IL DECENNIO DELLA PAURA

pubblicato in data 13 Set 2018 | Scarica in PDF | Stampa |
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Secondo la dottrina economica classica, il capitalismo senza il fallimento economico non potrebbe nè esistere e nè tanto meno svilupparsi ed evolversi. Quante volte abbiamo avuto notizia della distruzione creativa soprattutto in questi ultimi anni: falliscono le persone, le imprese ed anche per assurdo le nazioni, tuttavia proprio il fallimento consente la rigenerazione e la purificazione del sistema economico che ha condotto allo shock finanziario. Questa regola vale per tutti gli attori economici, tranne che per le istituzioni bancarie, considerate il sistema circolatorio dell’economia globale. Si compie il decennale della Grande Crisi economica del Nuovo Millennio: il 15 Settembre 2008 il Dipartimento del Tesoro degli USA e la Federal Reserve lasciavano fallire Lehman Brothers, la quarta banca di investimento al mondo, pensando in questo modo di contenere e limitare il danno nel suo complesso visto la detonazione dei mutui subprime (qualche mese prima ricordiamo il salvataggio mediante acquisizione ostile di Bear Stearns da parte di JP Morgan Chase). Con il default di Lehman Brothers, il capitalismo ebbe poco da beneficiare dalla distruzione creativa, infatti in poche settimane la paura si trasformò in un panico finanziario mondiale capace di arrestare per sempre lo sviluppo economico di tutta l’economia mondiale. Per questo motivo il 15 Settembre 2008 si è trasformato in un nuovo zero cronologico per il mondo finanziario (proprio allo stesso modo del 29 Ottobre del 1929): ancora ad oggi il nostro stile di vita ne paga le conseguenze.

Con il crash del 1929 si crearono le condizioni socioeconomiche che condussero alla Seconda Guerra Mondiale, dalla quale scaturì la medicina di John Maynard Keynes ed una imponente regolamentazione finanziaria durata quasi 70 anni. Con il crash del 2008 si sono adottate politiche economiche e monetarie quasi opposte a quell’epoca, pensiamo alla tanto denigrata austerity: il tutto ha creato le condizioni socioeconomiche per l’ascesa del populismo isterico. Le settimane che seguirono al default di Lehman Brothers ci fanno comprendere ancora ad oggi come si sia vissuto in pieno caos in assenza di una cabina di regia internazionale capace di limitare i danni e contenere la paura. Tornate indietro con la memoria a quell’epoca e ripensate a quali erano le preoccupazioni delle persone comuni: la mia banca è sicura ? Cosa rischio con i BTP ? Dove si compra l’oro ? Si è trattato di un’autentica ondata di follia umana, con le istituzioni europee quasi attonite innanzi a a quanto stava accadendo ai mercati finanziari internazionali. Too Big To Fail (Il crollo dei giganti) il film basato su tali vicende, uscito nel 2011 con una strepitosa interpretazione di William Hurt, fa comprendere la drammaticità di quel periodo finanziario oltre allo smarrimento di chi ci ha governato tanto in Europa quanto in Italia. Il 15 Settembre 2008 si aprì il vaso di Pandora facendo comprendere al mondo intero come era stato deregolamentato il settore finanziario (per opera dei Democratici negli USA e soprattutto di Bill Clinton).

Dopo Lehman Brothers fu la volta di AIG, Merrill Lynch, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Wachovia, che furono tutte salvate dal TARP (Troubled Asset Relief Program), il programma di 700 miliardi di dollari di aiuti destinati alla ricapitalizzazione delle più grandi banche statunitensi. Di fatto il tanto esaltato capitalismo statunitense si era improvvisamente trasformato in socialismo pur di garantire l’esistenza in futuro delle grandi lobbie finanziarie. Sempre in quel periodo l’opinione pubblica in Europa scoprì che il governo americano garantiva i mutui ipotecari (Fannie Mae, Freddie Mac) rilasciati alle minoranze etniche (soprattutto afroamericani) che non erano in grado di potersi permettere l’acquisto di una prima abitazione in quanto cattivi pagatori. Questo elemento è essenziale per comprendere quanto è accaduto infatti ha permesso che una crisi immobiliare americana si sia trasformata in una crisi finanziaria internazionale. A distanza di due anni il riverbero della detonazione finanziaria americana produsse gli effetti anche sulle nazioni europee più deboli (ricordiamoci dei PIGS) le quali vennero salvate dall’introduzione di una complessa rete di protezione finanziaria in cambio della tanto denigrata austerity. Ad oggi Grecia e Spagna sono le nazioni europee che maggiormente hanno dovuto pagare per le conseguenze della crisi finanziaria mondiale ed anche per la follia delle loro stesse genti (pensiamo alla crisi immobiliare spagnola).

Le crisi finanziarie sono quasi sempre crisi di fiducia cosi che per soluzionarle qualcuno (solitamente il governo) deve assumersi il rischio di sistema per calmare gli animi e porre fine al panico sui mercati finanziari per riportare la tranquillità: cosi è stato anche se in ritardo e con dinamiche di intervento diverse tra USA ed Europa. Tuttavia gli effetti di questi interventi hanno esacerbato la crescita di molte economie europee e posto le condizioni per una stagnazione cronica (ad esempio in Italia) a causa di un peso ormai monstre del debito pubblico sul PIL il quale si è contratto in proporzione preoccupante. Sono fallite a distanza di oltre cinque anni dal default di Lehman Brothers anche numerose banche europee (numerose anche in Italia), tutte hanno dovuto far fronte alle conseguenze socioconomiche a scoppio ritardato della crisi del 2008/2009. Nonostante l’Europa abbia ideato la vigilanza comunitaria per le grandi banche sistemiche e obbligato a trasformarsi quelle appartenenti al circuito del credito cooperativo, sul piano meramente patrimoniale abbiamo almeno maggiori garanzie che innanzi ad una nuova apocalisse finanziarie vi siano le capacità di reggere. Tuttavia sul piano umano quello che maggiormente preoccupa dopo questi dieci anni vissuti pericolosamente è legato all’impunibilità. Nessun banchiere ha mai pagato per i suoi errori, anzi. Questo rappresenta la miglior garanzia che ci assicura in futuro di rivedere nuove crisi bancarie in assenza di meccanismi punitivi previsti dal legislatore, opportunamente addomesticato ormai dalle potenti lobby bancarie e finanziarie.

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