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Prove tecniche di crash

pubblicato in data 23 Mag 2007 | Scarica in PDF | Stampa |
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Forse non tutti sanno che il 27 Febbraio 2007 in seguito al peggiore crash di borsa degli ultimi 10 anni scaturito per effetto domino a causa della pesante correzione nella Borsa di Shanghai, negli USA intorno alle 14:00, quando gli indici di Wall Street perdevano quasi il 4 per cento, gli scambi degli operatori istituzionali (banche e fondi) attraverso sistemi di negoziazione automatizzata sono stati istantanemente congelati dal Plunge Protection Team. Sono stati congelati per evitare che quel – 4 % si trasformasse in poche ore in – 10 %. Non è affatto una notizia rassicurante. Tutt’altro. Il Plunge Protection Team è un organismo di controllo dei mercati borsistici nato nel 1988, dopo il crollo del 1987, che ha lo scopo di garantire la liquidità e stabilità dei mercati: in sostanza è un pool di key men in USA che devono prevenire ed evitare fenomeni di panic selling incontrollato, fanno parte di questo organismo di controllo il Segretario del Tesoro USA, il Presidente della FED (Federal Reserve Bank), il Presidente della SEC (Securities and Exchange Commission) ed il Presidente della CFTC (Commodity Future Trading Commission). Il Plunge Protection Team è il cane da guardia della salute pubblica dei mercati finanziari in America. Ma la sua presenza non salverà i mercati dalla più grande bolla finanziaria che si è ormai creato sui mercati globalizzati: la bolla sul mercato cinese. Lo Shanghai Composite Index (l’indice della Borsa Cinese) è diventato il vero motore planetario di tutti gli indici azionari, statunitensi compresi.
Basti pensare che circa due settimane fa quando la proiezione trimestrale sul PIL USA è uscita a 1.3 % contro un atteso 2.5 %, Wall Street ha chiuso la seduta tranquillamente in leggera salita, quando anni prima un dato di questa portata avrebbe causato un – 3% in meno di due ore. Se Shanghai tira e continua a tirare, lo stesso faranno anche le altre borse, quasi fossero una perfetta replica di questo indice. I mercati ormai sembrano stampellati, forse manipolati, ma di certo sono drogati. Una droga costituita dal mare di liquidità proveniente dalla Banca Centrale del Giappone che foraggia ormai incessantemente da quattro anni rinegoziazioni di debiti, fusioni aziendali e la corsa costante, silenziosa e progressiva degli indici. L’abitudine ad alzarsi la mattina ed osservare un + 0,3 % in preapertura, sarà presto spazzata via da un improvviso – 7 % in pieno stile crash del 1987. Non che questo sia una novità, di moniti su questa eventualità ormai se ne contano a decine negli ultimi due mesi. A mio modo di vedere, questo scenario sarà notevolmente più drammatico, a causa della massiccia presenza e diffusione degli strumenti derivati e dei loro principali utilizzatori (gli hedge funds).
Oltre il 10 % della capitalizzazione mondiale di borsa è in mano ai fondi speculativi con strategie di posizionamento in leva finanziaria con rapporti anche oltre 1:25, il che significa che movimentano una ricchezza venticinque volte più grande di quella effettivamente detenuta. I derivati hanno letteralmente minato le basi della stabilità dei sistemi finanziari del pianeta, in completa contrapposizione alle loro originarie finalità. Proprio dieci anni fa il mondo era già andato vicino ad un collasso finanziario di proporzioni bibliche con il posizionamento speculativo del noto fondo di investimento ed arbitraggio LTCM (gestito tra l’altro da due premi Nobel): se non fosse intervenuta la FED ad inondare il mercato di liquidità, le principali banche centrali del pianeta avrebbe dovuto dichiararsi insolventi. Ma ritorniamo alla Cina: la situazione macroeconomica è ormai insostenibile. La competitività (si fa per dire) di questo paese è data oltre che ai tristemente noti processi di delocalizzazione produttiva (nel pieno sfruttamento della manodopera locale), anche grazie alla continua e progressiva opera di svalutazione della lora divisa: lo yuan.
