pochi anni senza creare lo stato di agonia finanziaria ed economica che conosciamo oggi, purtroppo destinato a perdurare per anni.
Ma se sappiamo che in passato si è fatto con successo così per quale motivo non viene implementata una strategia analoga ? Semplice, perchè le due medicine proposte, aumento della spesa pubblica o politica di austerity, fanno gli interessi di due soggetti tra di loro in contrapposizione. La prima, aumentando la base monetaria, produce di riflesso una modesta ma salutare inflazione che consente al debitore (lo stato) di snellire in pochi anni il peso del debito pregresso e di contro danneggia il creditore (chi detiene il debito). La seconda produce l’effetto esattamente opposto, tutela il detentore del credito e danneggia il debitore. Adesso proprio come menzionava Lucrezio nel De Rerum Natura dovete iniziare a prendere coscienza della realtà circostante e comprendere come l’intera nomenclatura politica europea sia ormai asservita a una potente establishment finanziaria che getterà l’economia europea in una grande depressione pur di non subire perdite in termini reali sulla mole di prestiti precedentemente concessi: “Ergo vivida vis animi pervicit, et extra  processit longe flammantia moenia mundi atque omne immensum peragravit mente animoque, unde refert nobis victor quid possit oriri, quid nequeat, finita potestas denique cuique  quanam sit ratione atque alte terminus haerens”.

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