LO SCHEMA ZAROSSI

pubblicato in data 6 Dic 2018 | Scarica in PDF | Stampa |

Quante volte vi sarà capitato di ascoltare alla televisione durante una trasmissione di approfondimento o scandalo giornalistico che il tal investimento proposta dalla sconosciuta società di investimento ad ignari pensionati era in realtà uno Schema Ponzi oppure navigando in rete alla ricerca di recensioni sui forum finanziari sulla tal proposta di business che vi è stata presentate trovate i commenti di utenti che bannano il tutto come uno strepitoso Schema Ponzi ? Gli italiani (veneziani e fiorentini per la precisione) hanno inventato la contabilità e le banche di deposito ancora in epoca medioevale, e proprio ad un nostro connazionale è attribuita la genesi di una delle più tipiche truffe finanziarie note al mondo intero che è stata battezzata con il termine di Schema Ponzi. Vale la pena di approfondire questa tematica sul fronte storico perchè ancora ad oggi nonostante il caso di Bernie Maddoff negli USA e di Gianfranco Lande in Italia sembra che il vizio di ricorrere a sistemi truffaldini per raccogliere denaro da investire in forma abusiva ed illecita sia tutt’altro che andata in disuso. L’inventore dello Schema Ponzi è stato un nostro compatriota italiano, Carlo Ponzi, nato in terra ravennate nel 1882 e successivamente ad inizio secolo emigrato negli Stati Uniti alla ricerca speranzosa, come tutti, di una vita migliore viste le difficoltà socioeconomiche che affrontava allora la giovane nazione italiana.

Con appena qualche dollaro in tasca arrivò a Boston nel 1903 grazie ad una lunga traversata transatlantica su un piroscafo inglese salpato dal porto di Napoli. Le cronache statunitensi dell’epoca ci raccontano che cambiò il suo nome in Charles, imparando piuttosto velocemente l’inglese sia in forma scritta che parlata. Durante i primi cinque anni negli States sembra che si fosse già fatto notare per la sua predisposizione all’imbroglio tanto da essere stato licenziato da un ristorante in cui faceva il cameriere per aver maldestramente taroccato i conti ai clienti. Successivamente si trasferì a Montreal in Canada dove iniziò a lavorare come consulente finanziario presso una banca fondata da un altro emigrato italiano, il Banco Zarossi, che gestiva proprio i risparmi degli emigrati italiani. Il fondatore della banca, Luigi Zarossi, faceva già quello che avrebbe reso celebre in tutto il mondo il suo dipendente, Charles Ponzi, negli anni successivi. La banca infatti remunerava i depositi con un tasso doppio rispetto alla media che offrivano le altre banche statunitensi. Questo spingeva (ingenuamente) i nostri connazionali a depositare i loro risparmi presso tale banca italo-americana, ignari tuttavia che tali rendimenti erano sostenuti proprio dal denaro che affluiva sulle casse della banca in seguito alle aperture dei nuovi conti di deposito indotti dagli elevati interessi. Tuttavia in conseguenza di alcuni investimenti sbagliati sul mercato immobiliare (prestiti concessi a costruttori edili diventati insolventi) il Banco Zarossi divenne presto incapace di rimborsare i depositi a vista tanto da indurre il fondatore a scapparsene in Messico sottraendo importi elevati dagli stessi depositi della sua clientela.

