THE GENESIS BLOCK

pubblicato in data 4 Gen 2018 | Scarica in PDF | Stampa |

Molto probabile che durante il 2018 assisteremo alle super performance di cripto monete alternative al Bitcoin, mentre quest’ultimo si avvierà lentamente ed inesorabilmente ad un progressivo declino sia delle quotazioni che dell’interesse mediatico a cui ci aveva invece abituato durante il 2017. Il nuovo anno inizia con un avvicendamento nel ranking mondiale delle criptovalute con Ripple che diventa la seconda moneta più scambiata al mondo, la cui performance fa impallidire tutti gli invasati che hanno continuato per mesi e mesi a focalizzare solo sul Bitcoin. Ne abbiamo già fatto menzione anche in altri precedenti redazionali, il 2018 vedrà l’emergere di nuove blockchain con le relative nuove valute che si tireranno dietro: consiglio vivamente di seguire Universa e la sua blockchain: sembrano destinati a mettere in difficoltà anche Ethereum. Personalmente vi ho investito durante la rispettiva ICO. La fine del 2017 sarà comunque ricordato per il nuovo outlook di Morgan Stanley, riservato esclusivamente alla clientela istituzionale, che analizza il Bitcoin ed il suo possibile futuro, il quale non appare molto confortante con un significativo rischio di collasso delle quotazioni in relazione all’avanzata di competitors molto più efficienti e tecnologicamente avanzati. Ritengo comunque rilevante per la propria cultura finanziaria soffermarsi un momento sulla genesi del Bitcoin in quanto da quest’ultima possono emergere degli spunti di riflessione da utilizzare per altri investimenti analoghi nel futuro.

Il 31 Ottobre del 2008 (sostanzialmente un mese dopo il fallimento di Lehman Brothers) alle ore 14.10 di New York circa duecento componenti di una ignota mailing list di esperti e cultori di criptografia negli States ricevettero una email (con origine criptata) da un tizio che si presentava con il nome di Satoshi Nakamoto. Il contenuto di questa email menzionava un sistema monetario (currency system) descritto con una white paper di nove pagine che era scaricabile da un sito web registrato giusto due mesi prima. Questo nuovo sistema monetario veniva chiamato bitcoin. Il paper di presentazione spiegava in chiaro con illustrazioni, equazioni, codici e note a margine il nuovo sistema della moneta digitale, la quale veniva definita come una catena di firme digitali (chain of digital signatures). Ogni possessore di questa moneta digitale avrebbe trasferito la stessa ad una terza persona siglando digitalmente l’insieme eterogeneo (hash) delle precedenti transazioni ed aggiungendo la propria firma alla fine di questa sequenza di transazioni. Non mi addentro sul concetto di hash il quale rappresenta un tema informatico molto ampio e complesso che non rientra nell’argomento di questo post. Ancora ad oggi non è conosciuta l’identità di questa persona (o persone) che si cela dietro a questo nome di fantasia. Tra le numerose caratteristiche che questo sistema monetario vantava di avere era la sua capacità di operare al di fuori delle tradizionali reti bancarie in quanto le persone avrebbero potuto inviarsi queste monete direttamente l’uno con l’altro senza necessità di terze parti garanti della transazione (trusted third parties).

Molti appartenenti alla misteriosa mailing list facevano parte del Cypherpunk Movement, un’associazione libertaria di attivisti dediti all’utilizzo della crittografia per supportare i meccanismi di voto democratico: uno degli esponenti più conosciuti al mondo di questo movimento è Julian Assange, il fondatore di Wikileaks. La moneta di Nakamoto consentiva di autenticare il trasferimento digitale mediante l’apposizione di una stringa di testo pubblica per tutti gli utenti, la quale veniva a sua volta autenticata da una chiave privata e segreta. Sempre lo stesso Nakamoto riteneva la sua creazione sufficientemente scalabile ossia robusta a sufficienza per sostenere centinaia di milioni di transazioni. Inoltre il sistema monetario era concepito per remunerare mediante incentivi tutti coloro i quali aiutassero il sistema stesso a confermare le transazioni attraverso la messa a disposizione della potenza computazionale di calcolo del loro personal computers (quella che oggi si chiama l’attività di mining). Dopo aver registrato il dominio bitcoin.org, il fantomatico Nakamoto si rese conto che doveva passare dalla pratica alla teoria così che all’inizio del 2009 accese il suo desktop personal computer, caricò l’algoritmo per minare la sua creatura dando vita ufficialmente al bitcoin. Il suo personal computer è stato battezzato il Node Number One. Creò anche il suo wallet digitale, il primo wallet della storia del Bitcoin. Il suo stesso computer pertanto minava per l’unico wallet che esisteva allora: questa semplice attività (visto che non esistevano altre transazioni) gli consentì di creare il Genesis Block ossia il primo blocco della blockchain che riporta la data del 3 Gennaio 2009.

