QUELLI DEL POPOLO

pubblicato in data 15 Ago 2019 | Scarica in PDF | Stampa |

Da mesi ormai nella nazione italica lo scontro tra le varie forze politiche richiama spesso il concetto di popolazione e popolo al fine di osannare o contestare le varie ideologie di una sinistra progressista assunte come mantra dall’establishment mediatico. Quante volte sentiamo citare da una parte la necessità del popolo di ribellarsi al dictat sovranazionale e dall’altra invece la necessità di allargare gli orizzonti culturali della popolazione. In entrambi i casi vengono menzionati due concetti che sul piano semantico potrebbero sembrare sinonimi ossia popolo e popolazione, tuttavia sono portatori ognuno di una differente essenza in ambito giuridico. Con popolo si suole identificare una moltitudine di persone fisiche le quali sono legate tra di loro, oltre che da un vincolo di cittadinanza con uno Stato sovrano, anche da una medesima storia, religione e cultura. Di significato diverso invece risulta la popolazione che identifica tutti gli individui che vivono all’interno di uno stesso territorio. In tal senso si suppone che un popolo condivida un insieme di valori e credenze che ne forgiano la propria identità, diversamente invece al termine di popolazione che si presta più ad una pratica manipolazione politica al fine di far metabolizzare ed accettare un vile indottrinamento sovranista.

Per semplificare il tutto immaginate un alieno che dovesse indicare tutti gli umani che vivono sulla Terra, per buon senso userebbe il termine di popolazione umana e non popolo umano, visto che su tal pianeta sono presenti diverse culture, religioni ed usanze, che spesso sono anche in aperto contrasto tra di loro. Inoltre se volessimo essere ancora più specifici e metodici dovremmo essere consapevoli che il termine popolo in sé non è caratterizzato da univoci elementi di omogeneità in quanto dopo la religione, la storia e la cultura identitaria, potremmo aggiungere anche il livello di volgarità intellettuale, l’estrazione sociale di appartenenza ed il livello di partecipazione alla vita pubblica. Pertanto in presenza di tali fattori distintivi, pensate proprio alla nazione italiana, dovremmo sdoganare all’uopo i termini di popolino, popolacchio, popolaccio e popollame. Vediamoli assieme in rassegna. Con il vocabolo popolino si identifica, spesso con finalità dispregiative, quella parte del popolo caratterizzata da una condizione economica povera e culturalmente rozza o arretrata. Fanne parte di questa categoria persone che sono nate generalmente in aree industrialmente depresse in cui la produzione della ricchezza è ancora in larga parte correlata al solo settore primario (quindi allevamento, pesca e coltivazione della terra).

Un basso livello di ricchezza pro-capite purtroppo rappresenta una barriera di fatto all’ascensore sociale che limita l’accrescimento e l’affrancamento culturale. Il popolino è sovente alla mercè delle elite dominanti e succube del popolicchio. Quest’ultimo termine rappresenta la fusione di due vocaboli ossia popolo e pidocchio. Proprio come il noto parassita dei capelli che trae un proprio vantaggio vivendo in simbiosi con il resto del popolo, gode di vita autonoma a spese degli altri e la sua presenza se lasciata prosperare conduce il popolo a condizioni fisiologiche di infermità, creando un vera e propria debilitazione irreversibile nel lungo termine. Il popolicchio, che deve essere identificato con quella parte del popolo che vive direttamente ed indirettamente grazie alla politica, potrebbe convertirsi da parassita a parassitoide, in questo malaugurato caso il suo ciclo vitale conduce alla morte del popolo, infatti proprio come in natura le giovani generazioni che appartengono al popolicchio necessitano di un ospite che viene ucciso al termine del loro ciclo di sviluppo. Il popolaccio rappresenta invece quella parte del popolo che esiste esclusivamente grazie al ricorso costante dell’illegalità come stile di vita: può essere identificato come un ampio insieme di associazioni a delinquere presenti sia a livello macro che micro in uno stesso territorio. Il popolaccio riesce a prosperare grazie ad un popolicchio che gli facilita la vita e lo aiuta ad alimentarsi a danno di tutto il resto del popolazione.

Attenzione, al popolaccio non fa differenza aggredire il popolo o la popolazione, l’importante è che possa espandersi e con il tempo sostituirsi de facto al popolicchio o dettarne l’agenda di vita. L’ultima categoria è identificata dal popollame, anche questo vocabolo scaturisce dalla fusione di due termini ossia popolo e pollame. Rappresenta quella parte della popolazione che viene spennata come se stesse per essere macellata, proprio come il pollame da allevamento: il tutto per consentire la sopravvivenza e la tracotanza del popolicchio e del popolaccio, che vivono perfettamente in simbiosi. Nelle epoche passate, la storia ci insegna che tutti i popoli erano governati da un sovrano, un monarca o un re, il quale attraverso un giuramento di salita al trono si impegnava a proteggere e difendere il popolo che per questo, nella sua moltitudine, lo apprezzava, ammirava ed osannava. La storia umana è ricca di esempi di sovrani, amati ed osannati per il loro operato saggio ed equo (ovviamente vi sono stati anche pessimi ed odiati monarca). Un re avveduto e capace infatti non permetterebbe l’emergere e l’ascesa tanto del popolicchio quanto del popolaccio. Nelle epoche recenti, soprattutto per le istanze rivoluzionarie francese, si è voluto preferire e far evolvere la democrazia rispetto alla monarchia ed all’aristocrazia. Tuttavia proprio la democrazia (meglio conosciuta come democratura) di questi ultimi decenni ha consentito il rafforzamento del popolaccio e l’ascesa del popolicchio a danno di tutto il resto del popolo.

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