ICO E CRIPTOVALUTE

pubblicato in data 30 Nov 2017 | Scarica in PDF | Stampa |
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Ha suscitato notevole interesse, più di quanto potevo immaginare, il redazionale della scorsa settimana incentrato sulle potenzialità della digital asset era. Provo pertanto a rispondere a tutte le richieste ed osservazioni avanzate dalla community dei lettori. Se nel mondo degli investimenti tradizionali ed ordinari è necessario avere disciplina e strategia prima di iniziare ad operare con denaro reale, in quello delle digital assets (altcoin, token e smart contracts) questi requisiti devono essere innalzati a infinibili livelli di cognizione e consapevolezza. Se nel mondo degli investimenti tradizionali ed ordinari è necessario prestare la dovuta attenzione ai vari operatori finanziari e discriminare sui loro servizi finanziari (regolamentati), nel mondo delle digital assets tale approccio deve spingervi sino all’ossessione maniacale in quanto il numero di spazzasoldi e scammers che gravitano attorno a questo mondo è di gran lunga superiore a quello dei soggetti credibili per reputazione e background professionale. Il rischio principe comunque rimane quello di perdere tutto, non per un investimento sbagliato, ma per aver adottato un protocollo di sicurezza informatica troppo debole o in taluni casi addirittura inesistente. Si sprecano in tal senso infatti sui forum dedicati a questi argomenti le casistiche di improvvisati cripto traders che stigmatizzano il furto avvenuto sul proprio e-wallet ad opera di hackers che stanno gozzovigliando da due anni vedendo il denaro che si sta riversando sulle criptovalute in assenza di regolamentazione, vigilanza e soprattutto precauzioni da parte degli stessi soggetti che si addentrano in questa selva minacciosa.

Quando aprite un e-wallet su una blockchain di vostro gradimento l’unica persona che vi potrà aiutare o dare supporto informatico qualora qualcosa andasse storto siete unicamente voi stessi. Non esistono infatti call center con numeri verdi da chiamare, sedi aziendali a cui inviare una raccomandata o entità di vigilanza e controllo con cui lamentarvi. Scordatevi che qualcuno vi rimborsi qualcosa o che qualche authority riconosciuta si metta ad investigare per voi: pertanto il primo monito rispetto al mondo degli investimenti regolamentati tradizionali ricorda il claim della Pubblicità Progresso degli Anni Ottanta sul contagio per malattie veneree. All’AIDS basta una volta. Esatto, basta non rispettare una sola volta il protocollo di sicurezza per accedere al vostro conto e perdere tutto (ripeto tutto) è questione di pochi secondi. Questo tipo di rischio pertanto dovrebbe far riflettere in misura significativa ogni lettore prima di iniziare ad operare. Pur tuttavia andiamo avanti. Supponiamo infatti che vi siate attrezzati tecnologicamente con le migliori protezioni attualmente disponibili come un hard wallet in stile Trezor e pertanto ora possiate iniziare a muovervi con gli scudi in tale selva. Non basta nemmeno questo. Dovrete infatti procedere a scandagliare e valutare (personalmente) i vari servizi di exchange ed il loro funzionamento: ricordandovi che aprirete un conto di trading (privo in ogni caso di tutele) con una entità non regolamentata senza mai firmare niente di cartaceo con nessuno.

Gli exchange infatti permettono di addentrarsi nel limbo, vale a dire che consentono di convertire il denaro ordinario (euro, dollari, sterline e cosi via) nelle varie criptovalute desiderate. Rammentate sempre e comunque che una volta effettuato il primo cambio di valuta, quello che vi troverete accreditato sul conto di trading in realtà non sarà vostro, ma rientra nell’ambito di possesso e disponibilità dello stesso exchange il quale in forza di un gentlemen agreement by word of mouth lo rende disponibile nei vostri confronti (significa per mera convinzione sociale). Per questo motivo gli hackers cercano di entrare nei server degli exchange, è successo e succede normalmente. Spolverando in pochi secondi tutto quello che trovano. Gli exchange più rinomati si difendono parcheggiando sulle varie blockchain solo un quantitativo modesto delle complessive disponibilità criptovalutarie (mediamente il 2%) stoccando invece le rimanenze residue in hard wallet offline. Quando avrete le cartucce per sparare ossia le criptovalute per sottoscrivere i vari tokens a quel punto inizia la battuta di caccia che apre ad altre problematiche. Come abbiamo già detto, le ICO vi consentono di investire in una fase primordiale della vita di un’impresa, beneficiando per questo di un possibile strepitoso payout nel corso dei primi trimestri di vita. Significa che un 10x o un 30x sono all’ordine del giorno in una ICO, qualora ovviamente il suo business model sia concreto e soddisfi effettivamente una qualche esigenza per una specifica community.

