SMART WORKING E CORONAVIRUS

pubblicato in data 27 Feb 2020 | Scarica in PDF | Stampa |

Tutti hanno sentito parlare almeno una volta di Alibaba e del suo fondatore Jack Ma (in Cina è conosciuto con il suo vero nome ossia Ma Yun). La multinazionale di Hangzhou attiva nel campo del e-commerce e delle piattaforme di pagamento e compravendita online è in prima linea per la leadership globale con l’acerrimo rivale occidentale Amazon fondata da Jeff Bezos. Per essere precisi Alibaba è un environment complesso su cui gravitano più siti di e-commerce come Taobao, Tmall ed AliExpress, ognuno dei quali ha una propria specificità: ad esempio Taobao è il marketplace per i negozi cinesi a livello retail. Usando una terminologia prettamente aziendalista possiamo dire che Alibaba fornisce i servizi di vendita e pagamento online per il consumer to consumer (C2C), il business to consumer (B2C) ed infine il business to business (B2B). Alibaba ha ormai vent’anni di vita e sembra essere destinata anche a surclassare nel prossimo futuro proprio Amazon in forza del suo peculiare modello di business: Alibaba, ad esempio, non gestisce lo stoccaggio della merce mediante propri hub di immagazinaggio, ma si limita (per semplicità espositiva) a far incontrare online consumatori, venditori e produttori, garantendo loro la reputazione della controparte ed il buon esito finanziario della transazione commerciale.

Alibaba ha infatti un vantaggio competitivo che Amazon non riesce – per ora – a replicare ossia AliPay. Quest’ultima rappresenta un efficiente payment service provider che permette di pagare online su Alibaba e su un infinità di altri siti satelliti in Asia. Nonostante oggi sia uno straordinario business case che viene analizzato e studiato in tutte le università di prestigio del mondo, in pochi sono a conoscenza di come Alibaba e Jack Ma siano andati vicini al fallimento imprenditoriale nei suoi primi anni di vita e nei suoi primi espedienti imprenditoriali. Il fondatore all’inizio aveva creato un sito rudimentale che consentiva di far conoscere compratori e venditori tra gli Stati Uniti e la Cina: stiamo parlando del 1995 quando i siti internet erano basicamente pagine statiche in html che riportavano numeri di telefono, fax ed email. Alibaba iniziò come mission aziendale come se fosse una specie di pagine gialle cinesi in cui i proventi venivano generati dalla vendita degli spazi pubblicitari sul sito (che in origine si chiamava proprio China Pages).

Negli anni successivi il fondatore, dopo varie peripezie imprenditoriali di poco successo, aiutato dal alcuni venture capitalist (SoftBank e Goldman Sachs) lanciò quella che oggi è Alibaba, facendola crescere, assumendo personale, espandendosi in Cina sempre in piena sintonia con l’occhio vigile del governo cinese. Nel 2001 Alibaba si scontra con Ebay che arriva in Cina con la missione di conquistarla come fosse una nuova terra inesplorata: ricordiamo che all’epoca Ebay era la regina incontrastata nell’e-commerce e pertanto possiamo dire che lo scontro poteva essere quello di Davide contro Golia. Proprio per competere con Ebay, il fondatore decide di concentrarsi e potenziare il B2C ossia il business to consumer nella convinzione che se Ebay avesse conquistato il retail commerce per Alibaba non ci sarebbe stato alcun futuro. Nel 2002 arrivò improvvisamente la SARS e lo scenario di mercato cambio improvvisamente: il confinamento ed isolamento obbligatorio nelle abitazioni e nelle fabbriche spinse i cinesi ad acquistare online per evitare il contatto con altre persone ed a lavorare online.

Questo generò un abbrivio vincente proprio ad Alibaba rispetto ad Ebay, la quale coordinava la penetrazione cinese dalle coste californiane con personale per lo più statunitense e pertanto era limitata nelle informazioni cruciali da prendere oltre che impaurita per quello che stava accadendo in tutta la Cina. Una ulteriore circostanza fortuita di Alibaba era rappresentata dalla ubicazione dei suoi centri direzionali, i quali erano lontani dalle zone di contagio e di quarantena, cosa che invece colpì la succursale cinese a Shanghai di Ebay che dovette limitare la propria operatività. Nel 2006 Ebay farà coming out e si ritirerà dal mercato cinese: ovviamente il tutto non fu dovuto esclusivamente alle conseguenze della SARS, tuttavia questo cigno grigio permise di indebolire sensibilmente Ebay nello scontro con Alibaba. Oggi vent’anni dopo abbiamo un nuovo agente patogeno proveniente ancora una volta dalla Cina: proprio come accadde con Alibaba veniamo a conoscenza di come numerose aziende abbiamo implementato i protocolli di smart working che devono essere concepiti come precursori del tele working. Molto probabile pertanto che tra qualche anno in Italia alcune aziende saranno più competive rispetto ad altre proprio per le modalità con cui avranno affrontato questa eccezionalità.

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