Lo Schema Ponzi in realtà si dovrebbe chiamare Schema Zarossi. Nelle settimane successive Charles Ponzi rimase a presidiare la banca tentando il ruolo di pacere con i clienti più adirati, questo gli consentì di appropriarsi furtivamente di un libretto di assegni di un facoltoso cliente al fine di incassare un assegno con firma falsa di consistente importo: fu scoperto e condannato ad una pena detentiva in un carcere canadese. Terminata la condanna nel 1911, decise di far ritorno negli States ad Atlanta, dove qualche anno dopo venne nuovamente condannato per complicità in favore di un’organizzazione che favoreggiava l’immigrazione clandestina. Terminata la pena anche di questa condanna in un carcere statunitense, decise di ritornare a Boston con l’idea di iniziare una nuova vita. Si sposò qualche anno dopo con una ragazza di origini italiane a cui tuttavia aveva nascosto il suo fosco passato in Canada. Ebbe l’idea di stampare e distribuire una sorta di Pagine Gialle per gli esercizi commerciali dal fantasioso titolo “Guida del Commerciante”. Un giorno ricevette una lettera da un’azienda spagnola interessata ad alcune inserzioni che apparivano su tale abecedario. Alla lettera era anche allegato un IRC (acronimo di International Reply Coupon) vale a dire una affrancatura riconosciuta internazionalmente dai principali servizi postali del mondo per l’invio della corrispondenza. Ricordiamo che all’epoca le persone scrivevano lettere anche agli stessi familiari i quali magari si trovavano a vivere in paesi molto distanti tra di loro. Gli IRC venivano scambiati presso gli uffici postali con le correnti affrancature di ogni nazione.

Proprio questo coupon postale rappresenta la scintilla che diede vita al famoso Schema Ponzi. Charles infatti scoprì che un ICR veniva scambiato alle poste statunitensi con una affrancatura nazionale del valore doppio rispetto a quella spagnola. La stessa cosa avveniva in Italia, Francia e Germania. Charles Ponzi pertanto strutturò in poco tempo una straordinaria organizzazione commerciale dedita all’acquisto degli IRC nei paesi europei per cambiarli successivamente in affrancature statunitensi ricavandone piuttosto facilmente il 100% dell’investimento senza alcun rischio di impresa. Tuttavia il volume di IRC effettivamente bancabili con le poste statunitensi era limitato proprio per evitare che qualcuno potesse specularvi in forma massiva e disinibita. Fu allora che Charles Ponzi pensò al modus operandi del Banco Zarossi riuscendo con successo ad imitarne le gesta. Fondò la Securities Exchange Company che si occupava di raccogliere gli investimenti da emigrati italiani da convogliare per la compravendita (inesistente e fittizia) degli IRC con la promessa di risultati elevati e sicuri nel tempo. Ovviamente non avveniva alcuna attività di compravendita di IRC ed i rendimenti dei primi investitori erano sostenuti dal denaro che apportavano gli investitori successivi, i quali a loro volta alimentavano con il passaparola l’ingresso di ulteriori nuovi investitori. In pochi mesi Charles Ponzi riuscì a realizzare profitti sensazionali per l’epoca in questione arrivando anche ad acquistare una propria banca di deposito.

Nel 1928 Charles Ponzi veniva etichettato come un grande uomo d’affari che ormai viveva nel lusso sfrenato con addirittura il vanto di avere l’aria condizionata in casa (massimo status sociale). Ovviamente il tutto non passò inosservato alla stampa locale che iniziò a sospettare come dietro a Ponzi in realtà si celasse un grande imbroglio. Proprio come avviene anche oggi in alcuni Schemi Ponzi tuttora esistenti (purtroppo non posso fare nomi), le persone che partecipano agli investimenti del deus ex-macchina sono disposti a difenderlo come se fosse un discepolo di Gesù. Il colpo di grazia arrivò da un analista finanziario ingaggiato da un quotidiano locale che riuscì ad appurare dall’esame dei bilanci della Securities Ecxchange Company come Ponzi in realtà non deteneva tutti gli IRC che avrebbe dovuto avere per il volume di affari che sosteneva la sua organizzazione. Successivamente le poste americane, sull’enfasi mediatica dell’indagine finanziaria, rettificarono il rapporto di conversione tra un IRC ed una affrancatura nazionale: questo non permetteva pertanto più di realizzare i profitti che vantava Ponzi anche nell’ipotesi che lo facesse materialmente per davvero. Nei giorni successivi iniziarono le le bank runs agli sportelli dell’organizzazione di Ponzi per lo smobilizzo dei propri investimenti. La caduta e la bancarotta arrivarono velocemente in pochi giorni a seguito dei sigilli degli agenti federali: formalmente Charles Ponzi fu incriminato e condannato a 9 anni per truffa postale. Morì di stenti in un patetico ospedale di indigenti a Rio de Janeiro, dopo aver tentato di ripetere il suo famoso schema anche in Italia al termine della sua ultima condanna.

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