In termini pratici investire ad esempio un singolo Ether (controvalore di circa 400 euro alla data odierna) potrebbe produrre un ritorno di dieci o trenta volta in poco tempo. A patto di saper discriminare. Molte ICO infatti falliscono in poco tempo (si tratta di rischio di impresa a tutti gli effetti) o proprio non decollano in quanto il mercato non rileva ed apprezza la loro mission o peggio in taluni casi mascherano dei veri e propri scam (leggasi truffe piramidali). Se l’investimento in una ICO si converte in zero, allora avrete perduto interamente tutto, senza possibilità di recuperare qualcosa, anche in caso di truffa perpetrata sulla blockchain. Se invece con metodo e disciplina iniziate ad investire con frequenza metodica un gettone (ad esempio un Ether o una frazione di esso) sulle ICO più promettenti, la probabilità di ottenere ritorni dell’investimento impensabili per il mondo ordinario sarà decisamente elevata. Questo perchè sostanzialmente andate ad investire pochissimo su tanti (presunti) cavalli di razza, su settori fra loro contigui, in diverse epoche temporali e soprattutto in assenza di correlazioni. Rappresenta una forma di diversificazione in stile random meteor capture strategy. Ogni allocazione tattica (ossia ogni singola ICO) si configura come una singole meteora con propria direzione orbitale che si cerca di catturare. Vi dico subito che non è facile, significa andare a visionare la documentazione (white paper) di ogni ICO, analizzare il background dei fondatori e proponenti, esaminare le opinioni delle varie community ed infine ricercare il consensus di qualche advisor in merito all’idea di business su cui si è deciso di investire in capitale di rischio.

Ogni mese vi sono dozzine e dozzine di ICO disponibili sul mercato, con una finestra di adesione temporale che può andare da un mese anche a oltre i sei mesi. La blockchain di riferimento per questi investimenti è quella di Ethereum, come già precedentemente spiegato, mentre il Bitcoin è solo uno schema Ponzi alimentato da una aberrante ridondanza mediatica, in quanto le azioni (tokens) delle ICO a cui vorrete partecipare saranno successivamente disponibili sul vostro e-wallet all’interno della blockchain di Ethereum. A quel punto si potrà scegliere se accontentarsi del buy & hold nel medio termine, con l’idea di replicare le super performance di molte criptovalute oppure se iniziare un hit & run con le medesime viste che potranno essere depositate in un exchange per essere vendute ed acquistate in tempo reale. Infine visto il clamore mediatico del fratello maggiore in queste ultime ore innanzi a quotazioni mai raggiunte precedentemente, ossia oltre i 10.000 dollari, appaiono molto credibili le interpretazioni esposte in alcuni cripto forum relativamente alla folle corsa del Bitcoin in queste ultime settimane, giusto giusto dopo l’annuncio che verrà quotato presso il CME un future sul prezzo di questa criptovaluta quasi come se fosse una commodity tradizionale. Si tratta del price pump voluto proprio dagli operatori istituzionali del mercato regolamentato in modo che il primo giorno di quotazione istituzionale del relativo future, il Bitcoin abbia la quotazione più elevata possibile. Ovviamente per poterlo prontamente ed impunemente shortare alla faccia di tutti gli ultimi improvvisati che si stanno buttando a capofitto nel comprarlo solo perchè ne hanno sentito parlare alla televisione o ne hanno avuto menzione da qualche conoscente. Con presunzione la quotazione del future in un mercato regolamentato (facilmente manipolabile dalle mani forti) metterà fine anche a questo ennesimo comportamento aberrante della natura umana.

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