Questo appeal, tuttavia, genera non poche perplessità circa i disavanzi creati sulla bilancia commerciale visto che le esportazioni sono di gran lunga superiori alle importazioni. Per noi europei, causa rally dell’euro, avviene esattamente il contrario. Tuttavia propio l’imposizione da parte dei principali partner commerciali della Cina di rivalutare lo yuan, si potrebbe trasformare in un evento detonatore sui mercati azionari, prima cinesi e poi mondiali. E che dire del rally di borsa ? Un rally che non ha alcuna attinenza e contiguità razionale con il reale scenario macroeconomico del pianeta. Gli strepitosi utili che fanno le aziende quotate nei mercati sono utili a rate, utili drogati, utili fuorvianti ottenuti solo con vendite sostenute dal ricorso al debito ed al microcredito. I consistenti profiti trimestrali, infatti, delle società quotate (nonchè globalizzate) sono dovuti proprio a questo artificioso meccanismo sperequativo: si produce in un luogo e si vende in un altro. Solo i mercati occidentali sono in grado di assorbire quello che viene prodotto in oriente: il punto di non ritorno è la durata di questo volano che trasferisce ricchezza impropriamente rispetto a dove si produce e si consuma. Non mi dilungo sul rapporto quotazione/utile atteso per le società quotate: nella maggior parte dei casi siamo oltre il 60 il che significa una previsione di profitto pari a dieci volte i profitti attuali per i prossimi anni. Fate voi le opportune considerazioni su questo ! Lo scenario inflazionistico sul resto non aiuta di certo a vedere un futuro roseo e sereno: greggio oltre i 60 $ il barile (a Malta un ingegnere del Qatar mi ha confidato che non rivedremo mai più il petrolio sotto i 50 $ il barile), il cambio euro/dollaro a quasi 1.40, il prezzo delle principali materie prime in alcuni casi decuplicato.
Numerosi strategy analysts danno l’economia mondiale in profondo affanno per il secondo semestre, lo stesso Grande Vecchio (Alan Greenspan) ha parlato di USA in recessione per la fine dell’anno. Non mi dilungo sulla bolla immobiliare, anche se sarebbe più corretto parlare dello sboom immobiliare ! Come se tutto questo non bastasse in Cina abbiamo decine di milioni di nuovi conti online aperti da persone disperate in cerca di denaro facile (studenti, operai, impiegati, casalinghe) che comprano azioni come se fossero le caramelle, proprio come avveniva in Europa nel 1999/2000. La storia si ripete ed il comportamento umano conferma di essere sempre mosso da stupidità ed avidità. Tanto per rappresentare la dimensione di questo fenomeno, considerate che prima del crollo del 27 Febbraio, l’indice cinese quotava circa 3.000 punti, oggi, dopo la contrazione di circa il 10 % si trova oltre 4.000 punti. Della serie il 30 % di rialzo dalle quotazioni di Marzo in meno di due mesi. Nemmeno il Nasdaq nel 2000 era riuscito a tanto ! Ma non mi preoccupo, perchè tanto ormai le conseguenze sono già scontate.
I consigli al rialzo si sprecano da settimane, long, long, long sempre long (termine tecnico che significa prendere posizione al rialzo). Premetto che da quasi due anni mi occupo solo di software robotizzato sui cross valutari attraverso sistemi di trading di mia ideazione e di fare discretional trading su azioni ed indici mi capita molto raramente. Ma che senso avrebbe fare trading in questi ultimi 9 mesi ? Volatilità ridotta a zero, forse ai minimi storici, completa assenza di giornate con prese di beneficio: non è salutare un movimento sempre e solo al rialzo, specialamente con i fondamentali di cui sopra. E che dire del mercato del trading online in Italia ? Ormai un mercato morto: in dieci anni abbiamo assistito ad una vera e propria selezione naturale, passando dalle fasi di rialzo sfrenato, al ribasso accentuato sino alla congestione per assenza di volatilità. Chi fa trading in Italia si può considerare un sopravvissuto, un superstite, e non da meno un vero professionista, che ha saputo resistere ai periodi difficili di questo mestiere. Per finire, non vi è ancora molto da aggiungere. Ci troviamo innanzi ad uno scenario veramente contrastante, troppo contrastante: fondamentali economici decisamente poco rassicuranti e proiezioni grafiche sempre e solo al rialzo. Chiaramente tutto questo è destinato a riallinearsi: qualcuno presenterà molto presto il conto. Molto salato purtroppo.

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