Per questa attività di mining venne ricompensato con cinquanta bitcoins. Nei sei giorni successivi l’algoritmo ed il suo desktop pc continuarono a girare, facendogli ottenere numerose migliaia di bitcoin (oltre 43.000 unità di moneta) che ad oggi varrebbero più di 600 milioni di dollari, ma allora valevano zero in quanto non venivano acquistate e scambiate da nessuno. A quel punto decise di riscrivere a tutti i componenti della precedente mailing list annunciando loro il first release di bitcoin, un sistema monetario elettronico completamente decentralizzato e privo di un server centrale. Le risposte che ricevette non furono molto incoraggianti: chi sottolineava i costi energetici troppo elevati per mantenere in vita il nuovo sistema monetario e chi sosteneva che nessun governo avrebbe permesso una sua concreta diffusione. Soprattutto molti si chiedevano: ma chi è questo Satoshi Nakamoto ? Fino a qualche tempo prima nessuno ne aveva mai sentito parlare, si trattava infatti di un tizio ignoto che aveva spammato un numero di persone tutte accomunate dal medesimo interesse: la crittografia e la sicurezza digitale. Se non ci fosse stato un seguito a questo secondo mailing, il bitcoin di fatto non sarebbe mai esistito. Eppure all’interno della reticenza e dello scetticismo iniziale, ricordo sempre che stiamo parlando di persone con una cultura e formazione informatica fuori del comune, vi fu una prima persona che venne colpita dal lavoro di Nakamoto.

Si trattava di Hal Finney, uno sviluppatore di software della PGP Corp. (inglobata nella Syamantec durante il 2004), il quale ovviamente era un componente di rilievo all’interno del Cypherpunk Movement. Può aiutare a farsi un idea del tutto sapere che i principali sviluppatori di sistemi di criptazione al mondo sono governi e dipartimenti militari che devono proteggere alcune informazioni sensibili da possibili attacchi di potenziali nemici. Probabilmente Hitler non avrebbe mai perduto la guerra con gli Alleati se questi ultimi non fossero riusciti a decifrare Enigma, un rotore elettromeccanico che permetteva di criptare e decriptare i messaggi inviati ogni giorno ai vari dipartimenti militari. Per la cronaca Enigma è stato decriptato da un giovane matematico inglese ebreo ed omosessuale (Alan Turing) che ancora oggi non viene minimamente menzionato nei libri di storia. Torniamo a noi: Hal Finney scrisse incuriosito a Nakamoto il quale ovviamente utilizzava una email criptata chiedendo di potersi unire al progetto e svilupparlo. Successivamente, parliamo del 10 Gennaio 2009, effettuò il download dell’algoritmo di Nakamoto, si creò un secondo wallet ed iniziò anche lui a minare i bitcoin a colpi di 50 unità per blocco minato. Hal Finney si convertì per questo nel Secondo Nodo della allora blockchain embrionale: Nakamoto per effettuare una prima transazione come test gli trasferì dieci bitcoin dal suo wallet a quello di Finney, il quale pertanto è il primo essere umano ad avere ricevuto bitcoin da qualcun altro.

Successivamente i due continuarono a testare l’algoritmo nelle settimane successive il quale andò in crash più di una volta obbligandoli a effettuare svariati upgrade: dalla prima versione 0.1.0 sino alla 0.1.3. Nakamoto scomparì formalmente nell’Aprile del 2011 senza salutare (via email) o dare spiegazioni: semplicemente si eclissò nel più totale mistero. Nel 2013, dopo quasi quattro anni di mining incessante, ad Hal Finney venne diagnosticato una sclerosi amiotrofica (sindrome di Lou Gehring) e dopo nemmeno un anno morì per le conseguenze degenerative della malattia. Hal Finney è il vero pioniere del Bitcoin, in quanto è stata una persona in carne ed ossa, riconosciuta e riconoscibile, mentre su Nakamoto ancora ad oggi nessuno ha idea di chi sia veramente ed effettivamente. Su alcune community vista la capacità di comunicare misteriosamente con i migliori specialisti di criptografia negli USA in quel tempo qualcuno ipotizza che questo Nakamoto altro non sia se non la NSA, National Security Agency. Tra l’altro in giapponese, ricorrendo ad un sofismo letterario, questo nome e cognome si potrebbe tranquillamente tradurre in una lingua occidentale in “intelligenza media”. Ovviamente è una ipotesi. La dotazione di bitcoin che nel tempo ha raccolto e conservato Hal Finney, amministrata e gestita dalla sua famiglia, al momento viene utilizzata per sostenere finanziariamente il corpo di Finney in un centro criogenico in Arizona in quanto per volontà dello stesso si confida e spera che nel futuro possano esistere cure e soluzioni mediche per la sua malattia. Ci vollero comunque svariati anni dopo il 2009 prima che una persona comune potesse avvicinarsi al bitcoin e dotarsene con un proprio wallet in quanto le prime transazioni di bitcoin furono letteralmente vis-a-vis.

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