MERCATI E CORONAVIRUS

pubblicato in data 5 Feb 2020 | Scarica in PDF | Stampa |

Prima di trattare il tema finanziario e l’impatto sui mercati finanziari vi invito a fare questa considerazione. Avete visto il film girato nel 2011 dal titolo Contagion del regista Steven Soderbergh ? Vi hanno partecipato anche diversi attori molto noti come Matt Damon, Marion Cottillard, Jude Law e Gwyneth Paltrow. Il thriller narra le tragiche vicende legate alla comparsa di una pandemia mondiale con un tasso di mortalità simile a quello dell’influenza spagnola, la quale colpì 500 milioni di persone in tutto il mondo e ne fece morire oltre cento tra il 1918 ed il 1920. In vero tale virus influenzale oggi si dovrebbe ribattezzare con l’appellativo di influenza francese in quanto si ritiene essere mutata in un virus influenzale molto più aggressivo e letale nelle trincee francesi durante la Prima Guerra Mondiale a causa delle pessime condizioni igieniche e malnutrizione tra i soldati. I mass media europei di allora, vale a dire i principali quotidiani europei, per non diffondere il panico nelle popolazioni stremate dagli effetti del primo conflitto mondiale si inventarono che in Spagna era stata circoscritta un’epidemia influenzale in quanto il paese iberico non aveva partecipato al conflitto militare ed era all’epoca politicamente isolato dal resto d’Europa.

Questo ci deve servire per comprendere che in presenza di notizie particolarmente nefaste che riguardano la sicurezza nazionale di uno stato è piuttosto difficile pensare che i mass media siano in grado di divulgare l’effettivo stato dei fatti. Ritornando al film di cui sopra, lo spettatore durante la narrazione apprende che l’origine di questa pandemia è dovuta al contatto di liquidi corporali tra un pipistrello ed un maiale in Asia (tramite una una ghianda passata nella bocca di entrambi). Nessuno tra tutti i talkshows italiani che hanno e stanno trattando mediaticamente l’epidemia di Wuhan ha dedicato spazio ed approfondimento alla pandemia di peste suina che ha colpito la Cina durante la seconda parte del 2019. Come ho già fatto menzione in precedenza sono stati uccisi, abbattuti ed eliminati (bruciati vivi ed interrati vivi) quasi 200 milioni di suini in Cina ossia la metà di tutto lo stock suino. Per avere un indice di grandezza considerate che in tutti gli Stati Uniti ve ne sono 75 milioni. Diversi milioni di maiali morti per la pandemia cinese o moribondi per il contagio sono stati riversati clandestinamente su fiumi e laghi pur di liberarsi da carcasse infette ed evitare il rigido protocollo di smaltimento imposto dal Ministero della Agricoltura e delle Risorse Rurali. Tra le prime notizie che abbiamo appreso invece sulla possibile origine del virus viene menzionato il wildlife market di Wuhan (mercato degli animali vivi) indicando proprio il pipistrello come il vettore di trasporto più plausibile.

In numerose nazioni asiatiche è consuetudine mangiare pipistrelli. Wuhan è la città più popolosa della Cina Centrale con i suoi 11 milioni di persone che vivono in tutta l’area metropolitana, fatalità è anche attraversata da due grandi fiumi (Yangtze e Hanshui): nella città ha sede anche il Wuhan Institute of Virology, il primo ed unico laboratorio di biosicurezza con livello 4 in Cina (il livello 4 è il massimo livello di sicurezza, ne esistono oltre due dozzine in tutto il mondo e la metà si trova negli Stati Uniti). Da quando sono state predisposte le prime misure per contenere il diffondersi del contagio al di fuori della stessa Cina, i mercati azionari di tutto il mondo hanno somatizzato l’effetto di un nuovo Cigno Nero ricordandosi ciò che accadde all’economia mondiale durante il 2003 con la SARS. Numerose multinazionali presenti in Cina hanno stoppato la produzione e chiuso i punti vendita: si va da IKEA a McDonalds. Gli effetti della slowbalization si amplificheranno molto più di quanto era stato previsto in quanto in sintesi estrema il virus di Wuhan produce e produrrà una consistente contrazione dei ricavi in tutta l’economia mondiale, il che si tradurrà in profitti inferiori rispetto alle attese.

Linee aeree che smettono di volare in Cina, blocchi alla mobilità delle persone, battuta di arresto per il lusso mondiale (che fa ormai il 40% del suo fatturato in tutta l’Asia), contrazione sistematica delle attività di consumo ordinarie impatteranno sui bilanci delle imprese quotate sui listini azionari di tutto il mondo in quanto la Cina è ormai uno dei principali clienti per dozzine di nazioni. Il FTSE China 50 è crollato del 15% in appena cinque sedute facendo da apripista agli indici azionari europei e statunitensi che si sono svegliati dal loro torpore fiabesco che tanto l’azionario è sano e gli utili sono visti in rialzo: il virus di Wuhan ha fatto comprendere la fragilità delle fondamenta che reggeva il trend rialzista degli ultimi 12 mesi. Il termometro della situazione lo ha fornito anche il petrolio riportandosi in pochi giorni a ridosso dei 50 dollari il barile. Rispetto al 2003 possiamo tuttavia ipotizzare che Pechino non starà a guardare la contrazione della propria economia, ma concepirà, se del caso, alcuni stimoli ad-hoc per sostenere sia la ripresa delle produzioni che le attività di export. Sempre che questo nuovo virus non decida di mutare improvvisamente amplificando la sua pericolosità e producendo uno shock esogeno a livello mondiale, proprio come narrato in Contagion di Soderbegh.

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